PAPA/ Francesco e la corruzione, dal Mose fino alla vigna di Nabot

- Mauro Leonardi

Papa Francesco è giusto non giustizialista. Sono due giorni che a Santa Marta parla di corruzione e di corrotti ma non usa le parole come fa certa stampa. MAURO LEONARDI

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Papa Francesco (Infophoto)

Papa Francesco è giusto non giustizialista. Sono due giorni che a Santa Marta parla di corruzione e di corrotti ma non usa le parole che certa stampa usa: non ha detto che tutti i politici sono corrotti, né che lo sono tutti i manager d’azienda; e neppure ha affermato che per il solo fatto di finire sui giornali o essere sotto processo si è colpevoli. Perché, credetemi, il Papa non fa discorsi politici. Lo spunto delle sue omelie nasce dalla liturgia che ieri e oggi ci ha raccontato del re Acab che voleva allargare il proprio giardino con la vigna di Nabot. Questi si rifiuta di vendergliela e così la moglie Gezabele lo fa trascinare in tribunale, lo fa condannare ingiustamente e consegna la vigna al marito. 

“Questa storia – ha detto ieri il Papa – si ripete continuamente. Sui giornali noi leggiamo tante volte: ah, è stato portato in tribunale quel politico che si è arricchito magicamente. È stato portato in tribunale quel capo d’azienda che si è arricchito sfruttando gli operai. Ma chi paga la corruzione, chi dà la tangente? No, quello è l’intermediario. La corruzione in realtà la paga il povero”. E i poveri sono tutti quelli che dovrebbero ricevere qualità a un certo prezzo e che invece, per quel denaro, ricevono meno (o nulla). Parla di malati e di ospedali; di bambini e di carcerati; di ecclesiastici che non fanno il loro dovere, di “poveri materiali e poveri spirituali”. Dice così il Papa, per chiarire, come ha fatto molte volte – l’ultima nell’intervista a La Vanguardia – che quando parla di povertà lo fa “in un senso teologico, non sociologico. Non si può comprendere il Vangelo senza la povertà, ma bisogna distinguerla dal pauperismo“.

Non è comandare in sé che rende corruttori ma quando il potere cessa di essere servizio: “l’unica strada per uscire dalla corruzione è il servizio”, ha concluso l’altro ieri. E oggi, forse pensando a chi aveva colorato di politica le sue parole spirituali, ha aggiunto “Quando noi diciamo: ‘Quest’uomo è un corrotto, questa donna è una corrotta… ma fermiamoci un po’: ‘Tu hai le prove?’ perché dire di una persona che è un corrotto o una corrotta, è dire che è condannata, è dire che il Signore l’ha cacciata via”. 

Chissà se chi dovrà rettificare lo farà. Lo spero ma non ne sono sicuro perché è più facile usare il Papa per fare di ogni erba un fascio ed emanciparsi dagli scandali del Mose veneziano o dell’Expo 2015. Eppure alla Cei, il 19 maggio, Francesco ha detto che nella sala d’attesa dei disoccupati “il dramma di chi non sa come portare a casa il pane si incontra con quello di chi non sa come mandare avanti l’azienda”. 

Il Papa sa che non si è colpevoli per il solo fatto di finire sui giornali o in tribunale. Per coincidenza, proprio ieri le agenzie davano una notizia che conferma quel suo “tu hai le prove?”. Nei prossimi giorni, forse addirittura oggi, Marco Rusconi, trentasei anni, ex-sindaco di Valmadrera, tornerà a casa dopo due mesi di carcerazione in attesa di giudizio, per corruzione. È una storia da infarcire di “se” e di “ma” perché la giustizia deve ancora completare il suo corso, ma c’è tutto per pensare che Rusconi sia un novello Nabot. 

Due mesi fa, di notte − ma perché, poi, di notte? − la guardia di finanza fa irruzione a casa sua e davanti alla moglie e a due bimbe lo arresta come mafioso perché “un pentito” avrebbe detto che nelle tasche del primo cittadino sarebbe finita l’ingente cifra di cinquemila euro (5000 euro: avete letto bene). Peccato che proprio la gara d’appalto venisse revocata quando si sospettò che dietro uno dei concorrenti potesse esserci la ‘ndrangheta. Insomma Rusconi, e ancor più le sue bimbe, sarebbe la vittima non il corruttore. Dicono che tutta Valmadrera ne sia convinta e prova ne sarebbe la valanga di consensi raccolti dalla sua lista civica alle ultime elezioni. 

Staremo a vedere ma intanto oggi, per verificare quanto ormai siamo disposti a scendere a patti con la semplificazione pur di ricevere conferma al ciò che già sapevo, proviamo a spigolare un po’ tra i giornali e vediamo quanti sono a non strumentalizzare ciò che ha detto il Papa. Perché lui sa che i poveri non sono quelli che non hanno cose ma sono quelli che non hanno voce, che non hanno niente e che nessuno li difende. E può accadere di essere così anche a qualche capo d’azienda o a qualche politico: come il paesino di Valmadrera pensa sia avvenuto per il suo ex-sindaco. I poveri sono quelli che ti guardano e non ti dicono “fame” ma ti chiedono “pane di senso”, di libertà, di vita. E per questo, i poveri, e il Papa ha ragione, sono le vittime dei corrotti, di quelli cioè che li usano e che li fanno diventare i capri espiatori di mille situazioni perché tanto non hanno né voce né  difensori. E a volte, ripeto, i poveri, sono anche i politici e i capi d’azienda finiti sui giornali. Hanno un volto. E se hai il coraggio di guardarli e di farti ferire te lo puntano addosso.

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