BAMBINO MORTO/ Perché il mostro la fa franca?

- Mauro Leonardi

Il piccolo Andrea Loris Stival, 8 anni, è stato ritrovato morto in un canneto a Scoglitti. Dopo che la madre lo aveva accompagnato a scuola, non era mai entrato in classe. MAURO LEONARDI

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Scoglitti (RG), luogo del ritrovamento del piccolo Andrea Stival (foto Wikipedia)
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Andrea, otto anni, era uscito stamattina a Santa Croce Camerina in provincia di Ragusa per andare a scuola. La mamma è andato a prenderlo a scuola e non c’era. Lo hanno trovato cadavere in un canneto nei pressi di un mulino abbandonato a Scoglitti.

Finché sono piccoli ce la fai. Ti stronca la stanchezza fisica, la mancanza di sonno, ma ce la fai. Non dormi, ma almeno lo sai dove sono. Nella loro culletta. Nella loro cameretta. Quando diventano grandi le cose si complicano. Più escono. Più sono indipendenti. Più stanno fuori casa da soli. Più perdi il contatto. Un tempo si chiamava crescita, diventare grandi. Oggi diciamo perdi il contatto. A volte, lo smartphone dei tuoi figli non ha la linea e perdi il contatto. E ti dici che senza tutti questi telefonini come si faceva prima. E ti dici che non ti devi preoccupare, tu sei sopravvissuto alla tua infanzia senza telefonino. Ad otto anni, poi. Ad otto anni,  giocavi in cortile, in strada. Comunque non eri collegato, crescevi e basta. 

E ti tranquillizzi. È solamente il telefonino che non prende. Ti tranquillizzi. Ma quello che è successo nel Ragusano toglie, o meglio, stravolge, ogni ordinata scala di crescita, ogni ordinato metro quadro di libertà e indipendenza conquistato tra casa e scuola, piscina e oratorio. Tra noi e loro. Sei stato ritrovato morto al Vecchio Mulino in un canneto. Nessun “segno evidente di traumi esterni”. Prima ad Andrea Loris Stival è accaduto quello che accade a tutti, tutte le mattine, e poi accade l’impossibile. Anche se è accaduto è necessario continuare a chiamarlo impossibile. 

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Impossibile. Perché così risuona dentro il nostro cuore. Quando quello che non ti puoi immaginare accade, non c’è mezzo elettronico che può tranquillizzare una madre. Non c’è sms che possa tranquillizzare. E se non arriva l’sms? È arrivato lo stesso a scuola? o non c’è linea? o si sono scordati di mandarlo? Sì, al liceo alcune scuole lo fanno, ti avvisano dopo qualche giorno di assenza, anche un solo giorno le più solerti. Ma ad otto anni. Ad otto anni, lo accompagni al cancello. Lo saluti. Lo vedi che entra. È fatta. La prima parte della mattina è fatta. Ci si vede, ci si sente, tra sei ore con il  solito “Come è andata?”, bene. “Cosa avete fatto?”, niente. 

Non è possibile che i cani annusano il pigiama di tuo figlio e tu chiami tuo marito al nord che deve tornare che è successo qualcosa. Non è possibile che il pomeriggio i cacciatori e la Polizia cercano tuo figlio nelle campagne circostanti. Dobbiamo chiamarlo impossibile. Eppure è accaduto. “Possibile che nessuno si sia accorto di questo piccolo?” chiede don Di Noto, presidente dell’Associazione Meter. Don di Noto si occupa, da sempre praticamente, di pedofilia. È una pista degli investigatori anche questa. Hai ragione don Di Noto, ci vorrebbe un sms. 

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Molto probabilmente, ora, con la paura ancora addosso, con l’emergenza di un pericolo che non si conosce bene, lo faranno. Metteranno l’sms per ogni assente dopo l’appello. Ma non si rendono le vite più sicure controllando tutto e tutti, perché non ci si riesce a vivere sicuri, si riuscirebbe solo a vivere prigionieri dell’ansia. Chi ha provato per il neonato il materassino che emette un allarme se rigurgita nel sonno o se smette di respirare, lo sa. Dopo un po’ lo stacchi. Perché potrebbe andar via la corrente, potrebbe non funzionare. Potrebbe tanti così tanti potrebbe che alla fine l’assenza dell’allarme crea altra ansia. E dopo un po’ lo stacchi.

Non si può vivere di emergenza sicurezza. Sono figli, non sorvegliati speciali. È la vita, e la vita non può avere il cartello Dangerous attaccato addosso. Non c’è nulla che quella madre potesse fare di più. Dobbiamo continuare a dire che è impossibile che accada anche se è accaduto. Lo dobbiamo al piccolo Andrea Loris e ai suoi genitori. Perché ha ragione don Di Noto, i figli sono figli di tutti noi. E allora penso che se si vuole trovare una piccola luce, un piccolo segno che qualcosa ce lo abbiamo ancora, è in quel cacciatore che ci dice che i contatti li abbiamo ancora. Quei contatti tra uomini — non tra elettronica — per cui c’è sempre linea. Quel cacciatore che su insistenza della moglie è uscito, ha chiamato gli altri amici cacciatori, e sono usciti, è un piccolo segno di contatto. Di umanità, di non solitudine. Una moglie, una donna che sa che c’è un momento in cui l’unica organizzazione possibile è iniziare subito. E ha cominciato a cercare, con “l’intuito” di un padre, ma direi “con l’intuito” di un uomo, e si è diretto, come ha detto, al vecchio mulino. Aveva ragione lei, bisognava fare presto. E aveva ragione lui. Era lì. E ha gridato “a squarciagola” e poi ha telefonato ai carabinieri. 

Come ha detto il cacciatore: “Se avessi potuto dargli la mia vita — chiosa affranto — lo avrei fatto”. Però un po’ l’ha fatto. E ha dato un po’ di luce a tutti noi. Teniamoci per mano. Teniamoci in contatto. Con gli occhi e con la carne. E la pedofilia passerà. Forse non del tutto. Ma sarà sempre più rara. Sempre più difficile per il mostro farla franca. 

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