ETEROLOGA/ Nicola e Vincenzo, quel gesto che dà alla vita più valore della scienza

- Gianfranco Lauretano

Mentre due uomini perdono la vita nel tentativo di salvare quella del familiare in pericolo, viene dichiarata l’illegittimità della legge 40. Quanto vale la vita umana? GIANFRANCO LAURETANO

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(InfoPhoto)

Quanto vale la vita di una persona?  Nicola Rizzi, di cinquant’anni e suo figlio Vincenzo di ventotto avrebbero risposto senza esitazione: il valore di un uomo è infinito, incommensurabile, tanto che per salvare una vita si può dare persino la propria. E purtroppo è quello che è successo martedì scorso, nell’immensa tragedia che ha colpito la famiglia Rizzi, la città di Molfetta e tutti noi: nel tentativo di soccorrere Alessio, il secondo figlio, colpito da malore mentre era all’interno di una cisterna che doveva pulire (i tre erano di Bitonto e lavoravano per una ditta di pulizie), Nicola e il figlio maggiore Vincenzo hanno perduto la propria.

Il contraccolpo doloroso è stato talmente grande che il sindaco di Molfetta, Paola Natalicchio, assieme al collega Michele Abbaticchio, sindaco di Bitonto, ha proclamato il lutto cittadino. Lutto aggravato dal mesto ricordo, che ancora brucia nella memoria della gente del luogo, dell’incidente avvenuto il 3 marzo 2008 in un’altra ditta della zona, la Truck Center, dove cinque operai morirono inalando acido solfidrico durante la pulizia di una cisterna per aver cercato di soccorrersi a vicenda, in un fatto che ha drammatiche coincidenze con quello di martedì. Quanto tutto ciò fosse evitabile lo appurerà la procura di Trani, che sul fatto ha aperto un’inchiesta, e sarà argomento del dibattito e delle discussioni sulla sicurezza sul luogo di lavoro che si sono già accese intorno al fatto e che, speriamo, portino a risultati più concreto di altre discussioni simili, avvenute dopo incidenti del genere. Il gesto di Nicola e Vincenzo è comunque un’affermazione del valore assoluto della persona e, in questo, resterà inciso eternamente, oltre che nel cuore di Alessio e di tutta la sua famiglia, nel cielo della nostra ammirazione.

Fa specie in questo caso pensare che il giorno dopo, mercoledì, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della legge 40, che vieta la fecondazione eterologa, cioè quella che fa ricorso a donatori esterni alla coppia di ovuli e spermatozoi. Mille considerazioni si possono fare su quello che ormai è la trasformazione di ogni desiderio, anche sacrosanto per carità, come quello della procreazione, in diritto. Ciò che mi ha colpito è che la decisione della Consulta recepisce normative europee secondo le quali occorre che gli stati membri adeguino la loro legislazione al consenso popolare e ai progressi scientifici. Ecco dunque spiegata l’origine dell’etica: ciò che decide il valore della persona e il suo bene sono la maggioranza e la scienza. 

Solo la paura di essere irrispettoso mi fa appena sussurrare che la Germania nazista si basava su un vasto consenso popolare e che vi fu in essa un notevole progresso scientifico. Eppure noi non ci stanchiamo di far memoria, perché non si ripetano, degli orrori in cui un’etica fondata su questi presupposti ci ha precipitato. I risultati sono (per ora) assolutamente diversi, anche se il prossimo passo verso la liberalizzazione degli esperimenti sull’embrione umano, a cui varie associazioni scientifico-laiciste si stanno già attrezzando, è preoccupante; ma il principio dell’etica non è lo stesso? Nella povera, schizofrenica Italia, due eventi probabilmente all’opposto ci dicono cosa fonda il valore della persona. Io sto col gesto eroico di Nicola e Vincenzo che danno alla vita un valore incondizionato e libero da ogni consenso popolare e ogni progresso scientifico.



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