NO TAV/ Se adesso i terroristi (pardon, sabotatori) ricevono un “aiuto” dai pm

- Gianfranco Lauretano

Nuovi episodi di sabotaggio della linea ferroviaria ad alta velocità. Un gesto definito terroristico dal ministro Lupi, di sabotaggio dal premier Renzi. GIANFRANCO LAURETANO

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Il viaggiatore che in Italia sceglie le ferrovie ha vita dura, soprattutto da quando è iniziata la protesta no-tav contro la costruzione del tratto ferroviario ad alta velocità nella Val di Susa, vero e proprio catalizzatore di attivisti di tutti i tipi, da quelli civili e pacifici, come sono molti abitanti della valle stessa, agli attivisti più militanti e violenti, spesso concentratisi nella Valle da mezza Europa. Quattro di questi, protagonisti di attentati a suon di molotov risalenti al maggio del 2013, sono stati recentemente giudicati colpevoli di porto d’armi da guerra (in relazione proprio all’uso delle molotov), danneggiamento seguito da incendio e violenza a pubblico ufficiale, ma la Corte d’Assise presieduta da Pietro Capello ha sancito che non sussiste il reato di terrorismo contestato dalla procura. 

Questo significa che per Natale i quattro potrebbero essere a casa. Il ministro Lupi, pur non contestando la sentenza, ha dichiarato di sperare che la procura la impugni. Sarà coincidenza, ma proprio nel periodo prima e dopo questo pronunciamento episodi di sabotaggio della linea ferroviaria ad alta velocità o di mezzi di aziende che lavorano per essa, sempre a base di ordigni incendiari, si sono ripetuti più volte: il 2 dicembre a Firenze, il 16 a Torino, il 18 Milano, il 23 a Bologna. La connessione tra questi fatti sarà dimostrata o meno dalle indagini, così come l’esistenza di una strategia unitaria, ipotesi al vaglio degli inquirenti. Certo salta agli occhi la strana discussione su terrorismo/non terrorismo che è in corso in questo momento e che vede, tra i minimizzatori, il premier Renzi, il quale ha affermato che quello di Bologna “è solo un atto di sabotaggio”. 

In realtà la distinzione è importante: proprio mentre vengono arrestati per terrorismo i componenti di un’organizzazione di estrema destra che su internet sembravano preparare attentati e azioni insurrezionali, chi va in giro con bulloni e molotov che arriva a far esplodere in luoghi di lavoro o di passaggio di treni, è “solo” un sabotatore. 

A qualcuno potrebbe sfuggire la sottigliezza di queste definizioni. Il fatto è che a spalleggiare i no-tav è un pensiero che raccoglie ideali ecologisti, anarchici, rivoluzionari di estrema sinistra ricongiunti e spalleggiati da intellettuali, docenti universitari, filosofi. Il caso di Erri De Luca, a processo a Torino per aver dichiarato in un’intervista che la Tav va sabotata, è solo uno dei tanti. Si tratta di una vecchia storia italiana: è l’intellighenzia radical che, per la lentezza delle dimostrazioni pacifiche e l’apparente inefficacia della contestazione democratica, teorizza il passaggio dalle parole ai fatti. 

Facciamo una citazione leggera, il geniale Rock di Capitan Uncino di Edoardo Bennato che, uscito nel 1977, il secondo Sessantotto, faceva parlare proprio uno di questi maestri del pensiero: “Io sono il professore della rivoluzione! Della pirateria io sono la teoria, il faro illuminante! Ma lo capite o no? Ve lo rispiegherò! Per scuotere la gente, non bastano i discorsi, ci vogliono le bombe! Io ero un benestante, non mi mancava niente, ma i soldi di papà, li spendo tutti qua a combattere sul fronte!”. 

Un pressante messaggio di tipo culturale che parte dalle università e striscia tra gli esponenti intellettuali più di moda (quanto valgano artisticamente, ai posteri…) tra carta stampata e salotti televisivi, spinge a differenziare e a creare distinguo tra certi insurrezionisti ed altri. Qualcuno viene martellato pesantemente dai mass-media per un paio di giorni, chiuso in galera e gettate via le chiavi: ricordate gli inserruzionisti che a Venezia occuparono il campanile di San Marco con un carro armato che sembrava più un carro da carnevale? Terroristi, razzisti, secessionisti. Qualcun altro gira per la città con molotov e bulloni ed Erri De Luca li qualifica ragazzi con “roba da ferramenta”. 

Un confine sottile si sta toccando da tutte le parti: tra istigazione al terrorismo, semplice sabotaggio, momento dell’azione, sentenze esagerate o minimizzatrici, c’è da sperare che forze dell’ordine e magistratura siano libere da certi bizantinismi e lontane dai Capitan Uncino di oggi, per evitare che qualcuno rischi di farsi veramente male.

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