CARCERE/ Dall’Italia all’America latina, così un detenuto diventa “imprenditore”

- Lorenzo Tordelli

LORENZO TORDELLI parla di EUROsociAL, programma europeo che appoggia le politiche pubbliche latinoamericane volte a diminuire la recidiva dei carcerati

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"Qui entra l'uomo, il delitto resta fuori" (Infophoto)

Tutto il mondo è paese! E lo è anche la recidiva, cioè la percentuale di chi dopo aver scontato una pena torna a delinquere, e meglio di prima. In tutto il mondo il dato medio si attesta tra il 70 ed il 90% con un costo elevatissimo (in Italia oltre 200 euro al giorno a detenuto). Ma un “rimedio”, una medicina c’è.

Come dimostrato da numerosi studi ed esempi concreti, il lavoro all’interno del carcere e il rapporto diretto tra i detenuti e le aziende esterne facilita il loro reinserimento nella società una volta scontata la pena, riducendo così il tasso di recidiva.

Bisognerebbe quindi prestare maggiore attenzione e maggiori investimenti alla creazione di attività lavorative all’interno delle carceri dal momento che un abbassamento del tasso di ricaduta comporterebbe importanti vantaggi non solo dal punto di vista sociale ma anche economico, con un notevole risparmio sul bilancio dello Stato.

Il problema della recidiva e del sovraffollamento dei carceri non riguarda solo l’Italia, i dati dimostrano che si tratta di un trend crescente che interessa quasi tutti i paesi a livello mondiale. Proprio su questa base e su richiesta di alcuni governi latinoamericani, l’EUROsociAL, programma europeo che appoggia le politiche pubbliche latinoamericane volte a migliorare i livelli di coesione ed inclusione sociale, ha dato avvio ad un nuovo progetto con lo scopo di favorire l’inserimento lavorativo dei detenuti.

Questa nuova azione coordinata dall’Iila, Istituto Italo Latino Americano, la Fei, France Expertise Internationale e da Comjib, e dalla Conferencia de Ministros de Justicia de los Países Iberoamericanos,  si articola attraverso la collaborazione e lo scambio di buone prassi tra esperti e magistrati europei e quadri dirigenti latinoamericani con l’obiettivo di definire programmi di lavoro dentro le carceri e post penitenziari.  

In effetti la situazione carceraria in Ameria latina, nonostante recenti passi in avanti, continua ad essere drammatica. Oltre al persistente alto tasso di violenza registrato all’interno delle mura carcerarie, il problema del sovraffollamento non accenna a diminuire – in meno di dieci anni molti paesi hanno duplicato il numero dei detenuti – e il tasso di recidiva è altissimo. Nonostante questi siano i dati, sta crescendo la consapevolezza della necessità di intraprendere nuove riforme del sistema carcerario e alcuni governi hanno iniziato ad avviare programmi rivolti all’inserimento lavorativo dei detenuti, con particolare attenzione alla creazione di cooperative e al legame con le piccole e medie imprese e per questo guardano ad alcune esperienze positive esistenti in Europa.

L’obiettivo di EUROsociAL è quello di condividere con i paesi latinoamericani politiche che hanno portato risultati positivi. Un esempio è la  legge193/2000, cosiddetta Smuraglia, che ha introdotto nell’ordinamento italiano strumenti e procedure volti ad agevolare l’avvio di iniziative imprenditoriali che coinvolgono i detenuti e che è stata recentemente rifinanziata.

Prima di questa legge, le iniziative lavorative all’interno delle carceri, per la prima volta regolate dalla legge del 26 luglio 1975 n. 354, rimanevano per lo più confinate ad attività svolte per la stessa Amministrazione penitenziaria, principale datore di lavoro. Quindi si trattava, fondamentalmente, di lavori confinati all’interno delle mura carcerarie.

Con la nuova legge Smuraglia, invece, grazie alla decisione di concedere sgravi fiscali alle imprese che assumono lavoratori detenuti o che svolgono attività formative, aumenta il numero delle aziende esterne e delle cooperative sociali interessate a stipulare una convenzione con le amministrazioni penitenziarie.

Si instaura, in questo modo, un legame diretto tra le imprese e i detenuti-lavoratori in veste di dipendenti diretti che non hanno più come unico datore di lavoro l’amministrazione penitenziaria ed hanno la possibilità di apprendere competenze specifiche utilizzabili per un futuro reinserimento lavorativo.

A partire da questa legge sono, infatti, aumentate le iniziative destinate al reinserimento lavorativo dei detenuti, tra le quali occorre menzionare le attività svolte nel carcere Due Palazzi di Padova e quelle del carcere milanese di Bollate, ma non solo.

I dati confermano il successo di questo approccio: la recidiva dei detenuti che lavorano attivamente presso le cooperative sociale o nelle imprese all’interno del carcere è di circa il 2%  rispetto al 70% nazionale.

Quello sull’inserimento lavorativo dei detenuti, tema come abbiamo visto di estrema urgenza per l’America latina ma altrettanto delicato anche per il nostro paese, è solo uno dei tanti settori di intervento su cui si stanno confrontando l’Unione Europea e il continente latinoamericano, sempre più vicini nell’affrontare tematiche simili. 

La cooperazione tra i due continenti, già alleati naturali in virtù dei vincoli storico-culturali che li legano, si sta infatti ulteriormente rafforzando in un momento come quello attuale in cui entrambi stanno riconfigurando i propri sistemi di protezione sociale, come peraltro evidenziato dal piano di azione EU-LAC 2014-2020 che stabilisce tra le proprie priorità di intervento quella dell’integrazione regionale per promuovere l’inclusione e la coesione sociale.

Lorenzo Tordelli, senior officer social protection and employment policies area, EUROsociAL Programme

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