BIMBO DOWN ABBANDONATO/ Non era l’inquilino di un utero in affitto, viveva a casa sua

- Mauro Leonardi

MAURO LEONARDI commenta la storia del piccolo Gammy, il bimbo con la sindrome di Down abbandonato da una coppia di australiani che aveva avuto due gemelli da una madre surrogata

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Immagine di archivio

La storia di Gammy è una di quelle che non hai parole. Perché quelle che ci sono, da sole, non bastano più, non spiegano più. Io avevo: donna col pancione, madre. Adesso come si dice: rimanere incinta? Aspettare un bambino, come si fa? Io sapevo: si fa con l’amore, quando è bello. Si fa con il sesso senza amore – spesso – ed è meno bello. Sicuro avete provato anche voi, questi ultimi due o tre giorni, a raccontarla, la storia di Gammy il bimbo non ritirato. Ce n’erano due sul bancone e hanno preso solo quello venuto bene. Non era Gammy, perché lui non era corrispondente ai termini contrattuali: è down e con un grave problema al cuore. Bisognoso di urgente riparazione, pena la morte in breve.

Eravate a tavola, dicevate che un’estate così sembra un autunno e poi questo Renzi che flirta col Cavaliere, e a un certo punto avete provato a parlare di Gammy, ma la lingua si è inceppata, lo ricordate? E nessuno vi ha aiutato perché come si chiama una donna con il pancione ma con dentro il figlio di un’altra coppia? Utero in affitto? Però poi devi spiegare che la signora thailandese con la pancia riempita tramite agenzia dell’ovulo fecondato di una coppia australiana, non è che sia proprio esattamente un’incubatrice sterile. Perché l’utero sta dentro una donna che se le riempi l’utero diventa una mamma: perché il cervello di un bimbo, nei primi tre mesi di vita in pancia, è impastato dei suoni, dei rumori, dei pensieri, dei sapori che sono la mamma. Madre thailandese, se la donna è thailandese. Allora “utero in affitto” non basta, e devi avvicinarti a un più mite: “madre surrogata” o anche “madre biologica”. E sono sicuro che se avevi la voglia di raccontare a chi vive con te, dei 15.000 dollari per affittare l’utero di una donna in cui impiantare l’ovulo di un’altra donna fecondata dal proprio marito con in mezzo un’agenzia e poi due bambini gemelli che nascono uno è sano e uno no ma l’agenzia non l’aveva detto alla donna che erano due (senza virgole e virgolette, perché va letto tutto d’un fiato: e se non ce la fate a trattenere il respiro allora respirate dove volete, non devo essere io a dirvelo perché il respiro è vostro: io ho già i miei problemi con il mio).

Se avevi voglia di raccontarla, la storia di Gammy, ti passa. Io li capisco quelli che al pensiero di Gammy si fermano e preferiscono parlare dell’estate che non c’è ma forse a ferragosto arriva.

Per fortuna però c’è Twitter. Che oltre a trovare i soldi per il cuore di Gammy ha trovato anche le parole per dirlo. C’è riuscito @brunomastro: “Se vuoi ottenere, selezioni il prodotto. Se vuoi generare, dai e accogli ciò che è così com’è”. Tutto qui il problema. Eterologa: basta la parola, e capisci che è una tecnica per ottenere. Generare, invece, è un’altra cosa. Generare è dar spazio e tempo a una crescita che non viene da chi genera. Generare non è fare ma lasciare che si faccia. Che si faccia in me, in noi. Invece la tecnica è fuori e dentro. Fuori, io metto. Dentro, tu cresci. Poi, io prendo. E poi che succede? Succede che se si fa della vita una tecnica, se si applica alla vita una tecnica, la vita non ci sta. Perché non si può. Non è che la vita fa i capricci. È che proprio non si può. E allora lei fa ciò che è: fa la vita. E la vita non funziona con le istruzioni, con i protocolli, con le leggi adeguate, con i contratti. La vita non si fa così, perché “non si fa” ma “si lascia fare”, si “lascia che avvenga”. A quattro mani. E due sono di Dio. E Dio è forte. Perché è vita. E vince. La vita vince sempre. E Gammy nasce com’è, non li rispetta i contratti. Ora sta con la mamma. Non gli interessano le battaglie legali. Non era un inquilino di un utero in affitto, viveva a casa sua.

Come lo chiamo quell’abbandono selezionato, quella “quasi mamma” madre surrogata che ora come fa a farlo operare Gammy e se non lo opera, muore? E come la chiamo quell’altra donna, che gli ovuli erano i suoi e come fa a dire ma mio è quello sano e ora dice però io sapevo che ce n’era solo uno? (senza virgole e virgolette: il motivo è il respiro e l’ho già spiegato sopra). Bravo @brunomastro su Twitter: se vuoi generare, dai e accogli ciò che è così com’è. Allora smettiamola di dire “faccio l’amore”: amiamoci. Smettiamola di dire “facciamo la chiesa”: la chiesa si faccia in noi. E così via. L’aveva già detto, duemila anni, fa una ragazza di tredici anni circa.

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