NEONATA MORTA IN UN CASSONETTO/ Una disperazione che solo la preghiera può sfidare

- Mauro Leonardi

Una neonata è stata abbandonata ieri in un cassonetto a Palermo. Trovata per caso, è morta in ospedale. Nella serata di ieri, i carabinieri sono riusciti a trovare la madre. MAURO LEONARDI

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Purtroppo è una notizia già vista. Un articolo già scritto. Neonata trovata in un cassonetto a Palermo. Non c’è novità nel dolore umano e nelle tragedie che costellano la cronaca e la coscienza. Ma lei, la bimba, invece, era nuova.  Lo dice anche il nome. Neonata. Così nuova che neppure le hanno dato un nome tutto per lei. Chi l’ha fatta nascere non ha voluto. Non ha potuto. O forse lo ha fatto e non lo sapremo mai. Non ha fatto in tempo chi l’ha soccorsa. È morta poco dopo il ricovero. 

La parola “neonata” per una vita morta così in fretta, così sola, in un cassonetto della nettezza urbana, ha un sapore ancora più amaro e tragicamente sarcastico: stona nel cuore e stona nella bocca. La grammatica italiana e la grammatica dell’anima vanno d’accordo. Stonano entrambe. Potrei continuare a scrivere per ore frasi tra il poetico e il patetico. Perché è veramente doloroso che accada, e ancor di più che accada ancora. Scorro la colonna delle news in tempo reale della schermata dell’Ansa e vedo che in poco più di due ore tutte le attenzioni e l’amore e la giustizia che questa bimba non aveva avuto nella sua vita prima del ritrovamento, sono arrivate. Non voglio dire nulla sulla mamma, sembra che la bimba fosse stata partorita non più di due ore prima del ritrovamento: ha già il suo dolore. Neanche voglio dire nulla su chi l’ha aiutata e ha gettato la bambina viva nel cassonetto, ha già la sua coscienza a pesargli. Voglio leggere i commenti perché rispondono alla domanda: cosa diciamo noi, davanti a lei, la bimba? E questa volta mi sembrano tutti meglio di quello che avrei potuto dire io.

Si sono divisi. Molti gridano allo scandalo. Alla fine dell’umanità. All’uomo bestia, anzi no, neanche le bestie fanno così. Alla donna assassina che poteva arrivare all’ospedale, ai carabinieri, ad un portone. Una donna dice quello che ogni donna pensa: ma perché i figli vengono a chi non li vuole? Una signora parla e virgoletta e dice “gravidanza indesiderata”. Lei deve essere una lontana dalla disperazione e lo si vede anche dalla terminologia. È una signora educata. Non desiderare è qualcosa, un lusso, mi si passi il termine, per chi ha ancora spazio per i desideri. Non giudico chi l’ha scritto ma “gravidanza non desiderata” è una cosa che dice chi non sa cosa vuol dire essere disperati. Che vuole dire senza speranza, cioè che anche il cassonetto ti sembra una soluzione. Non è una definizione teologica ma rende bene. Toglie la vita, la mancanza di speranza. 

Quando ad un bambino gli spieghi che non deve mai prendere nulla o mai andare da uno sconosciuto, il bambino pensa al mostro dei cartoni animati. Per lui la persona più cattiva che conosce è papà che urla, è  mamma che mette in punizione. Il suo male è a misura sua. Piccolo. Forse noi in Italia siamo ancora protetti da un certo male. Ho sentito il racconto di un signore che diceva di essere andato a raccogliere un pallone da calcio finito sul greto del Tevere in una zona vicino ad una strada famosa per la prostituzione. In pieno giorno delle ragazzine totalmente nude si lavavano nel fiume di Roma. Sulla sponda i papponi tenevano i vestiti delle poverette in mano e fumavano urlandogli di sbrigarsi e altro di non comprensibile. Ecco c’è chi vive così. Chi sopravvive così. 

Ecco, io mi metto nella fila dei commenti di chi dice “Che ne sappiamo?”. Poi ci sono flebili voci che dicono di andare con calma. Che stiamo parlando del nulla. Che non sappiamo che cosa ha subito quella donna. Se fosse una giovane prostituta e le avessero tolto il bimbo se no moriva anche lei? appunto, lo dicevo io. E aggiungo, e se le avessero detto che lo davano ad un’altra donna e che non le avrebbero fatto del male? 

Io credo che facciamo tanta fatica a capire la disperazione, a capire la vita che non è vita, a capire come si arriva ad un cassonetto con una neonata nuda in una busta. Ed è bene che facciamo fatica. Ed è bene che scriviamo cose sul nulla, perché vuol dire che siamo ancora come bambini. Una donna esprime l’inesprimibile, un atroce dubbio. Ma se qualcuno non avesse rovistato nel cassonetto? E allora, quanti finiscono nelle discariche? Rispondere a questa domanda è troppo. Questo è troppo. E allora possiamo pregare, per iscritto come faccio io adesso. O in ginocchio. O stare in silenzio che è una preghiera molto bella.

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