ALLERTA TERRORISMO/ Italia al buio per un attentato di Al Qaeda?

- int. Marcello Colitti

Bloccare il flusso di gas e petrolio che rifornisce l’Italia è pressoché impossibile, anche perché gli oleodotti sono infrastrutture sicure. Lo afferma MARCELLO COLITTI, ex manager Eni

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Trivelle (Infophoto)

“Colpendo gli oleodotti nello Yemen, Al Qaeda mira esclusivamente a provocare un danno locale. Lo Yemen infatti non è un Paese esportatore di petrolio”. Lo afferma Marcello Colitti, ex manager Eni fin dai tempi di Enrico Mattei ed esperto di industria petrolifera, il quale aggiunge che “bloccare i rifornimenti di gas e petrolio dell’Italia con una serie di attentati è pressoché impossibile. I gasdotti passano a grandi profondità sottomarine e il petrolio arriva soprattutto via nave”. Ieri i droni Usa sono dovuti intervenire dopo che alcuni guerriglieri di Al Qaeda si erano travestiti da militari dell’esercito regolare per fare saltare alcuni oleodotti nello Yemen.

Colitti, che cosa sarebbe avvenuto se gli attentati fossero andati a segno?

Da un punto di vista globale gli oleodotti dello Yemen non hanno assolutamente alcuna funzione. Lo Yemen non è un Paese produttore di petrolio, l’unica funzione delle condutture che stavano per essere colpite è dunque esclusivamente locale.

Perché allora gli Stati Uniti sono intervenuti con i droni?

L’intervento americano non ha nulla a che vedere con il petrolio. I principali giacimenti di oro nero si trovano in Arabia Saudita, Kuwait e in parte negli Emirati Arabi.

Come si spiega allora che Al Qaeda cerchi di colpire proprio nello Yemen?

Per provocare danni nel Paese distruggendo tutto quello che c’è.

Da dove passano i principali rifornimenti di gas e petrolio diretti verso l’Italia?

Il 90% dei rifornimenti dell’Italia passa dal Mar Mediterraneo. La principale conduttura che attraversa la terraferma è l’Oleodotto Transalpino (Tal) che parte da Trieste e rifornisce soprattutto i Land tedeschi della Baviera e del Baden-Württenberg.

Quali sono i principali Paesi che riforniscono l’Italia di energia?

I principali gasdotti che riforniscono l’Italia provengono dall’Algeria, dalla Russia, dalla Libia e dal Mare del Nord, cioè in particolare dai Paesi Bassi. Il petrolio giunge invece in Italia via nave da numerosi Paesi tra cui Libia, Algeria, Arabia Saudita e Iraq.

Anche in caso di un attentato in uno di questi Paesi, l’Italia ha quindi differenziato le sue fonti …

E’ molto improbabile che un attentato terroristico colpisca un gasdotto. In primo luogo perché i tubi passano a grandi profondità sottomarine, e quindi è difficile raggiungerli. Inoltre i punti da cui partono le condutture sono ben sorvegliati, e quindi sabotare un tubo di questo tipo è molto difficile: l’unica possibilità di farlo è attraverso un sommergibile. In Italia ci sono 30mila chilometri di gasdotti, ma anche quelli che collegano le diverse città tra loro sono interrati e quindi sono difficili da raggiungere.

 

Colpire i pozzi di petrolio è altrettanto difficile?

No, dare fuoco alle risorse petrolifere può essere fatto in ogni istante. Ma se anche Al Qaeda riuscisse a mettere mano sui pozzi di petrolio, resterebbe poi da vedere che cosa se ne farebbe. Di certo non potrebbe commerciarlo con gli Stati Uniti, e anche distruggere i pozzi non è affatto un’operazione facile. Prima di essere destituito Saddam Hussein ci aveva provato, ma agli Stati Uniti è bastato ben poco per ripristinare la loro funzionalità.

 

Un’opera di sabotaggio di questo tipo è ancora possibile?

Un’opera di sabotaggio degli oleodotti è possibile ma assolutamente irrilevante, perché il petrolio può essere trasportato in numerosi modi differenti, e comunque una volta compiuto l’attentato ci vuole ben poco per riparare le condutture. Anche in passato dunque i problemi relativi alla sicurezza non hanno mai creato problemi all’industria petrolifera.

 

(Pietro Vernizzi)

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