IL CASO/ Indignarsi del gelato della Madia? Pensiamo ai social dei nostri figli

- Monica Mondo

Social network, giornali e televisioni indignate per le fotografie scattate al ministro Madia e pubblicate da una rivista. Ma è giusto indignarsi? Risponde MONICA MONDO

mariannamadia_zoomR439
Marianna Madia (Infophoto)

Diciamolo subito. La Pascale il calippo se lo leccava di gusto, e platealmente, con smorfie allusive, coscientemente, davanti alle telecamere. Quindi il paragone con l’innocente gelato del ministro Marianna Madia proprio non tiene. Fatta la doverosa premessa, ragioniamo sull’etica, che tiene banco nei commenti indignati che intasano i social e le dichiarazioni che non mancano mai.

L’etica, che parolona. Se ne sbattono tutti dell’etica, non sanno manco che significhi, la confondono con la morale, che perlopiù è quella delle fiabe, o di certi preti tristi, o beghine col dito alzato. Moralismo, insomma. La morale è ben altro, e attiene al criterio con cui giudicare gli atti dell’uomo paragonati all’ideale che lo muove. 

Di morale in giro se ne vede poca. E per questo indigna, questo sì, chi pontifica sulla morale credendo di essere moralmente superiore, e accampando la solita solfa della mortificazione delle donne, con relativi allarmi che necessitano di nuove regole, sanzioni, eccetera. Il ministero Pari Opportunità si muova. Si strappi una dichiarazione alla Boldrini (ah no, già fatto), a Grasso, a Napolitano, al Papa. L’Ordine dei Giornalisti stile Minculpop provveda. 

Poi vedi tette culi e tutta la gamma dell’intimo che ti schiaffeggiano dall’autobus ai muri, sui siti dei giornali più paludati, che raccattano pubblicità col porno. Poi vedi i comici di grido, i vignettisti dei giornali e delle tivù che contano, sbizzarrirsi in disegnini e battute che manco nei cessi del porto. La carne inonda facebook e twitter, e manco sono scatti rubati, perché sono le ragazzine che stanno a scuola con tua figlia che si mettono in posa osè, e con un selfie diffondono pornografia, si mettono in vendita, si offrono alla schiavitù del sesso. 

Povere creature, sono figlie di decenni di martellamento genitoriale, scolastico, culturale sull’uso, si noti la parola, uso e utilizzo libero del proprio corpo, sull’idea che la libertà è fare quel che ti pare, anche un servizio a cielo aperto al tuo ragazzo nei pressi di Castel Sant’Angelo, anche cercare eccitazione nei locali per scambisti, nelle orge, nelle perversioni sadomaso di cui si parla con dovizia di particolari sulle riviste da parrucchiere, anche affittare il tuo utero. 

Questa è pornografia. La Madia che si lecca il cono gelato, col titolo grossier che lo sottolinea, ricorda piuttosto i giornaletti per militari e adolescenti d’antan, nascosti in cuccetta o sotto il letto, i calendari dei camionisti di antica memoria. 

Che meraviglia se la volgarità è volgare? Chi è un settimanale volgare. Ma anche quando mette in mostra la cellulite dell’onorevole, quando sbatte in copertina la sacra famiglia di Renzi, quando intervista Albano o la Venier. Eppure, si alzano i cori per il ministro preraffaellita.

Un po’ di ironia, su. Una citazione canora sul gelato al limon o metropolitano (i vecchi Conte e Camerini), una linguaccia con pernacchia, qualunque cosa, ma non il sacro fuoco dell’indignazione, lo sappiamo bene che una foto in macchina col marito a mangiarsi un gelato non è uno scoop, ma neppure lesa maestà.

Ancor peggio poi se a levarsi con riflettori e comunicati stampa è la solidarietà anch’essa indignata di Francesca Pascale. C’è da rimpiangere Ruby Rubacuori: almeno lei fingeva bene, sgranava occhioni puri in confronto al ciglio sopraelevato da Crudelia della Cavaliera. Patto o non patto, la finezza se uno non ce l’ha non se la può dare, e la sincerità pure. Di politically correct si muore. Muoiono le coscienze.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori