EUTANASIA BAMBINI/ Uccisi per “ragioni” di finanza pubblica in un Belgio senza Dio

- Klaartje Roegiers

Ieri il Parlamento del Belgio ha approvato la legge che estende l’eutanasia anche ai minori, tra la incomprensibile indifferenza di molti. Il commento di KLAARTJE ROEGIERS

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foto Infophoto

Ieri il Parlamento ha approvato la legge che estende l’eutanasia anche ai minori. L’approvazione non dovrebbe lasciare indifferente nessuno, il rammarico invece è che per molti il voto di ieri non rappresenta un tema di grande interesse. I giornali ne hanno parlato con parsimonia e la decisione della Chiesa di organizzare il 6 febbraio scorso una veglia di digiuno e preghiera ha subito diverse critiche: lasci che il Parlamento faccia il suo lavoro, è la democrazia!

Con la sua iniziativa a pochi giorni dal voto, sotto l’impulso dell’arcivescovo André Léonard, la Chiesa ha voluto fare appello al senso di responsabilità di tutti i cittadini, cristiani e non, per stimolare un ultimo dibattito pubblico. A questo scopo, è stato diffuso un documento che riassume una serie di argomenti contro il progetto di legge. Il documento sottolinea come i minori che chiedono l’eutanasia siano pochi, anche in Olanda dove la legislazione vigente già consente l’estensione ai minori: una misura che rimane sorprendente, visto che ai minori non viene riconosciuta, normalmente, la capacità di prendere decisioni importanti per la loro vita affettiva o economica. L’ampliamento ai minori della possibilità di ricorrere all’eutanasia rischia di aumentarne artificialmente la richiesta, aggiunge il documento, richiamando l’attenzione sulle possibilità offerte dalle cure palliative e sedative per alleviare le sofferenze fisiche e psichiche dei malati terminali.

Il documento prosegue dicendo che la violazione del divieto fondamentale di uccidere un innocente apre una porta che sarà poi difficile richiudere, anzi, che tende a spalancarsi sempre di più. La legge escludeva i minori dall’eutanasia, da ieri li include; in diversi casi, si finirà per presumere un consenso che non è stato dato, o che non era possibile fosse dato. Si potrebbe arrivare un giorno a presumere questo consenso anche nel caso di minori incapaci di intendere e di volere, e quindi non in grado di dare un consenso libero e consapevole.

Questa tendenza rischia di non fermarsi più e vi sono già progetti di legge diretti ad aprire l’eutanasia a persone ammalate di mente che ne abbiano fatto precedentemente richiesta. “Come soluzione alle inevitabili fragilità dell’esistenza umana, alle persone malate di mente verrà offerta solo la solitaria decisione di prevedere in tempo la loro uscita da questo mondo, quando altri giudicheranno venuto il momento”.

Diventerà forte anche la pressione sugli anziani perché diano questa autorizzazione anticipata, in modo che non diventino un peso per la società. Non può essere escluso che motivazioni economiche portino un giorno a raccomandare indirettamente l’eutanasia per ragioni di finanza pubblica o di solvibilità delle istituzioni sanitarie e di assistenza.

Un argomento frequente dei sostenitori dell’eutanasia è che si tratta di una decisione del tutto personale: la legge non obbliga nessuno a ricorrervi. Ma il documento sottolinea giustamente che questa pretesa decisione individuale esercita, soprattutto qualora diventi un comportamento diffuso, una pressione terribile sulla libertà degli assistiti, così come su quella delle istituzioni che si oppongono all’eutanasia e su tutte le persone più deboli.

Nell’esperienza del movimento di Comunione e Liberazione, don Luigi Giussani ci ha insegnato che il fondamento di ogni argomento contro tutte le forme di eutanasia è la dignità assoluta di ogni persona, che le viene dalla sua dipendenza diretta da Colui che dà l’esistenza e la dà a ogni cosa: Dio. Se si è incontrato uno sguardo d’amore sulla nostra persona che ci permette di cominciare a vivere e di sperimentare questa dipendenza fondamentale da cui siamo costituiti, diviene possibile affrontare in modo pieno la malattia e la morte. Vi sono molti testimoni di questo modo di vivere, che non è una questione di capacità umane, ma di abbandono a Dio.

 

(Klaartje Roegiers)

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