LA STORIA/ Antonietta Colucci, lo chef con il cuore in mano

A Milano ci sono sempre sorprese anche nei ristoranti. MARCO GATTI ci racconta la bella storia di Antonietta Colucci, uno chef che ha girato Europa e Italia

06.06.2014 - Marco Gatti
ristorante_colucci_R439
Il ristorante di Antonietta Colucci

Si avvicina Expo 2015. E l’appuntamento accende i riflettori sulla Milano del gusto, da non confondersi con la Milano da bere di ben altri periodi. Andrea Berton, Carlo Cracco, Davide Oldani, i tre chef rappresentanti della Nuova Cucina Italiana, han firmato insieme “Risata colorata”, il piatto con cui il capoluogo lombardo ha voluto festeggiare i 365 giorni dal grande evento. Aimo e Nadia Moroni e i loro eredi Alessandro Negrini e Fabio Pisani, Pietro Leemann, Gualtiero Marchesi, Claudio Sadler, Gaetano Simionato, Luigi Taglienti, Sandra Ciciriello e Viviana Varese, sono le bandiere della ristorazione d’autore della città: sono intervistati, fotografati, raccontati da tv, radio, giornali di tutto il mondo. 

Ma la forza mediatica di questi chef “famosi”, non deve oscurare la presenza di un gran numero di emergenti – è il caso di Antonio Facciolo della Brisa, di Andrea Provenzani del Liberty, di Cristian e Manuela Magri del Magri, di Sardella e Viviani di Mamai, di Matteo Fronduti del Manna, di Juan e Cristina Lema del Mirta, di Giberti, Bamberghi e Scanni del Pavè, di Fabio Paolini e GianMarco Senna del Bianca e della Pesa, di Delcourt e Ingannamorte, Fabi e Battisti, di Erba Brusca e Ratanà, di Massimo Motola del Testina – che han portato ai piedi della Madonnina il gusto, a prezzi per tutte le tasche. 

Non deve far dimenticare tavole dall’identità forte come l’Altra Isola, Da Giulia, Masuelli, Le Rosse, Da Salvatore. Soprattutto non deve togliere la voglia di scoprire le tante persone fantastiche, che, lontane dai riflettori, fanno ristorazione con l’anima! Un esempio? Antonietta Colucci. 

È donna eccezionale. È “angelo matto”, una di quelle persone carismatiche che vivono la vita con un cuore immenso. Ha sofferto tantissimo. Ma il suo sorriso, profondo, dice che le prove della vita non l’hanno resa cinica, bensì, misteriosamente, sono state il percorso che le ha fatto scoprire la gioia vera. Nata in Basilicata, ha conosciuto presto il dolore. È ancora bambina, quando il padre, emigrato in Germania, rimane invalido per un infortunio sul lavoro. Tocca alla mamma prendersi cura del marito e delle quattro figlie. I soldi son pochi, ma in famiglia c’è amore. Per fare la sua parte, Antonietta inizia presto a lavorare. Nei campi. Il sogno di un futuro migliore, che era stato già di suo padre, la porta a partire. Arriva a Milano, e si mette a sgobbare senza risparmiarsi. Fa la cameriera, in un bar tavola calda. La sua giornata va dalle 4.30 a notte fonda. La domenica? Niente divertimenti, dorme tutto il giorno, deve recuperare energie…

Passano gli anni e ormai signorina, conosce un ragazzo, Oscar. È l’amore della sua vita. Giovane brillante, è manager apprezzato. Quando riceve un’offerta di trasferirsi a Parigi, chiede ad Antonietta di andare in Francia con lui. Lei accetta, ma siccome non sa stare con le mani in mano, trova un locale, e lo trasforma nel suo primo ristorante. Cucina italiana. È un successo. Per quasi dieci anni vivono all’ombra della torre Eiffel. Poi, tornano in Italia. Aprono una nuova attività, a Santa Margherita Ligure. È ancora successo. Tra i clienti ci son molti milanesi, che spesso ripetono perché non si spostano a Milano. 

Quando si presenta l’occasione, la possibilità di prendere la celebre Osteria di Porta Cicca (Ripa di Porta Ticinese, 51 –tel. 028372763), lo fanno. Gli esordi son felici. Ma, presto, Oscar vola in cielo. Per Antonietta è dolore straziante. In quei giorni bui, però, accade l’imprevisto. Al suo fianco, angeli in carne ed ossa. Con loro impara a vedere la vita con occhi nuovi. E come chi ha molto ricevuto, per quella sorta di desiderio di restituzione del dono avuto, accetta di vivere una pagina nuova dell’Osteria. 

Nell’avventura coinvolge Gerardo Giudice, chef di valore formatosi a Parigi, oltre ai bravissimi Andrea Navone, Mafalda De Luca e Jamal Fernando. In sala al suo fianco c’è l’ottima Monika Kamiska. Morale. Qui, oggi è luogo che è bellezza, gusto, accoglienza, tra i migliori di Milano. Elegante e moderna, la sala, raccolta e romantica, con le vetrine affacciate sul Naviglio, con i tavoli, apparecchiati con cura. Impeccabile il servizio. A tutta gola, la cucina, con proposte come tonno di coniglio con il suo fegato salsa teriyaki, ravioli “alla milanese” con salsa al midollo (omaggio stragoloso all’Expo2015), spaghettoni cacio e pepe con scampi marinati al lime, tegame di scampi (must del locale), suprème di faraona salsa ostrica rabarbaro e semi di lino, biscuit al cioccolato con banana fumè creme brulèe al rhum croccante all’arancia. Milano è una sorpresa!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori