DELITTO DI BRESCIA/ Un bimbo mai nato è il baratro che ha inghiottito Fabio

- Maddalena Bertolini

Si chiamava Marilia Rodrigues Martin, aveva 29 anni. E’ morta, uccisa dal suo datore di lavoro perché aspettava un figlio da lui. MADDALENA BERTOLINI

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Claudio Grigoletto e Marilia R. Martin (Immagine d'archivio)

Si chiamava Marilia Rodrigues Martin aveva 29 anni ed era brasiliana. Se ne deve parlare con un tempo verbale imperfetto, perché è morta, lei che invece era di una bellezza quasi perfetta; è stata uccisa riferisce l’autopsia, anche se ne è stato simulato il suicidio. È stata colpita e strangolata, è stato manomesso il tubo del gas della caldaietta del suo ufficio nella speranza che tutto saltasse in aria, che il folle fuoco cancellasse tutto.

Ma niente va secondo i piani dell’assassino; l’odore del gas ha allertato un inquilino che ha chiamato aiuto e così la hanno trovata i carabinieri, evidenti sul suo corpo i segni del delitto. Nascosti nel suo corpo i segni della presenza di un bambino.

Gli inquirenti hanno seguito le tracce come briciole di pane e sono arrivati presto all’orco che l’aveva divorata: un uomo giovane e amabile, amato.

Qui per dovere di onestà si riprende l’uso del condizionale: lui non ha confessato, tace, aspetta. Il procuratore di Brescia, Fabio Salamone, gli rovescia addosso una enormità di accuse infamanti, atroci, ma, a quanto afferma, ben provate.

Lui si chiama Fabio Grigoletto, ha 32 anni, è un pilota d’aerei; ha una famiglia, due bambini, il piccolo nato solo due mesi fa; ha una piccola impresa, vende ultraleggeri. Lei, Marilia, è la sua dipendente.

Testimoni li ricordano insieme felici al campo di volo, lui le stava insegnando a volare. Lei con lui volava alto e non solo nel cielo. Una relazione che cercava di tenere nascosta alla moglie, voleva salvare il matrimonio, salvaguardare i bambini. Ma succede qualcosa, la vita ha uno scarto, si innesta nel ventre di Marilia.

Lei, ricordano le amiche, va in crisi: lui le intima di liberarsi del bambino.

Quante volte ho sentito la stessa storia, la stessa scusa: “lui mi ha detto non sono pronto” oppure ancora peggio “lui mi ama ma non è il momento giusto” o semplicemente “o me o lui, scegli, se non abortisci ti lascio”.

Marilia non cede al ricatto. Intuisce che l’amore non può mettere radici sopra a un aborto.

Eliminare tuo figlio non ti rende un buon amante, non da garanzie per il futuro.

Aveva deciso di tenere il bambino: la gravidanza ormai era andata oltre le dodici settimane che sono il limite dell’aborto legale. 

Qui l’uomo si sente in trappola, perduto, smascherato: se lei partorisce l’amore diventa reale, si ricopre di carne. Tutto quello che fino a quel momento era stato solo divertimento, illusione, sogno, chiede di irrompere e cambiare il mondo.

Un bambino che viene al mondo lo cambia irrimediabilmente. In meglio.

Qui sta il punto, il baratro che ha inghiottito quell’uomo, la speranza che ha fatto scegliere Marilia. Il modo in cui guardi alla vita.

Se per un uomo la vita che sboccia è un errore, un momento sbagliato, un’opzione errata, allora non può che arrivare il peggio. 

Ma se un uomo, o meglio una madre, sa guardare alla vita come un dono, sempre, senza nessuna eccezione, allora intuisce che quella vita nuova le darà la forza di cui ha bisogno, la contiene già in sé, come un seme nel guscio. Ogni bambino, se visto come figlio di Dio, arriva insieme alla misericordia di Lui, alla Sua Provvidenza.

Che parola in disuso, Provvidenza: ha dentro il latino “pro-videre” e fa rima con la parola abbondanza. 

Mentre il suo assassino non è riuscito a vedere nulla, solo un terribile nero in cui sarebbe precipitato; dentro a quel fumo è impazzito, ha annaspato nel male: ha eliminato entrambe, ha cercato di nascondere tutto. Un proverbio banale ci rammenta i coperchi che il diavolo non fa e si adatta così bene a questa storia, alle storie di menzogne e di dissimulazioni; in questo caso certo il divisore biblico ha dato il meglio.

Il gesto di quest’uomo è così terribile e evidente nella sua malvagità: uccido lei e mio figlio insieme, faccio come se nulla fosse successo: che illusione allucinata.

Certo, un caso estremo, una eccezione, chi avrebbe detto che un uomo così perbene sarebbe stato capace di tanto? Chi avrebbe detto che un bambino ancora chiuso nel suo germoglio sarebbe stato capace di generare tale follia?

Eppure anche i bambini senza nome hanno una forza inaudita: noi non la vediamo ma arriva con la potenza di un uragano, prima un sussurro leggero e poi il fragore del tuono: ogni uomo ne è scosso. 

Ognuno di noi nella sua coscienza conosce il rumore della vita che arriva: ognuno di noi che legge in questo preciso momento queste parole non può che riconoscere dentro di sé che anche lui, io, proprio io, sono un uragano arrivato nel mondo: grazie a chi mi ha accolto. Grazie a chi si è fatto sconvolgere e ha creduto nel bene che portavo.

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