UNIONI CIVILI/ Caro Marino, a chi interessano davvero?

- Paola Binetti

PAOLA BINETTI interviene sulla decisione del sindaco di Roma Marino di aprire il registro delle unioni civili, quando invece le famiglie soffrono situazioni sempre più disagiate

ignaziomarino_coppiagayR439
Ignazio Marino quando era sindaco di Roma (Infophoto)

Ignazio Marino sembra sempre più convinto che la politica non sia altro che una costante campagna di comunicazione in cui non importa quello che fai, ma quello che racconti di voler fare, anche se non lo hai ancora fatto e ci sono forti dubbi che tu poi riesca a farlo.

Con Sanremo alle porte vien voglia di cantare: “Parole… parole… parole… soltanto parole tu avevi per me!”. Ed è questo ciò che le famiglie della capitale rimproverano al sindaco di Roma. Come primo cittadino non ha fatto nulla che venisse incontro alle famiglie, tanto meno alle famiglie numerose; nulla che rendesse più facile l’accesso dei bambini alla scuola materna, anzi ha reso più difficili e complesse le procedure per avere facilitazioni alla mensa anche nel caso in cui i figli erano almeno tre… Ha ignorato i bisogni degli anziani e la carenza cronica di posti in quelle RSA in cui potessero trovare accoglienza persone con pensioni minime… Il pronto soccorso negli ospedali romani è al collasso e comunque le autoambulanze impiegano molto più tempo del dovuto per arrivare dove sono attese. In compenso mentre si riducono le linee del trasporto pubblico aumentano le tasse per i parcheggi, complicando la vita a coloro che non hanno la fortuna di vivere dove ci sono tram e autobus ben collegati. Con una tassazione a pressione crescente assistiamo alla chiusura di tutti i piccoli negozi del centro, con lo snaturamento del tessuto commerciale che da sempre ha reso questa città unica nel suo genere per turisti di tutto il mondo. 

Per gli anziani che vivono in centro è diventato impossibile fare la spesa. I loro redditi si assottigliano sempre di più e le loro condizioni di vita si abbassano, anche per il ridursi del potere di acquisto dell’euro.  Le strade di Roma sono piene di buche, i sanpietrini sempre più sconnessi, le radici dei grandi alberi del lungotevere tendono trappole sempre più insidiose, e di tutto ciò fanno le spese i bambini che vanno a scuola in bicicletta, i motorini che sfrecciano appena il semaforo diventa verde e i poveri pedoni che quando piove non sanno come muoversi in una città che si allaga sistematicamente…  Ma il sindaco non ha tempo: non ne ha per le famiglie, per i giovani disoccupati, per gli anziani, per i commercianti… il suo unico problema sono i registri delle unioni civili, il cui valore sostanziale in mancanza di una legge nazionale è prossimo allo zero.

Per Marino sembra diventata un’idea fissa, come quando organizzò in Campidoglio una sorta di festa collettiva con tanto di abito bianco per le coppie che chiedevano la trascrizione delle unioni civili fatte all’estero… un happening che doveva apparire progressista, ma che non era altro che il ripetersi di riti e cerimonie già avvenute in qualche altra parte del mondo. 

Eppure il registro delle unioni civili viene sbandierato come una sorta di pietra filosofale, capace di trasformare in oro tutto ciò che tocca, una sorta di bacchetta magica, come quelle con cui giocano i bambini a carnevale! 

Ma la cosa più ridicola è la giustificazione che di tutto ciò dà il sindaco, quando afferma che da oggi le persone che si amano, qualunque sia la loro relazione, potranno prestarsi assistenza in ospedale! 

Ma dove è stato finora il sindaco di Roma per non sapere che l’unico depositario del diritto a far conoscere le proprie condizioni di salute e farsi assistere da chi vuole è il paziente? E’ a lui che i medici chiedono il consenso sul cosa fare e sulle persone a cui comunicare le sue condizioni. E’ solo il paziente che dispone del diritto di condividere le sue decisioni con chi vuole, il diritto di farsi curare da chi vuole, permettendogli di accedere ai dati e a tutte le informazioni che lo riguardano. 

La centralità del malato non può essere cancellata da nessuna legge e già la normativa sui trapianti autorizzava il convivente a dare l’autorizzazione per un eventuale prelievo di organi a fine di donazione. Non è il registro delle unioni civili quello che potrà definire con chi debbono parlare i medici e con che deve condividere le sue decisioni il paziente, e il sindaco Marino lo sa bene, anche se cerca di far credere a tante persone che sia per merito suo che da domani un paziente potrà chiedere di avere vicino qualcuno a cui vuol bene. Succede già e succede in tutti gli ospedali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori