IL CASO/ “Genitore 1” e “genitore 2”, se un assessore vuole prendere il posto di Dio…

- Pietro Davoli

Camilla Seibezzi, consigliera del Comune di Venezia, ha proposto di sostituire nei moduli di iscrizione a scuola “padre” e “madre” con “genitore1” e “genitore2”. PIETRO DAVOLI

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Cecile Kyenge, immagine d'archivio (infophoto)

Nel corso dei secoli vi sono stati vari tentativi per annullare le differenze tra i cittadini. Alcuni esempi sono ben noti: i giacobini con la Rivoluzione francese; i bolscevichi con la Rivoluzione d’ottobre; Pol Pot con i khmer rossi in Cambogia. Tutti sappiamo come sono terminati e facciamo fatica solo ad immaginare la quantità inenarrabile di atrocità e sofferenze che hanno prodotto.

Anche a prescindere da questi casi drammatici, non si capisce come si possa pensare che la Repubblica possa realizzare una uguaglianza di fatto tra cittadini profondamente diversi per costituzione, storia e capacità. Se uno è molto intelligente e l’ altro meno, se uno ha un carattere tenace e volitivo mentre un altro si abbatte alla prima difficoltà, dire che sono tutti eguali è una palese falsità, ma soprattutto produce una distruzione di ricchezza perché arriva ad escludere il merito ed il giudizio, ingredienti indispensabili per la valorizzazione delle risorse disponibili.

Affermare che tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge implica un riconoscimento della diversità delle situazioni che stanno vivendo. Dare ad un gigante e ad un pigmeo la stessa quantità di stoffa o di cibo significa commettere una profonda ingiustizia. Analogamente chi è in condizioni di disagio deve avere aiuti economici, nel parcheggio e nell’assistenza. Se qualcuno godendo di buona salute riesce ad avere gli stessi benefici è un truffatore che danneggia l’intera società. 

Eppure il retaggio di una cultura egualitaria è ancora all’opera e sta facendo gravi danni. L’ultimo esempio è quello di Camilla Seibezzi, consigliera del Comune di Venezia, che ha proposto di togliere dai moduli d’iscrizione alla scuola la denominazione “padre” e “madre” per sostituirli con “genitore 1” e “genitore 2”. Si tratta di una proposta demenziale che ignora gli insegnamenti della storia, dell’economia, della psicologia e che già dal suo esordio reintroduce una discriminazione che si era illusa di poter cancellare, perché il genitore 1 è generalmente considerato più importante del genitore 2.

Al genio bastano pochi elementi per individuare le differenze fino ad arrivarne a diagnosticare le origini e le loro evoluzioni. Un bravo medico riesce a diagnosticare in basi a pochi sintomi; un esperto di musica riconosce un pezzo dopo poche note; un consulente aziendale riesce a fotografare la situazione ed a cogliere i legami che intercorrono tra il mercato, le risorse finanziare, la qualità degli addetti… Al contrario lo stupido non coglie le differenze. Per lui non c’è differenza tra buona e cattiva musica, non riesce ad apprezzare la buona cucina e distinguerla dal fast food ma non riesce neppure a parlare con competenza di sport, di viaggi o di letteratura.

La differenza è il punto da cui è possibile iniziare a generare ricchezza. Il bravo imprenditore sa combinare i fattori in modo originale e creativo facendo loro acquisire un valore superiore al loro costo. Il prodotto ottenuto deve differenziarsi dagli altri, posizionarsi in modo diverso nel tempo e nello spazio. Tutto il made in Italy è basato sulla differenza dei vari ingredienti, del processo produttivo, sulla garanzia del rispetto di regole e di passaggi appositamente certificati. Per questo il prodotto arriva ad aver un valore ben diverso da quelli ottenuti su larga scala ed attraverso processi totalmente differenti. Basti pensare alla differenza tra i nostri pomodori, uno diverso dall’altro, rispetto a quelli inscatolati in Cina.

La diversità è inscritta alla radice della creazione. La natura ci ha fatto tutti diversi. È sufficiente un capello del capo per riconoscere univocamente una persona tra i 6 miliardi di abitanti di questo pianeta. I fiocchi di neve, guardati al microscopio, sono uno diverso dall’altro anche se non ce ne accorgiamo. Pensiamo ai fiori, ai pesci, ai monti ed a tutte le bellezze del creato: sono uniche e contraddistinte.

Occorre perciò combattere chi ci vuole privare dei nostri caratteri distintivi, della nostra storia e quindi della nostra ricchezza. Pensare che chi ha un’identità debba nasconderla per non offendere gli altri è una vera e propria idiozia. Le identità diverse si rispettano mettendosi in reciproco ascolto e dialogo. Chi ha intelligenza, volontà, idee, non le deve soffocare ma valorizzare.

Duemila anni di storia, di esperienze, di creatività e di valorizzazione non possono e non debbono essere soffocati. Non si deve nascondere la candela sotto il moggio ma deve essere posta sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti.

Occorrerebbe  mandare la Seibezzi a studiare un po’ di storia, di economia e forse anche un po’ di arte o scienza, perché la differenza è un grande valore e quelli che come lei vogliono annullarla cercano di immiserire la nostra vita.

Se la Seibezzi incontrerà persone consapevoli le sarà più difficile portare avanti queste sue demenziali proposte.

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