RECUPERO COSTA CONCORDIA/ Una partita a scacchi tra imprevisto e ingegno

- La Redazione

In molti si aspettavano uno spettacolo da show televisivo. Invece stiamo assistendo a una affascinante sfida tra tecnologia e ingengo umano. di CARLO PASQUINUCCI

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foto: Infophoto

Il sollevamento della Costa Concordia è entrato in una nuova fase: da ieri mattina, infatti, sono iniziate le operazioni di raddrizzamento della nave.

È un’impresa mai tentata prima, un nuovo record mondiale, non tanto per la tecnica utilizzata, ma per le proporzioni. Il “parbuckling”, il rotolamento, è una tecnica vecchia quanto le navi, veniva già utilizzata dai Greci e Romani per le operazioni di carenaggio, quindi è sicuramente una tecnica consolidata. La maggior parte di questi interventi sono stati effettuati su navi militari durante e dopo la II Guerra Mondiale, ricordiamo ad esempio la Uss Oklahoma, dopo l’attacco a Pearl Harbour, e le corazzate italiane Leonardo da Vinci e Conte di Cavour.

Le problematiche della Costa Concordia sono soprattutto le dimensioni: 290x35x70 metri, 114.000 tonnellate di stazza lorda (che non indicano il peso della nave, bensì il volume degli spazi interni), mentre le tre navi già citate non superavano i 200 metri di lunghezza.

La parte più difficile è stata sicuramente l’inizio, il dover frantumare le rocce nelle quali era incastrata la fiancata destra della nave. Quindi bisogna solo aspettare che la fisica faccia il suo corso. All’inizio la nave è stata ruotata grazie alla trazione di alcuni martinetti idraulici, quindi è stata pompata acqua nei serbatoi laterali costruiti da Fincantieri. Questo sicuramente provocherà una rotazione più veloce, ma saranno tonnellate che andranno a gravare sulla struttura (rinforzata) della nave. Non si possono avere certezza su quando si riuscirà a completare il tutto. C’è una grande incertezza sulla capacità di resistenza della nave, ma dato più importante per la rotazione, non si sa con accurata precisione il peso effettivo della nave. Normalmente, per la legge di Archimede, è uguale al volume immerso per la densità dell’acqua. Lo si stima in maniera abbastanza accurata leggendo l’immersione e utilizzando opportune tabella create dai progettisti. Il problema è che in caso di incaglio la legge di Archimede non è più valida, per cui la stima dev’essere effettuata correggendo l’ultimo dato noto per i pesi sbarcati o aggiunti. 

A creare ulteriore tensione sulle spalle dei lavoratori della Titan-Micoperi c’è un’altra particolarità di questo rotolamento: è stato trasformato in un evento mediatico.

Riprese con l’elicottero in diretta in streaming sul web, centinaia di giornalisti, un canale dedicato su Sky, interventi di esperti, meteorologi, fisici, pochissimi ingegneri… tutto questo per vedere una nave che in maniera lentissima, impercettibile, sta ruotando su se stessa. Probabilmente la gente si aspettava qualcosa di clamoroso, un ribaltamento veloce, qualcosa di spettacolare. Invece, per fortuna, la lentezza esiste ancora in questo mondo. Sicuramente ci sono stati dei disagi per gli abitanti dell’isola del Giglio, ma questa operazione è bellissima proprio per la sua tempistica e incertezza.  Non ha capito proprio niente il giornalista che in conferenza stampa chiedeva: “ Quando saranno ripristinati i collegamenti marittimi?” come per dire :” Quando potrò andarmene da qui, tanto non c’è niente di spettacolare da vedere e quello che c’era l’abbiamo già consumato?”. Quello che stiamo vedendo in tv non è un atto di forza, di potenza, di superbia dell’uomo contro la natura, ma è un lento balletto, un lentissimo susseguirsi di equilibri precari, una partita a scacchi tra la gravità e l’ingegno umano, dove l’uomo deve utilizzare il massimo delle sue conoscenze teoriche, tecniche, meccaniche e una grande dose di intuito, sensibilità non per superare la fisica, ma per utilizzarla a suo vantaggio. Nessuno può sapere con precisione come si comporterà la nave, se riuscirà a galleggiare stabilmente, si preannunciano ancora molti mesi di lavoro prima che possa lasciare il Giglio. 

La Uss. Oklahoma è affondata durante il viaggio verso il cantiere di smaltimento, dopo essere stata perfettamente raddrizzata. Se tutto riuscisse ad andare in porto (nel vero senso della parola), al di là di tutte le questioni sullo smaltimento (si parla di Piombino, Palermo, Turchia, Cina, India),  è davvero interessante notare come questo rotolamento sia stato effettuato da due aziende leader, una americana, la Titan, l’altra italiana, Micoperi, che sono riuscite a lavorare in sintonia per effettuare un recupero creduto quasi impossibile.

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