SIRIA/ Digiuno e preghiera: il sasso di Papa Francesco nello stagno degli intellettuali

Sabato scorso, spiega GIANNI MEREGHETTI, Papa Francesco non ci ha chiesto di discutere sul fatto se sia giusto o no attaccare la Siria, ma di diventare custodi di tutti i siriani.

09.09.2013 - Gianni Mereghetti
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Papa Francesco (Infophoto)

Caro direttore,

Il gesto di Papa Francesco di chiedere preghiera e digiuno per la pace è stato dirompente, ha portato ad una adesione che va oltre ogni immaginazione, ma nello stesso tempo ha aperto un dibattito su cui urge prendere posizione e finalmente non in modo ideologico, come spesso è stato in momenti come questi dove l’opinione pubblica si è divisa tra chi è a favore della guerra e chi è invece contro. Il dibattito è stato attizzato da personaggi illustri, in primis da Ezio Mauro il quale ha voluto distinguere tra il Papa cui è riconosciuto un intervento simbolico e i politici i quali invece hanno come compito le decisioni operative. Dopo questo intervento, domenica 8 settembre è stata caratterizzata da altri due interventi significativi su cui urge tentare delle risposte: uno è di Eugenio Scalfari, l’altro è di Ernesto Galli della Loggia, interventi che vanno alla radice della questione e che per questo meritano di essere presi sul serio.

Eugenio Scalfari ha dichiarato di non sapere scegliere tra Obama e Papa Francesco, per il semplice fatto che la guerra chiama la guerra e quindi sarebbe da evitare, nello stesso tempo però l’iniziativa “francescana” non basta, “può contribuire ma va rafforzata da una punizione esemplare”. A questa indecisione di Scalfari fa da contrasto la scelta di Galli della Loggia di porre tre questioni, che sono da affrontare proprio per dare ancor più forza a quanto il Papa ha messo in campo con il grande silenzio della veglia in Piazza San Pietro per la pace. Tre domande, decisive:

1) Chi oggi dice no alla guerra è davvero convinto che l’Europa e in genere l’Occidente non abbiano più nemici? E se pensa che invece per entrambi di nemici ve ne siano, che cosa suggerisce di fare oltre a essere “contro la guerra”?

2) È immaginabile un qualunque ruolo internazionale di un minimo rilievo non avendo alcuna capacità di sanzione? Altri Stati senza dubbio tale capacità l’avranno: si deve allora lasciare campo libero ad essi? Ma con quale guadagno per la pace?

3) E’ vero che “la guerra non ha mai risolto alcun problema”?

Insomma, essere in generale a favore della pace è sacrosanto; ma proporsi di espellere la guerra dalla storia è realistico? Tre domande che meritano di essere affrontate, perché come intuisce Galli della Loggia, Papa Francesco ha messo in gioco qualcosa di radicalmente nuovo, non si messo nella prospettiva di confrontarsi su guerra giusta/guerra non giusta, ma è andato ancor più a fondo, il suo è un no totale, radicale alla guerra, fino a togliere l’idea che vi sia un nemico, fino a proporre di sradicare dalla storia l’uso della violenza.

Papa Francesco non ci sta dicendo che quella contro Assad non è una guerra di difesa, ci sta dicendo di considerare Assad un uomo, qui sta la diversità radicale che introduce, ed è per questo che il Papa sabato sera ha detto con fermezza che questa strada di pace è possibile, perché l’altro non è un nemico, bensì è un uomo. Bisogna quindi ben considerare le domande di Galli della Loggia, perché siamo ad una svolta epocale. Tutte le guerre fino ad oggi sono state considerate e affrontate a partire dalla domanda “sono giuste o no? Sono di offesa o di difesa?”.

Quindi se si vuole parlare del 1939 è chiaro che si usa questa categoria, il mondo si è difeso da Hitler. Oggi non più, Papa Francesco chiede che si prenda un’altra strada, quella della costruzione della pace e la chiede in forza della certezza che nell’altro abita la tensione al bene, la possibilità della pace. Questa sfida arriva fino a chiedere che ognuno diventi custode di suo fratello. E’ stato da brividi sentire il Papa dire: “Proprio in questo caos è quando Dio chiede alla coscienza dell’uomo: «Dov’è Abele tuo fratello?». E Caino risponde: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9). Anche a noi è rivolta questa domanda e anche a noi farà bene chiederci: Sono forse io il custode di mio fratello? Sì, tu sei custode di tuo fratello! Essere persona umana significa essere custodi gli uni degli altri!”.

Questo propone il Papa, non discutere se sia giusto o no buttare delle bombe sulla Siria, ma diventare custodi dei siriani, di tutti i siriani. In questo senso allora si può cominciare a dare qualche risposta a Galli della Loggia. L’Europa porta fin dalle sue origini la coscienza che l’altro non è un nemico, che nell’altro vi è il cuore ed è a partire dal cuore che può iniziare una strada nuova, quella che il Papa ha indicato come la logica dell’incontro e non più dello scontro.

Sabato sera il Papa ha infatti detto: “Ognuno si animi a guardare nel profondo della propria coscienza e ascolti quella parola che dice: esci dai tuoi interessi che atrofizzano il cuore, supera l’indifferenza verso l’altro che rende insensibile il cuore, vinci le tue ragioni di morte e apriti al dialogo, alla riconciliazione: guarda al dolore del tuo fratello – penso ai bambini: soltanto a quelli… – guarda al dolore del tuo fratello, e non aggiungere altro dolore, ferma la tua mano, ricostruisci l’armonia che si è spezzata; e questo non con lo scontro, ma con l’incontro!”.

Questa nuova prospettiva non significa la fine delle organizzazioni internazionali, non vuol dire che abdichino al loro ruolo, ma che devono cercare nuove regole, nuove modalità finalmente incisive, nella certezza che non sono le norme a costruire la pace, ma il cuore dell’uomo che allora si serve di norme. Da ultimo è vero che il Papa vuol espellere dalla storia la guerra, ma Galli della Loggia deve capire in che senso, non nel senso di una nuova utopia pacifista, ma nel senso di un impegno dell’uomo con il suo cuore, di una serietà con se stesso. Il Papa non vuol dire che la storia non presenterà più la guerra, ma che la strada che il cuore dell’uomo vuole prendere è quella della costruzione della pace. La questione siriana pone così una domanda decisiva alla libertà, la domanda se si vuol continuare a discutere se sia giusta o no questa guerra o se si vuol cominciare a considerare l’altro come fratello e a prendersi cura di lui. Fino ad oggi sono stati i dibattiti a segnare il confine tra guerra e pace e solitamente è stata la guerra a vincere nell’illusione che qualcosa potesse cambiare, oggi si è aperta una strada nuova, con la veglia del 7 settembre 2013, per la prima volta l’uomo contemporaneo è stato posto di fronte all’urgenza di ascoltare il suo cuore e di trovare lì il punto di forza da cui costruire la pace. Una svolta epocale.

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