PAPA/ Il “Buon anno” di Francesco ci salva dal nulla del mondo

CRISTIANA CARICATO racconta gli auguri di buon anno del Papa, auguri diversi da quelli di tutti gli altri. Un buon anno che sa di speranza, di giustizia e di pace

02.01.2014 - Cristiana Caricato
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Immagine di archivio

Ieri a Roma il cielo era chiaro. Limpido dopo una notte stellata. Lo so perché mentre consumavo voracemente, come tutti, le ultime ore del 2013, ho alzato lo sguardo e ho visto il piccolo carro, mentre la volta veniva illuminata dalle primizie dei petardi e dalle mirabolanti cascate di luce. Un passaggio senza pioggia, bufere o vento. Solo i colori artificiali, che esplodevano e si consumavano in fretta. E insieme le lanterne cinesi che affidavano al cielo i desideri di carta di molti, incantati dalla magia a buon mercato che un po’ di velina e un fuoco sintetico regalano. Un alternarsi quasi sereno, con molti feriti e nessuna vittima, la sobrietà che la crisi impone, la pacatezza scevra di eccessi frutto della paura, il sapore delle lenticchie accanto al panettone da discount. 

Tutto sarebbe filato liscio, o quasi, nel nostro capodanno da recessione, se non ci fosse stato Francesco. Un uomo e un papa che non tollera giochi di rimessa, che non conosce rassegnazione, che non permette abbandoni. Quando l’ho visto affacciarsi per l’Angelus, dopo la messa nella Basilica, ho capito che aveva il cuore pieno. Soprattutto quando dopo il buongiorno ha dato il Buon Anno. Nelle ultime 48 ore lo avrò sentito in bocca ad almeno mille persone, dal panettiere al benzinaio, l’ho visto scritto su muri, fogli, tablet e cartoline, l’ho ascoltato cantare in un buon numero di lingue e formarsi sul tappeto notturno in meraviglie pirotecniche. Eppure nessuno aveva il sapore che gli ha dato Bergoglio. Il sapore della Speranza. Quella da gustare più e meglio del cotechino, di un buon bicchiere di rosso o della crema al mascarpone. Era il Buon Anno di chi sa che la Storia, quella piccola degli intontiti dal cenone e dai botti, e quella grande di nazioni e presidenti, ha un centro e un fine. Di chi crede in Gesù Cristo, “incarnato, morto e risorto” e nel suo “regno di pace, giustizia libertà e amore”. 

Qualcosa di lineare, semplice e saziante. Francesco è stato limpido e chiaro come il cielo di Roma. Non ci ha girato intorno alla questione, cercando di intortare i tantissimi che si erano radunati sotto la finestra del palazzo apostolico. Il suo augurio non scrutava gli astri, non metteva in fila i segni, non spolverava profezie antiche. Partiva da un fatto e proponeva una certezza. Tutto andrà bene, perché tutto è di Dio. “Gloria a Dio e pace agli uomini”. Un annuncio fatto 9 giorni fa, come altre 2014 volte nel tempo degli uomini e oggi consegnato ai cuori infragiliti dalle difficoltà, “per custodirlo e meditarlo”, come fece la Madre di Dio. 

L’augurio di Bergoglio non è sventato o leggero. Nasce dal cuore di un uomo che sa cosa gli gira intorno, che vede il male e il bene, l’ingiustizia e il bisogno, la fame e la sete di pace. Che prova la stessa inquietudine di fronte ad un mondo che rotola verso l’abisso, incapace di fermarsi nella sua corsa verso l’autodistruzione. Un uomo che grida “bisogna fermarsi”, che prova la santa indignazione per l’idiozia che circola tra gli umani, ma allo stesso tempo è capace di lasciar affiorare la misericordia necessaria a correggerla. Un ingenuo? No, un uomo di fede. Pura. Che nel primo giorno dell’anno invita ad incamminarsi tutti sulla via della giustizia e della pace, per poi spiegare che non pensa ai trattati internazionali, ai tavoli di negoziati o alla dichiarazioni congiunte di non belligeranza. O almeno non solo a quelli. Ma alle pareti di quelle case ancora in-festate, ai musi lunghi dopo le rimpatriate in famiglia, alle misere beghe da condominio, agli amori consumati dal quotidiano, gli affetti erosi dal non detto, le relazioni marcite dai piccoli egoismi. 

Insomma pensa a noi, alle nostre famiglie in cui ci si vuole bene, nonostante spesso si senta il bisogno irrefrenabile di scappare o di strozzare qualcuno, alle nostre comunità in cui si cerca l’empatico inutile e mai l’essenziale, alle nostre parrocchie prese d’assalto nelle feste e disertate in settimana, alle tavole in cui i posti sono giusti giusti e non sono previste aggiunte. Pensa alla nostra miseria e la fa sua, la esalta nella bellezza dell’Annuncio cristiano e ci mostra le cose grandi che possiamo fare con il Signore. Ci invita a riconoscere e costruire la giustizia e la pace di Cristo nella nostra vita. 

Buon Anno. 

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