ISLAM/ In Svizzera vince il no al velo, ma in giro non ce n’era neanche uno

- Claudio Mésoniat

In Svizzera un referendum popolare ha detto sì al “divieto di dissimulare il volto in luoghi pubblici”. In realtà per le strade ticinesi non ci sono veli islamici. Dunque? CLAUDIO MESONIAT

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Immagine di archivio

Ma per quale motivo nel Paese che può vantare la comunità musulmana meglio integrata che esista in Europa si mettono fuori legge, a furor di popolo, prima i minareti e poi il burqa? Sinceramente ho le mie brave difficoltà a spiegarlo, soprattutto a chi non conosca la Svizzera “dal di dentro”. 

In realtà devo ammettere che si tratta di esercizi “a vuoto” di democrazia diretta. Diciamo pure: esperimenti inutili, perdite di tempo, di energie e di soldi. Che poi, però, possono produrre effetti indesiderati a macchia d’olio. Il fatto è che in un Cantone come il Ticino bastano 10mila firme per indire un’iniziativa popolare volta a modificare la Costituzione. Basta che un cittadino un po’ testardo e donchisicottesco si metta di buzzo buono e il gioco è fatto. È stato appunto il caso per la votazione di domenica sul “divieto di dissimulare il volto in luoghi pubblici”. Il cittadino in questione ha poi intasato le redazioni dei media con messaggi a tinte fosche che profetizzavano un futuro di tipo londinese o marsigliese per il nostro paesello, dove di donne che portino il burqa o anche solo il niqab non ce n’è neppure una. I 6mila musulmani che vivono tra Chiasso e Airolo sono di provenienza balcanica (soprattutto Bosnia e Turchia), molti di loro sono già di seconda e terza generazione. Niente veli per le strade ticinesi. Con un’eccezione: le turiste provenienti dal Golfo persico, per convincere i cui mariti a portarle a Lugano a fare shopping l’ente turistico locale ha steso tappeti rossi. Poi, se chiedi ai cittadini cosa ne pensino di queste povere donne costrette a nascondere i propri volti e corpi sotto lenzuola assurde e soffocanti…beh, ti diranno che disapprovano tanto maschilismo bieco. Senza contare che di stranieri qui ce n’è a iosa, circa il 25% della popolazione… 

E adesso “il mondo ci guarda” (come ha scritto fieramente l’indomito e un po’ mitomane donchisciotte). E si chiede, il mondo, come mai la Svizzera voglia emulare il laicismo alla francese. Macché laicismo. È pura distorsione dei “diritti popolari”. Per i minareti, se non altro, si trattò di un partito un po’ populista (l’Udc di Blocher) che fiutò una bella occasione per rafforzare la propria maggioranza parlamentare (con un’iniziativa costituzionale a livello federale). Anche in quel caso, comunque, pretestuosamente, giacché di minareti ce n’è quattro in tutta la Svizzera e nessuno progettava di edificarne altri. 

Per questo voto ticinese sui “veli integrali” abbiamo assistito a una prima. Siccome la comunità islamica locale assisteva frastornata a tutto questo baccano, sono venuti dall’estero alcuni militanti della “Lega musulmana europea” (invitati da una signora svizzera convertitasi all’islam, che passa da un talk show all’altro a illustrare i vantaggi della poligamia) per spiegare che indossare il burqa è una libera scelta della donna. Aggiungendo che noi ticinesi potremmo essere la “mela marcia” che infetterà tutta l’Europa. Speriamo di no. Soprattutto speriamo che questi fanatici d’importazione non infettino la pacifica comunità musulmana locale. 

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