PAPA A STRASBURGO/ 1. Violante: senza Francesco l’Europa muore

- int. Luciano Violante

Quando pensa all’Europa il Papa è proiettato al futuro, mentre la politica è rivolta al passato o ripiegata su se stessa. LUCIANO VIOLANTE commenta così il discorso di Bergoglio a Strasburgo

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Papa Francesco (Infophoto)

“Quando pensa all’Europa il Papa è proiettato al futuro, mentre la politica è rivolta appare schiacciata dal presente”. Luciano Violante, ex presidente della Camera dei Deputati e della Commissione parlamentare antimafia, commenta così il discorso di Papa Francesco al Parlamento europeo di Strasburgo, riunito per l’occasione in sessione solenne.

Il Papa nel suo discorso ha parlato dell’importanza di diritti e doveri. Quale bilanciamento occorre tra i due e perché è stato perduto?

Il bilanciamento è andato perduto in conseguenza di un esasperato individualismo che confonde i desideri con i diritti e dimentica i vincoli di solidarietà che fanno crescere le comunità umane. I diritti senza doveri finiscono per essere lance usate contro il proprio simile. I doveri sono il contesto grazie a cui i diritti possono manifestarsi. Un Paese senza doveri è anarchico. Un Paese senza diritti è totalitario. L’equilibrio tra diritti e doveri crea la possibilità ordinata di svolgimento della personalità di ciascuno.

Bergoglio ha denunciato una concezione “omologante della globalità”. Come interpella l’Europa attuale?

Per il Papa la globalizzazione non è una sfera ma un poliedro: ciascun Paese è originale e deve poter esprimere la propria specificità. Non dev’essere cioè un’omologazione forzata di tutti a tutto. Quella del Papa è una visione piena di risorse di libertà rispetto ai concetti prevalenti della globalizzazione, che vorrebbe spingerci a fare tutti la stessa cosa. E invece il Papa dice no a questo falso imperativo. Nel pensiero del Papa è presente una base fortissima di realismo cristiano, come quando critica “forme globalizzanti per stemperare la realtà”, che ha complessità e contraddizioni che costituiscono anche la sua ricchezza.

 Qual è l’idea di democrazia che emerge dal discorso di Francesco?

Il Papa ha un’idea di democrazia non formale, che si basa sulla valorizzazione della persona umana e della sua dignità. Il Papa prende così le distanze da una visione puramente formale, regolatoria o giuridica della democrazia, guardando piuttosto al dato di fondo. La democrazia è la via per limitare i poteri di fatto e per favorire una crescita uguale della dignità delle persone.

In un altro passaggio del discorso si dice che occorre “una cornice giuridica chiara, che limiti il dominio della forza e faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere”. 

Certamente, del resto il diritto serve a questo. Dove non ci sono il diritto e le regole, ci sono solo poteri di fatto che schiacciano i più deboli, coloro che della democrazia hanno più bisogno. Anche in questo caso però il diritto non è inteso come mera formula, ma come meccanismo d’interazione tra diritti soggettivi e doveri di solidarietà.

Francesco ha fatto appello a “quella bussola inscritta nei nostri cuori e che Dio ha impresso nell’universo creato”. Lei come la legge? 

Qui andiamo alle radici di un’idea trascendente. E’ un appello ai dati più profondi della natura umana, ma su questo passaggio non mi sento di dire di più.

 

Che responsabilità abbiamo nella creazione di un’Europa “nonna”, priva di qualsiasi attrattiva?

Viviamo in un’Europa che non è più protagonista e che deve riguadagnare un posto nel mondo. Quando il Papa fa riferimento alle difficoltà che possono anche essere “potenti promotrici di vita”, parla del futuro dell’Europa. Di fronte a una serie di voci che si limitano a prendere atto di un ruolo non più primario dell’Europa, il Papa è uno dei pochi a guardare verso il futuro.

 

Da un punto di vista politico quali sono i passaggi più significativi del discorso?

Sono tanti i passaggi importanti del discorso del Papa sui quali la politica dovrebbe riflettere. Da quelli che riguardano la natura, la terra e l’aria, ai passaggi relativi alla democrazia e all’Europa. Tutte cose dalle quali la politica deve trarre degli strumenti per costruire speranza e progetti per il futuro. 

 

Il Papa difende a più riprese il ruolo che il cristianesimo ha avuto per l’Europa. Lei come accoglie questo appello?

E’ il cristianesimo che sviluppa l’idea dell’uguaglianza, del valore della persona umana e della sua dignità. Nel pensiero greco c’erano l’uomo libero e lo schiavo. Il cristianesimo rompe questa divisione e afferma che tutti gli uomini sono uguali e hanno pari dignità. Il cristianesimo ha quindi un ruolo fondamentale nella valorizzazione della persona umana in quanto tale.

 

L’appello alla pace da parte del Papa è solo un invito di routine o qualcosa di più?

Non si può leggere questo appello alla pace prescindendo dall’altro discorso che ha fatto Papa Francesco, quando ha detto: “Siamo entrati nella Terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli”. Quella delle guerre è una preoccupazione di fondo del Papa, e d’altra parte se lei guarda come è collocata l’Europa in questo momento, dall’Ucraina alla Libia, ci circonda una cintura nella quale la violenza e l’instabilità  sono fortissime.

 

(Pietro Vernizzi)

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