PAPA/ La “piccola” fede di Francesco, grande come quella di un bambino

- Mauro Leonardi

“Avere fede non significa non avere momenti difficili, ma avere la forza di affrontarli sapendo che non siamo soli”. Lo ha detto ieri papa Francesco all’Angelus. MAURO LEONARDI

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Papa Francesco (Infophoto)

Mercoledì prossimo il Papa compie 78 anni ma io, all’Angelus di ieri, ho visto uno Jorge Mario piccolo, massimo di nove dieci anni, in una casa molto povera e modesta. Accanto a lui c’era la nonna: aveva i capelli argentati e lo sguardo paziente e buono di chi ne ha viste tante. Gli ha dato in mano un Gesù Bambino da mettere nel presepe. E negli occhi del futuro Francesco, qualcosa è cambiato. 

Ecco dov’è nato il suo insistere su memoria (la nonna) e speranza (il bambino). Ha imparato molto da quella donna semplice ma di fede profonda. Memoria con il passo lento dei nonni, e io lo voglio tenere a mente perché forse l’anno prossimo non sarà facile, perché la vita non è facile. Lo voglio ricordare perché le voglio trovare subito quelle parole quando avrò momenti difficili e penserò di non avere fede. 

“Avere fede non significa non avere momenti difficili, ma avere la forza di affrontarli sapendo che non siamo soli”. Eccola la nonna: perché con Gesù la gioia è di casa. Non è un passo del vangelo, ma un cartellone in piazza san Pietro. E il Papa prende spunto da lì per l’Angelus. Liturgia e cartellone in piazza: che bello scoprire che per Francesco queste cose stanno bene assieme. Perché Dio si fa carne di neonato e un cartello con il Vangelo di spray sopra, ci sta bene. Memoria con il passo lento dei nonni e con le mani piccole dei bambini. 

Mi piace la fede piccola di questo Papa. Di quella piccolezza che entra nella porta del mio cuore stretto per le mie paure. E così io voglio mettere come tag al mio Natale le parole dell’Angelus di ieri: tenerezza, consolazione, amore, gioia, fede, mai soli, desiderio, felicità, Gesù, tutti, accogliere, missionari, Maria. Speranza con le mani piccole dei bambini, fatte apposta per entrare senza far danni nelle piccole grotte dei nostri presepi. 

Eccoli i ricordi di Papa Francesco che si fanno racconto, preghiera per noi. Parla di missionari della gioia e a me viene da pensare non a terre lontane ma ai nostri salotti, non a selvaggi senza Dio ma ai cristiani, io, che hanno dimenticato la gioia. C’è una nuova evangelizzazione di cui ho bisogno ed è quella della gioia. Cos’è la gioia? Paradiso? Certo. Ma non solo. Di cosa vive? Di un domani felice? Certo. Ma non solo. “Reale e sperimentabile” dice il Papa. 

Sarà che il Presepe assomiglia ai giochi di costruzione. Sarà che le lucine fanno l’effetto dei camini di una volta, quelli attorno a cui si raccoglieva la famiglia. Sarà che Natale vuol dire regali e festa dei bambini. Sarà tutte queste cose, ma a me è dispiaciuto non essere riuscito a prendere il libretto di preghiere che il Papa ha regalato oggi. Mi piace questo Papa che ci regala il rosario e il Vangelo e il libro delle preghiere. E ci dice teneteli in borsa, in tasca. Teneteli. Perché io sono un po’ come lui, ho bisogno di qualcosa in mano, a portata di mano. Qualcosa che mi parli di chi amo.

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