USTICA/ Priore: il silenzio (di alcuni) nasconde ancora la verità sulla strage

- int. Rosario Priore

ROSARIO PRIORE  a lungo a capo delle indagini sulla strage di Ustica, risponde a diversi interrogativi in merito all’apertura degli Archivi di Stato. Ecco cosa ha detto in questa intervista

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Un DC-9 come quello Itavia abbattuto nei cieli di Ustica il 27 giugno 1980 (Immagine d'archivio)

Grazie all’apposito decreto Renzi che ha permesso l’apertura degli Archivi di Stato, dopo i documenti sulle stragi di mafia vengono resi pubblici i documenti – per ora quelli appartenenti al ministero degli Esteri – relativi alla strage di Ustica del 27 giugno 1980. Una strage, come ha sottolineato in questa intervista a ilsussidiario.net il magistrato Rosario Priore che ha condotto per lunghi anni le indagini più significative, “che lascia l’amaro in bocca per non essere riusciti a risolverla dopo quattro decenni”. Le carte che adesso si possono consultare, aggiunge, “potrebbero però permettere di darci elementi importanti per giungere alla verità. Il problema è di non scontrarsi con il segreto militare, perché su quello nessuno Stato è disposto a collaborare, come è accaduto fino a oggi. Ma proprio il silenzio di alcune nazioni potrebbe darci la verità definitiva”.

I nuovi documenti resi disponibili sul caso Ustica potranno darci elementi davvero significativi, o si rischia un nulla di fatto come è stato ad esempio con le carte sulle stragi per mafia?

Credo che possano darci diversi elementi importanti, proprio perché sono tanti quelli sfuggiti alle nostre inchieste.

Ad esempio?

Potrebbero essere carte dei servizi segreti o dei ministeri. Chi non ha dimestichezza con questo tipo di documentazioni non ha idea di quante carte ci possano essere in casi come questo. Tra carte di medio o poco conto ce n’è sempre qualcuna di valore.

C’è un riferimento a lei. Si parla del 3 maggio 1992, quando “l’ambasciata del Cairo informa il ministero degli Esteri che il giudice Rosario Priore ha chiesto e ottenuto che venga interrogato dagli egiziani l’ex primo ministro libico Abdel Hamid Baccouch, il quale avrebbe confermato che il bombardamento dell’aereo dell’Itavia è opera di un aereo libico per ordine diretto di Gheddafi”. Che cosa può dirci in proposito?

Di queste affermazioni a dire la verità non abbiamo trovato riscontro. Non si sono infatti trovate tracce di un bombardamento vero e proprio, né tantomeno chi avrebbe potuto bombardare. Questo ministro era un oppositore di Gheddafi, dunque aveva delle relazioni delicate e può aver detto qualunque tipo di cosa. Noi ci siamo sempre rimessi a quelli che erano i riscontri oggettivi, indipendentemente da quanto si diceva da parti diverse. Quanto cita lei non ha trovato riscontro in questa versione. 

Si parla poi dei presidenti del Consiglio Massimo D’Alema e Giuliano Amato che si sono rivolti alle più alte autorità francesi, americane e libiche per chiedere di fare luce sulla strage, ma senza ottenere quasi nulla. Su questo che commento può fare?

A dire il vero l’America ha dato un certo seguito alle mie rogatorie, feci circa cento richieste di istruttorie. La maggior parte di esse ha avuto risposte, a volte risposte formali, mentre quelle sostanziali, che si rivolgevano a domande di natura militare, non sono mai state accettate. Al Belgio ho chiesto se aveva aerei militari in volo quella notte, mi hanno risposto che è un segreto militare e che perciò non vengono a riferirlo a noi. La Francia per molto tempo non ha dato o ha dato risposte che non avevano gran valore.

Del tipo?

Ad esempio, che il radar di Solenzara (in Corsica, ndr) addirittura chiudeva alle 17. Una risposta piuttosto strana, non trova? Adesso sembra che abbiano un altro atteggiamento e che vogliano far interrogare i piloti dell’aviazione navale che quella sera erano in volo.

 

Si parla poi del Mig libico trovato sui monti della Sila su cui non c’è mai stata chiarezza. La tesi ufficiale è che sia caduto un mese dopo la strage di Ustica, si legge nelle carte.

Al tempo si raggiunse una buona certezza sul fatto che fosse caduto la sera del disastro. La collaborazione su questo non fu granché da parte di nessuno, solo gli americani ci dissero, tramite il capo della Cia il quale andò a vederlo di persona, che in effetti l’aereo era caduto tempo prima. Venne infatti scoperto tre settimane dopo la strage. Il capostazione aereo di Roma disse invece che non sarebbe mai andato in loco se la notizia fosse già apparsa sulla stampa, e quindi ci indicava che la caduta del Mig risaliva a diverso tempo prima rispetto alla notizia ufficiale di tre settimane dopo Ustica.

 

In occasione dell’apertura degli archivi alcuni deputati del Pd hanno chiesto nuove rogatorie internazionali, pensa possano essere utili?

In effetti da queste carte potrebbe uscire fuori la necessità di fare nuove rogatorie. I miei successori sono magistrati in gamba e sicuramente forse lo hanno già fatto, bisogna leggerle bene queste carte. Io sono sicuro che scaturiranno ampie rogatorie, è sperabile che non abbiano a che fare con segreti militari perché davanti ai segreti militari quasi tutti gli stati si rifiutano di collaborare. Non credo ce ne siano più o non dovrebbero essercene più. Il problema è capire quanti aerei sono caduti, chi c’era in volo quella notte e tra chi si è svolta la cosiddetta battaglia aerea, questo è il punto.

 

Si annuncia a breve anche l’approvazione del reato di depistaggio, che ne pensa? E’ una buona cosa per future indagini analoghe?

Sul caso di Ustica non si può più usare, ma a volte ci sono comportamenti in cui si intravede una volontà di depistaggio fortissima. Questo reato potrebbe far desistere molte persone dal raccontare menzogne. Potrebbe avere un effetto deterrente, però si presta pure a qualche critica.

 

Del tipo?

Potrebbero esserci persone in buona fede che danno ricostruzione di un evento in modo differente; in molti casi però sono d’accordo. Ho assistito in prima persona a tanti di quei depistaggi… in effetti, forse, è opportuno.

 

Riesce con una battuta a condensare la sua lunga esperienza di magistrato alle prese con un caso tra i più misteriosi del Novecento?

Non veder risolto un caso dopo quattro decenni è una cosa piuttosto grave, che lascia una grande amarezza. Non credo però che possa durare a lungo. Certi segreti militari rimarranno tali, ma il fatto di “opporli” potrebbe far derivare, al contrario, la deduzione della realtà di certi eventi. 

(Paolo Vites) 

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