DIVORZIO BREVE/ La politica contro la famiglia: tutte le colpe dei cattolici

- Paola Binetti

PAOLA BINETTI interviene sul decreto legge che autorizza il cosiddetto divorzio breve approvato dalla Camera dei deputati nei giorni scorsi. Ecco cosa dice al proposito

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Immagini di repertorio (Infophoto)

Il divorzio breve, meglio chiamarlo divorzio lampo, è passato alla Camera: solo trenta colleghi di vario schieramento hanno votato no, ma tutti nelle file del centro-sinistra hanno votato a favore, senza sollevare nessuna obiezione. Senza prendere le distanze da un disegno di legge così veloce, da sorprendere per i tempi prima ancora che per i suoi contenuti specifici. Conoscendo lo stile di lavoro del parlamento in questi ultimi anni è difficile immaginare un iter così veloce, dal momento che per superare l’abituale ostruzionismo della giungla di emendamenti serve la Fiducia!

Difficile credere che 600 persone abbiano trovato un comune sentire per decretare così fulmineamente il fallimento della famiglia! Sembra piuttosto che il ciclone Renzi e l’indiscussa egemonia del Pd abbiano definitivamente archiviato il tempo del dibattito convinto e partecipe dei parlamentari di area cattolica. Dal punto di vista “etico” il giudizio sul divorzio non dipende dalla dimensione tempo: cinque, tre, un anno! O addirittura sei mesi non intaccano la sostanza! 

Intendiamoci, il valore del matrimonio appartiene a tutti gli uomini di qualsiasi credo e convinzione politica, culturale e religiosa… Si nasce in famiglia perché così lo vuole la natura e perché così lo hanno elaborato secoli di cultura giuridica, sociale, psicologica… Ma anche economica! È proprio quest’aspetto multidimensionale del matrimonio che è stato totalmente trascurato: le sue radici profonde nella tessitura della coesione sociale intra e intergenerazionale. La famiglia, ogni famiglia, nella complessità dei suoi vincoli abbraccia ampi spazi di società, con rimandi reciproci che danno vita ad una solidarietà calda ed umana. 

La famiglia conta su di un appoggio formidabile contenuto nella nostra Costituzione, l’articolo 29 voluto all’unanimità dai Padri costituenti, che non può però limitarsi ad essere un semplice enunciato, bello ed elegante, appeso come un quadro in un salotto istituzionale..senza influire affatto sulle decisioni reali di governo e parlamento!

Velocissimo il Parlamento a deliberare sullo stato di crisi della famiglia, sul numero delle famiglie che si separano, ormai uguale a quello delle nuove famiglie, come se ci si trovasse davanti ad una parità di bilancio. Non ci si può limitare a prendere atto che ci sono tante nuove famiglie quante sono le “ex-famiglie”, come qualcuno le ha chiamate! E di queste poco più  dell’1% si rimettono insieme.

Sembra che la separazione prima e il divorzio dopo siano diventate una malattia contagiosa e progressiva, per qualcuno addirittura incurabile! Tre anni di separazione in genere non aiutano affatto a rivedere le proprie posizioni e sembrano trascorrere invano… Perché le coppie vengono lasciate sole ad affrontare le loro difficoltà e non ci sono punti di riferimento a cui potersi rivolgere. Soffrono la loro solitudine che si aggrava anche per le inevitabili tensioni di ordine economico che non di rado si scaricano sui bambini, quando ci sono! 

È una tragedia annunciata, se teniamo conto del fatto che in tutti questi anni nulla si è fatto per le  Politiche familiari, da sempre le grandi assenti nel panorama politico!  Se ben poco ha fatto la politica, pressoché nulla hanno fatto le associazioni familiari, concentrate su altri obiettivi, ma distratte rispetto alla vera posta in gioco: rafforzare l’unità familiare, prevenire le crisi, intervenire precocemente con competenza professionale e saggezza umana… Anche dall’area cattolica è mancata quella creatività dell’amore che inizia nella propria famiglia e poi contagia a macchia d’olio le famiglie vicine, per sostenere, incoraggiare, affiancare… Una famiglia in crisi chiede aiuto in mille modi diversi, esprime il suo disagio ad una molteplicità di interlocutori che potrebbero dare una mano, ma ciò non avviene quasi mai! 

Non stupisce quindi che nell’indifferenza generale in questo disegno di legge siano scomparsi anche i bambini e l’interesse primario dell’infanzia. Conta solo l’accordo tra i genitori, il loro diritto a provare ad essere felici un’altra volta! Che tutti siano felici è un auspicio condiviso, ma che questa sia la strada giusta è tutto da verificare! Vorremmo una prevenzione dal divorzio ma non c’è! Vorremmo interventi concreti per aiutare le famiglie giovani quando compaiono i primi sintomi di crisi, ma non ci sono! 

C’è solo la possibilità di dire: è tutto finito, andate in pace, se potete! A noi tocca immaginare un futuro migliore per le future coppie, perché finora abbiamo sbagliato molte cose, forse troppe! Come politici di ispirazione cattolica sappiamo da dove ricominciare: dalla famiglia! Perché la famiglia, ogni famiglia ci riguarda, e non possiamo sottrarci alla responsabilità di porre un argine alla sua crescente fragilità!

Ma non basta rimandare le cose al Senato, sperando ingenuamente che lì potranno fare più e meglio di noi! Occorre mobilitare l’opinione pubblica  ponendo loro tre semplici domande: 

Se come è auspicabile, ti interessa davvero la famiglia, come pensi che si possano aiutare le coppie in crisi?

Pensi che l’aiuto alla famiglia, per rafforzarne i legami interni, sia un fatto esclusivamente privato o interessi la società?

Sapresti indicare alcuni eventi sentinella che permettono di capire quando una coppia è in difficoltà? 

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