COPPIE GAY/ Meluzzi: il fallimento della “famiglia moderna” dove a pagare sono i figli

Una coppia lesbica ha chiesto al tribunale che il donatore venga riconosciuto come padre naturale e si assuma la responsabilità paterna. Il commento di ALESSANDRO MELUZZI

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Sono molte le domande che suscita il caso di una coppia lesbica inglese che chiede, tanto da portarlo in tribunale, che il donatore assuma completamente il ruolo di padre nei confronti delle figlie avute grazie a lui. Innanzitutto viene da chiedersi perché una coppia gay, che, stando alle dichiarazioni rilasciate, ha sempre voluto impostare la sua funzione genitoriale esclusivamente sulla figura di “mamma e mamma” decida che invece la figura paterna è necessaria. Potrebbe essere una “furbata” economica, ottenere cioè un comodo sostentamento, ma la madre parla di figlie “distrutte dal dolore” per non aver più visto ormai da nove anni quell’uomo, il donatore, che inizialmente era spesso presenza fisica in quella casa. Lui invece non ne vuole sapere di quelle bambine. Come spiega a ilsussidiario.net Alessandro Meluzzi, “i fatti della vita hanno la testa dura e prima o poi le esigenze reali diventano ineludibili scompaginando qualunque capriccio: che piaccia o no, la figura paterna è insostituibile per la sana crescita di un figlio”.

Secondo lei, siamo solo a un tentativo di ottenere qualche soldo con il mantenimento, o realmente siamo di fronte a un’esigenza che non si può negare?

Ci sarà anche un bisogno di natura economica o sociale, senza dubbio, ma quello che è innegabile è che siamo davanti alla presenza di un problema concreto, cioè la necessità del ruolo e di una presenza maschile in un ambito preciso come è la famiglia. 

Dalle testimonianze che si sono avute, le figlie ottenute con l’inseminazione artificiale stanno soffrendo in modo evidente la scomparsa del donatore, che nei primi anni di vita era presente nelle loro vite mentre ora non si vede più da nove anni.

Questo è il nocciolo del problema. Piaccia o non piaccia, i fatti hanno la testa dura a prescindere dall’identità sessuale e dai punti di vista, e anche dalle aspirazioni di onnipotenza. Emerge cioè come ci sia una dimensione in cui c’è un bisogno insopprimibile di verità nel cuore dei bambini, e questo si riflette in una domanda a cui non si è in grado di dare una risposta. Non si sa rispondere a ciò che la natura del cuore umano chiede.

L’insopprimibile esigenza della figura paterna?

E’ evidente che si sta alzando, in questo caso, una domanda ulteriore per l’impossibilità a fronteggiare la domanda profonda di queste bambine; l’esigenza che un padre ci sia.

A che cosa siamo di fronte? Al fallimento di un’idea di onnipotenza e di diritti da soddisfare ad ogni costo?

Non siamo davanti a una idea in questo caso, siamo davanti a una cattiva pratica che è espressione di un bisogno di onnipotenza, e dove il rischio è sempre quello di creare infelicità. Non si tratta, nel caso in questione, di un modello che entra in crisi, ma del fatto che si possa pensare di confondere i diritti con i capricci. Il risultato è questo: le bambine stanno male, il papà è necessario, i soldi non bastano… Sono cose che ci dicono che il modello di famiglia, che è anche sbagliato definire tradizionale, è uno solo.

 

Perché è sbagliato definirlo tradizionale?

Perché esiste un solo modello di famiglia, quella con un padre e una madre e dei figli naturali. E’ l’unico habitat umano possibile in cui efficacemente e armoniosamente la personalità umana si costruisce. 

 

In conclusione?

I bambini per crescere hanno bisogno di un padre e una madre che possibilmente si amino, quando questo non c’è i problemi evidentemente si complicano creando un caos come quello che stanno vivendo queste persone.

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