IL CASO/ La rapina della pensionata? La giustizia non serve, ci vuole Paolo Conte

- Monica Mondo

Ad Agliano Terme (Asti) una pensionata, 500 euro al mese, si è messa un passamontagna e ha tentato una rapina dell’edicola sotto casa armata di un coltello da cucina. MONICA MONDO

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Ci vorrebbe Giorgio Faletti. Il suo gusto per il noir condito di ironia, la sua perspicacia di introspezione, per raccontare la storia di cronaca che ci è stata regalata oggi. Amara, ma capace di strapparci un sorriso. Una anziana signora, esacerbata dagli spiccioli di una pensione sotto il livello minimo di sussistenza, 500 euro al mese, indossa un passamontagna, impugna un coltellaccio da cucina, e si fionda dall’edicolante sotto casa per tentare una rapina. Dicendo proprio così: dammi i soldi, è una rapina, come nelle comiche. Ad Agliano Terme, un paesino di 700 persone in provincia di Asti. Dove esclusi i pochi bambini, il farmacista, il prete, la maestra e il sindaco, si conoscono tutti, sanno tutto di tutti. Di signore con la stazza della pensionata non ce ne potevano essere molte. Sentendo la sua voce, poi. Una telefonata ai carabinieri, mentre il figlio stesso del giornalaio la bloccava in un attimo, strappandole la maschera improvvisata, e spingendola alla fuga. Dove, di grazia, per quelle quattro strade. Infatti, l’hanno fermata anche i carabinieri, e non può scappare all’umiliazione davanti ai compaesani. 

Perché? Possiamo innescare la solita tiritera sul sistema Italia, che vessa chi ha lavorato una vita, e vorrebbe meritatamente godersi un po’ di pace. Possiamo giustificare il suo gesto disperato, trasformandolo in un j’accuse nei confronti del comune, di più, della comunità, che l’ha lasciata sola. C’è da pensarci, e con buone ragioni. Eppure, se davvero una demenza precoce non è il vero movente, se escludiamo la goliardia carnevalesca, non ci sono giustificazioni che tengono: di solito le signore perbene non si trasformano in ladre a mano armata, per quanto risibile sia la messa in scena. Di solito si lamentano, e giustamente, chiedono aiuto, ma mai e poi mai brandiscono coltelli usi da quelle parti più a sfilettare acciughe per la bagna cauda, il passamontagna lo indossano per sopportare il freddo pungente di gennaio quando vanno a Messa o a fare spese, a spettegolare con le vicine. Di solito le signore della sua età hanno una vita rispettabile da preservare, cui tengono molto, e non si farebbero irridere in piazza, finendo pure sulle pagine di cronaca. 

Forse si dovrebbe ragionare sulla sovrabbondanza di fiction in tv. Forse la violenza diffusa, di cui abbiamo paura, muove recondite tentazioni di violenza anche nelle persone più miti e inabili a compierla. La vicenda monferrina suscita un compassionevole riso, dopo lo stupore. E caricati di ansie e assuefazione ai fatti tragici che ogni giorno ci spiattellano in faccia, a casa nostra e nel mondo lontano, su questa storia paesana ci soffermiamo, ci sembra uscita da una copertina della Domenica del Corriere d’antan, o di Famiglia Cristiana. C’è un coccodrillo nel Tanaro. Un fantasma nel castello di Costigliole. 

E c’è una vecchietta (mica tanto vecchia, a 69 ani chi può decide di farsi il giro del mondo in crociera) una matura signora, diciamo meglio, che aggredisce l’edicolante e diventa d’un colpo personaggio, da tramandare alla leggenda. Che poi, gli edicolanti di questi empi sono messi maluccio, con la crisi della carta stampata, se non fosse per qualche patito della “rosea” o delle ultime vicissitudini dei rampolli inglesi, o delle star dell’Isola dei famosi, i giornali proprio non li comprerebbe nessuno. 

E se la signora fosse una collezionista sfegatata delle ultime copie del Foglio, prima che il suo storico direttore lasci lasci la testata? Se avesse voluto far man bassa degli avanzi di Charlie Hebdo? Siamo alla farsa, c’è materiale da vendere per pagine memorabili di Achille Campanile o Gianni Rodari. Ci starebbe pure una filastrocca. La vecchina intemerata per passare la giornata si precipita all’istante dall’ignaro edicolante, non indossa a borsetta, è agitata, ha molta fretta, fermi tutti, è una rapina, l’ho decisa stamattina, ero stanca di penare, dai mi metto un po’ a rubare, lo fan tutti, non è strano, mi ricovero a Chianciano…

Spero che la giustizia con la maiuscola sappia sorridere con altrettanta bonomia e la lasci in pace. Spero che la aiuti a curarsi la mente, e a rimettere insieme i pezzetti di una vita degna. Ci manca che qualcuno la eriga a Robin Hood locale, che qualche cittadino la proponga per il consiglio comunale, portabandiera dei pensionati oppressi dell’astigiano. 

C’è ancora un Avvocato da quelle parti. Da cinquant’anni inventa canzoni che sono storie, quadri di vite non illustri che sanno emozionare e restare alla memoria. Paolo Conte, vada a farsi un barbera ad Agliano, presti la sua voce roca alle gesta della rapinatrice solitaria.

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