ISLAM E NATALE/ Farouq: con ogni pallottola muore un corpo e nasce un Cristo

- Wael Farouq

WAEL FAROUQ spiega l’importanza di Gesù Cristo per tutti i musulmani, come si legge più volte nel Corano: uno status superiore perfino a quello del Profeta Maometto

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Molti saranno sorpresi di sapere che Gesù Cristo (su di Lui la pace) possiede, nel nobile Corano, uno status superiore rispetto agli esseri umani ordinari, ai profeti e agli inviati di Dio, incluso il profeta dell’islam Muhammad (la benedizione e la pace di Dio siano su di lui). 

Gesù Cristo, infatti, è la Parola di Dio e uno Spirito che da Lui proviene, deposto nel grembo di Maria Vergine (Sura delle donne, versetto 171). È l’unico a distinguersi dagli altri profeti per la propria immacolatezza e perfezione, non essendo mai caduto nel peccato. Mentre tutti gli altri profeti hanno trasgredito, Gesù Cristo è l’unica eccezione, poiché egli è eminente in questo mondo e nell’altro (Sura della famiglia di Imran, versetto 45), benedetto ovunque egli sia (Sura di Maria, versetto 31) e purissimo (Sura di Maria, versetto 19), cioè senza peccato. È l’unico a parlare nella culla (Sura di Maria, versetti 24-33; Sura della famiglia di Imran, versetti 46 e 48; Sura della mensa, versetto 110). Non ha imparato nulla da nessuno, nemmeno a parlare. Le sue parole e la sua saggezza provengono da Dio e dalla Sua sapienza.

Gesù Cristo è l’unico capace di creare: “Ecco che io vi creerò con dell’argilla una figura di uccello e poi vi soffierò sopra e diventerà un uccello vivo col permesso di Dio” (Sura della famiglia di Imran, versetto 49). È l’unico capace di compiere miracoli e atti straordinari che nessun altro è in grado di fare: “[…] e guarirò anche, col permesso di Dio, il cieco nato e il lebbroso e risusciterò i morti” (Sura della famiglia di Imran, versetto 49; Sura della mensa, versetto 110). 

Gesù Cristo si distingue per esser stato innalzato fino a Dio: “[…] io ti farò morire, e poi ti innalzerò fino a me” (Sura della famiglia di Imran, versetto 55); “[..] ma Iddio lo innalzò a sé” (Sura delle donne, versetto 158). Si distingue, inoltre, perché giungerà alla fine del tempo e riempirà il mondo di giustizia. Dice il hadith: “L’Ora giungerà solo quando il figlio di Maria scenderà, in veste di giudice giusto”. “Egli — cioè Cristo — non è che un presagio dell’Ora” (Sura degli ornamenti d’oro, versetto 61).

L’imam sufita Ibn Arabi, nel suo libro Le rivelazioni della Mecca, ritiene che questo status eccezionale sia dovuto alla natura straordinaria di Gesù Cristo. Infatti — per quanto ci è dato sapere — i corpi di tutti gli esseri umani, da Adamo in poi, sono esistiti prima dei loro spiriti. In altre parole, plasmare il corpo e insufflargli lo Spirito sono atti che si susseguono, non sono simultanei. Dio — a Lui la gloria — prima plasma un corpo umano, poi gli insuffla del Suo Spirito. Il corpo di Gesù, invece, non è stato plasmato prima di insufflargli lo Spirito, ma nello stesso istante in cui lo Spirito gli è stato insufflato. 

Gesù, pertanto, è Spirito di Dio che ha assunto un corpo, non un corpo nel quale è stato insufflato lo Spirito. Di conseguenza, Gesù gode di tutte le caratteristiche dello Spirito. La prima — e più importante di tutte — è che la vita gli è immanente, perché la vita e lo spirito sono inseparabili (Le rivelazioni della Mecca, libro secondo, p.p. 248-250, General Egyptian Book Organization).

Nel Corano, il racconto della nascita di Gesù è preceduto da quello di un’altra nascita, quella del profeta Giovanni Battista, nato da padre anziano e madre sterile (Sura di Maria, versetti 1-33). Giovanni, come si capisce dal suo nome [in arabo Yahia, che significa “egli vive”, ndt], è un simbolo della vita, del primo “soffio”, cioè del soffio dello Spirito nel corpo di Adamo. Un simbolo della vita che non sarebbe né continua né eterna senza il secondo “soffio”, cioè il soffio dello Spirito, cui fa seguito la sua incarnazione, nel grembo di Maria.

Il Natale, dunque, non è un nuovo inizio che rompe con il proprio passato, è un’incarnazione dello Spirito che non cessa di esistere, uno Spirito cui Dio ha destinato — nelle religioni abramitiche — l’eternità. Questo Spirito è l’umanità.

Quando celebriamo la nascita di Gesù Cristo, non dobbiamo dimenticare che la nascita è un evento permanente. Cristo nasce ogni giorno, in ogni luogo, in ogni sacrificio compiuto per la libertà, in Siria, Iraq e Pakistan. Con ogni pallottola muore un corpo e nasce un Cristo. Con ogni incarnazione dell’amore, della misericordia e della bellezza nella nostra vita, nascono un Cristo e una forma nuova dello Spirito eterno, lo Spirito dell’umanità.

Cari amici cristiani, in questi giorni benedetti vi auguro di essere l’incarnazione di tutto ciò per cui Gesù Cristo è nato, di essere i testimoni viventi, nel nostro tempo, di questo Spirito e di questa vita. Buon Natale!

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