IL CASO/ Usa, 17 teenager figli di tre genitori: noi, povere cavie senza Padre

- Monica Mondo

Infiniti scambi di provette, madri surrogate e una fecondazione assistita che sembra fuori controllo. Riusciremo a rifondare una società più umana? MONICA MONDO

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Immagine d'archivio
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Se non si trattasse di noi, se non riguardasse la nostra vita e il nostro futuro, ci sarebbe da riderci su, e ripetersi il vecchio proverbio, “chi la fa l’aspetti”. Avete voluto la liberalizzazione assoluta delle pratiche di fecondazione, con relativi affitti di uteri e compravendita di ovuli e sperma? Eccovi serviti. In Usa si accorgono ora che ben 17 teenagers sono nati da tre genitori, secondo una tecnica “controversa”, la si definisce, che utilizzava il materiale genetico di tre persone, attualmente sospesa. Non si sa, si dichiara candidamente, se i giovani in questione abbiano più o meno problemi di salute, chissà. Cavie, insomma, con in aggiunta il dato non trascurabile di non avere padre e madre certi. Cogliamo l’obiezione: avranno tre affetti pieni e diversi, insomma dei privilegiati. Se il transfer di citoplasma utilizzato per la procedura procreativa non deciderà di fare le bizze, e guai.

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In Giappone, è caccia al prodigioso ventiquattrenne che avrebbe sparso seme qua e là, avendo almeno 18 figli da madri surrogate: nove glieli hanno trovati in casa, in una serra di pianti, biberon e pannolini, in un harem di donne affaccendate, ma poiché il giovane che sognava in grande aveva chiesto più uteri in affitto, dichiarando di voler avere mille figli, ci si sveglia, adesso, a ragionare sulla sua sanità mentale, e ad aprire qualche finestra sul possibile orrore. Intanto lui è scappato. Non ci voleva molto a capire: follia, o traffico di minori, visto che il ragazzino precoce e superdotato, soprattutto di soldi, suole andare avanti e indietro dalla Thailandia, guarda caso. In fondo quei figli se li è comprati, perché una madre in affitto costa. E se sono suoi, ne fa quel che vuole, regalando prossime puntate al seguito di The Millionaire. Ricordate i bambini storpiati e venduti sui mercati del sesso o della mendicità forzata?

Suona quasi commovente l’inascoltato monito di quella donna ormai quasi sessantenne, di cui ci dà conto la cronaca odierna, adottata da piccina, che ha ottenuto dal tribunale licenza a ricercare la sua vera madre naturale. Sembra gridare alle nostre sorde orecchie: il sangue chiama, devo sapere! L’educazione conta, la genetica pure, ma c’è un legame che quei nove mesi hanno reso insostituibile e indissolubile, devo sapere! Macché. Assisteremo nei prossimi decenni alla fantascienza applicata, per non dire il suo nome vero, eugenetica, e di pasticci se ne vedranno parecchi, se non fosse che il termine suona offensivo, trattandosi di vita umana.

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Infiniti scambi di provette, donatori di sperma e ovuli ammalati, biondi o bruni o mori o rossi, malati e falsi malati gettati via, dna identitari mancanti per curarsi, straniamenti, ansie di ritrovare i genitori perduti.  

Occasione di altre compravendite lucrose: ti troviamo l’ovulo che ti ha generato, 10mila euro. Volevi una femminuccia e ti è arrivato un maschietto, per di più minuto? Si fa scambio, te la troviamo noi la coppia disponibile. 50mila euro. Vuoi conoscere se avrai il Parkinson? Scriviamo l’albero genealogico andando a caccia per il mondo intero. 30mila euro, o dollari, o rubli, o rupie. Ben ci sta. Se non fosse, appunto, per quei bambini, inconsapevoli e innocenti.

Un errore di Dio la loro venuta al mondo? Uno scherzo della natura, la loro vita? Non è possibile, se l’essere è meglio del non essere, se la vita è sacra, sempre e comunque. Anche se la loro è frutto dell’egoismo irresponsabile, del deviato desiderio di genitorialità, di un amore possessivo e cieco, di un’idea di libertà distruttiva, perché crea sofferenze e privazione. Ogni vita è unica e irripetibile, e da amare e proteggere. Chissà che le follie dell’uomo o i disegni del male su di lui non siano così plateali da spalancare uno squarcio nella ragione, da suscitare ribrezzo, da spingere a ripensamenti, e rifondare una società più umana.

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