PAPA FRANCESCO / Messa e Angelus da piazza San Pietro a Roma: il testo integrale. Oggi 7 dicembre 2014

- La Redazione

Papa Francesco sarà anche oggi, domenica 7 dicembre 2014, in piazza San Pietro a Roma dove alle ore 10.30 celebrerà la Santa Messa seguita dalla recita dell’Angelus.

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Immagine di archivio

“Non possiamo essere messaggeri della consolazione di Dio se noi non sperimentiamo noi per primi la gioia di essere consolati e amati da Lui. Questo avviene specialmente quando ascoltiamo la sua Parola, il Vangelo, che dobbiamo portare in tasca”. Lo ha detto oggi Papa Francesco durante l’Angelus in piazza San Pietro a Roma. “Non dimenticare questo, eh! Il Vangelo in tasca o nella borsa, per leggerlo continuamente. E questo ci dà consolazione:quando rimaniamo in preghiera silenziosa alla sua presenza, quando lo incontriamo nell’Eucaristia o nel sacramento del Perdono. Tutto questo ci consola”, ha aggiunto il Santo Padre.

Papa Francesco sarà anche oggi, domenica 7 dicembre 2014, in piazza San Pietro a Roma dove alle ore 10.30 celebrerà la Santa Messa sul Sagrato della Basilica Vaticana, seguita come sempre dalla preghiera dell’Angelus. Tutta la giornata sarà visibile in diretta streaming grazie al servizio offerto dal Centro Televisivo Vaticano. Nei giorni scorsi è invece arrivato proprio in Piazza San Pietro il consueto albero di Natale che farà compagnia a cittadini e turisti per tutto il periodo delle feste: come fa sapere Radio Vaticana, l’abete di quest’anno è stato donato dalla Calabria, dalla provincia di Catanzaro, è alto 25 metri e pesa 80 quintali. L’albero è stato inoltre tagliato “senza arrecare danno” in un bosco nel comune di Fabrizia, in provincia di Vibo Valentia. Il legno, come ogni anno, verrà poi utilizzato per scopi di beneficenza. “Questo albero proviene dalla zona di Passo dell’Abate, nel comune di Fabrizia, in provincia di Vibo Valentia, ma diocesi di Catanzaro-Squillace – ha detto ai microfoni di Radio Vaticana l’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, mons. Vincenzo Bertolone – L’abete bianco, donato dall’amministrazione provinciale di Catanzaro, è segno di luce e di speranza per l’intera cristianità. La prima Enciclica di Papa Francesco chiarisce il genuino senso della luce della fede, simboleggiata anche da quest’albero. Con questa espressione, la tradizione della Chiesa ha indicato il grande dono portato da Gesù: la luce nata in mezzo a noi a Betlemme viene ben simboleggiata da questa bella forma vivente che è l’albero. La fede che si irradia dall’albero è simbolo di un bene per tutti, di un bene comune” (scorri l’articolo fino in fondo alla pagina per il video).

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Questa domenica segna la seconda tappa del Tempo di Avvento, un tempo stupendo che risveglia in noi l’attesa del ritorno di Cristo e la memoria della sua venuta storica. La liturgia di oggi ci presenta un messaggio pieno di speranza. È l’invito del Signore espresso per bocca del profeta Isaia: «Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio» (40,1). Con queste parole si apre il Libro della consolazione, nel quale il profeta rivolge al popolo in esilio l’annuncio gioioso della liberazione. Il tempo della tribolazione è terminato; il popolo di Israele può guardare con fiducia verso il futuro: lo attende finalmente il ritorno in patria. E per questo è l’invito a lasciarsi consolare dal Signore.

Isaia si rivolge a gente che ha attraversato un periodo oscuro, che ha subito una prova molto dura; ma ora è venuto il tempo della consolazione. La tristezza e la paura possono fare posto alla gioia, perché il Signore stesso guiderà il suo popolo sulla via della liberazione e della salvezza. In che modo farà tutto questo? Con la sollecitudine e la tenerezza di un pastore che si prende cura del suo gregge. Egli infatti darà unità e sicurezza al gregge, lo farà pascolare, radunerà nel suo sicuro ovile le pecore disperse, riserverà particolare attenzione a quelle più fragili e deboli (v. 11). Questo è l’atteggiamento di Dio verso di noi sue creature. Perciò il profeta invita chi lo ascolta – compresi noi, oggi – a diffondere tra il popolo questo messaggio di speranza: messaggio che il Signore ci consola. E fare posto alla consolazione che viene dal Signore.

Ma non possiamo essere messaggeri della consolazione di Dio se noi non sperimentiamo noi per primi la gioia di essere consolati e amati da Lui. Questo avviene specialmente quando ascoltiamo la sua Parola, il Vangelo, che dobbiamo portare in tasca: non dimenticare questo, eh! Il Vangelo in tasca o nella borsa, per leggerlo continuamente. E questo ci dà consolazione: quando rimaniamo in preghiera silenziosa alla sua presenza, quando lo incontriamo nell’Eucaristia o nel sacramento del Perdono. Tutto questo ci consola.

Lasciamo allora che l’invito di Isaia – «Consolate, consolate il mio popolo» – risuoni nel nostro cuore in questo tempo di Avvento. Oggi c’è bisogno di persone che siano testimoni della misericordia e della tenerezza del Signore, che scuote i rassegnati, rianima gli sfiduciati, accende il fuoco della speranza.Lui accende il fuoco della speranza! Non noi.  Tante situazioni richiedono la nostra testimonianza consolatrice. Essere persone gioiose, consolate. Penso a quanti sono oppressi da sofferenze, ingiustizie e soprusi; a quanti sono schiavi del denaro, del potere, del successo, della mondanità.Poveretti! Hanno consolazioni truccate, non la vera consolazione del Signore! Tutti siamo chiamati a consolare i nostri fratelli, testimoniando che solo Dio può eliminare le cause dei drammi esistenziali e spirituali. Lui può farlo! E’ potente!

Il messaggio di Isaia, che risuona in questa seconda domenica di Avvento, è un balsamo sulle nostre ferite e uno stimolo a preparare con impegno la via del Signore. Il profeta, infatti, parla oggi al nostro cuore per dirci che Dio dimentica i nostri peccati e ci consola. Se noi ci affidiamo a Lui con cuore umile e pentito, Egli abbatterà i muri del male, riempirà le buche delle nostre omissioni, spianerà i dossi della superbia e della vanità e aprirà la strada dell’incontro con Lui. E’ curioso, ma tante volte abbiamo paura della consolazione, di essere consolati. Anzi ci sentiamo più sicuri nella tristezza e nella desolazione. Sapete perché? Perché nella tristezza ci sentiamo quasi protagonisti. Invece nella consolazione è lo Spirito Santo il protagonista! E’ Lui che ci consola, è Lui che ci dà il coraggio di uscire da noi stessi. E’ Lui è che ci porta alla fonte di ogni vera consolazione, cioè il Padre. E questa è la conversione. Per favore, lasciatevi consolare dal Signore! Lasciatevi consolare dal Signore!

La Vergine Maria è la “via” che Dio stesso si è preparato per venire nel mondo. Affidiamo a Lei l’attesa di salvezza e di pace di tutti uomini e le donne del nostro tempo.

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