NAPOLI FALLITA/ Ma è sempre colpa di “qualcun altro”

- Sergio Luciano

Il crack di Napoli certificato dalla Corte dei Conti rivela uno spaccato sociale davvero inquietante in cui una persona su due non paga nè multe nè tasse. Ne parla SERGIO LUCIANO

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Luigi De Maistris (Infophoto)

E’ così vomitevolmente inqualificabile la condizione in cui, a Napoli, la classe politica ha lasciato decomporsi il bilancio locale, e il modo in cui la cosiddetta “società civile” ci ha marciato, che bisogna autocontrollarsi per non scadere nei luoghi comuni e nell’invettiva. Ma la denuncia impietosa della Corte dei conti sulla situazione del bilancio pubblico della città di Napoli, che è ormai tecnicamente fallita, non permette interpretazioni morbide.
Da un lato, un ceto politico – va detto, da oltre vent’anni guidato dalla sinistra in Comune e a lungo anche in Regione – commette in pratica scientemente del falso in bilancio, se consideriamo che accreditano come incassate le imposte teoricamente dovute dai cittadini e le multe comminate, pur sapendo assai bene che (purtroppo) quegli importi non saranno mai incassati perché il tasso di evasione è lunare, e strumenti coercitivi efficienti non ne esistono; dall’altro lato, una popolazione che per il 50% evade le tasse e le multe, in sostanza – l’espressione forte è d’obbligo – “se ne fotte” dello Stato. Non paga e non pagherà, e quindi ogni giorno che passa approfondisce il “buco” nei conti comunali.
Tutta povera gente? Tutti sottoproletari urbani che non superano la terza settimana? Macchè. Se si consultano i dati Istat sui consumi delle famiglie, il valore di quelli del Sud sono del 20% inferiori alla media nazionale, non certo del 50%. Multe e tasse vengono evase perché lo Stato non c’è, la sensazione di impunità e proterva, e la spontanea adesione ai doveri dei cittadini non è percepita. Colpa dei singoli, nei loro quotidiani comportamenti come nel comportamento elettorale, che periodicamente continua, ciecamente, a premiare – trasversalmente ai partiti – i peggiori campioni del voto di scambio.
Una situazione allucinante, da evocare – questa sì, non è un’iperbole – come unica soluzione quella del commissariamento a lungo termine, con una protratta sospensione dell’autonomia locale e un presidio capillare da parte delle autorità centrali di tutti i gangli della vita amministrativa locale.
Certo, non tutta la Campania soffre della stessa sindrome. Basta scendere a Sud per altri 50 chilometri e a Salerno sembra di stare in un altro mondo. Ma ancor di più allora sorge insopprimibile una reazione di protesta e ribellione a uno status quo che, alla fin fine, non mancherà di scaricarsi sui conti nazionali e quindi nelle tasche di chi le tasse le paga. L’attitudine piagnona di un certo risorgente meridionalismo che accusa sempre “qualcun altro” dei mali del Mezzogiorno, di fronte a queste evidenze dovrebbe avere il pudore di autocensurarsi.



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