FEDEZ/ X Factor? Io, omofoba e bigotta, non entro alla “festa” del pensiero unico

- Monica Mondo

“Siamo uno Stato laico, nessuna chiesa può far vivere l’amore come una colpa”. E’ il tweet di Fedez, in quella festa dell’omologazione e del pensiero unico che è X Factor. MONICA MONDO

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Fedez

C’era un solo programma che tenevo come appuntamento fisso la sera. Stanca dei talk sulla politica, stufa da tempo di intrattenimenti vari, sollecitata da figli adolescenti, vediamoci sto X Factor che tira tanto. E ci credo, che tira. Belle voci, splendide scenografie, frizzanti i giurati, verace la messinscena sui loro litigi, e poi il tifo, le facce deluse o entusiaste di quei bravi ragazzi… Morgan è sulfureo e ne capisce di musica, Mika pure, e mi sforzo a dirlo, Vicky ha alle spalle una solida gavetta alla radio, Fedez fa impazzire per quel timbro profondo, quell’esibizionismo macho e maudit, insomma è un figo, e pazienza se è grillino.

Ma ieri sera, improvvisamente, si è rotto l’incanto. Ieri sera non bastavano la musica, teneva banco la predica. Puntata a tema sulle canzoni censurate, quindi per la libertà e la ribellione al sistema. Concetti privi di complementi oggetto e di specificazione, indotti a giovani che l’impegno lo mettono tutto nell’entrare in un sistema, chè quello discografico e massmediatico è il sistema peggiore. E vai con De André del lato oscuro, coi complimenti al diciottenne che lo interpreta perché “ateo anarchico”. Clap clap. Silvestri e Niccolò Fabi che intonano amari “L’amore non esiste, esistiamo io e te”, mentre i ballerini cancellano sui muri simbolici le scritte che inneggiano al love e amore eterno. Esistiamo io e te per il suicidio, sembrano suggerire. 

Giovani fans, avete i vostri guru, i vostri messaggi, le morali giuste, vi levano Dio, amore, destino, siate felici. Ma lo confesso, i dubbi e poi le riflessioni sacrosante su questa mala educazione condita di ideologie retro non sono sufficienti all’esplosione del fastidio, al clic del cambio canale. Il vaffa liberatorio è scoppiato sull’apoteosi dell’amore gay. Va bene, sono omofoba. Condannatemi. Sono antilibertaria, e anche bigotta, ipocrita e integralista. Prendono l’efebo di turno, che ormai sono la maggioranza, e lo fanno cantare in un teatro di baci omo, saffici e abbracci castissimi che evidenziano la bellezza, l’unicità, l’eccezionalità di un amore vero. Quello tra uomo e uomo, sottolinea Fedez, che nessuno Stato e nessuna istituzione religiosa possono permettersi di ostacolare.

Ma quale ostacolo? Tra i cantanti di X Factor, bisogna cercare col lumicino quelli che non sono gay. Speriamo tutti in Mario il sardo, che almeno ha la barba. Ma quale ostacolo? I sindaci fanno a gara per celebrare matrimoni illegali, gli outing sono la strada migliore per ottenere attenzione e fare carriera. Anche le filippiche vittimiste proprio no, o ci getteranno tutti tra le braccia di Salvini. 

Fate quel che volete, e Dio vi perdoni, se avete un dio, o la sorte vi arrida, con l’augurio di cuore di fare la scelta giusta e ricevere l’amore che desiderate. Ma ad X Factor, cantate e basta, cantate, e entrate in competizione per la voce, che ce l’avete pure più bella, non in quanto gay, ovvero discriminati e ribelli.

Le leggi vi proteggano dalla stupidità e dal pregiudizio. La carità e la libertà di mente vi spalanchino l’amicizia e il bene più sincero. Ma questo valga per tutti, uomini e donne. Sui loro gusti sessuali o tendenze che siano, possiamo tergiversare, ed evitare condizionamenti mirati? L’anno scorso ad X Factor ha vinto un omosessuale dichiarato. Quest’anno, ci sarà posto per il ragazzo di colore, per la mangiauomini, per le lolite, per il nuovo gay o la nuova lesbica, o solo per chi canta meglio? E improvvisamente… il birignao della Vicky mi irrita, il ciuffo bianco di Morgan lo trovo malinconico e deprimente, Mika è una caricatura da fumetto e Fedez è un po’ meno figo, finte le sue prediche, da quel pulpito. E’ così, il fanatismo mi annebbia i sensi. Non riesco più a cogliere il valore della trasgressione. Poi, il finale a sorpresa mi sorprende: se ha fatto apposta, Morgan, a lasciare il banco, tocca ammetterlo, è un bel coup de théatre.

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