LETTERA/ Cosa deve fare un cristiano davanti alla legge?

- Paolo Vites

Un articolo pubblicato dal sito “Libertà e persona” riprende in modo scorretto alcuni passaggi di un articolo di PAOLO VITES uscito su queste pagine. La risposta dell’autore

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Caro direttore,
diversi siti e social network hanno ripreso alcuni passaggi del mio articolo , pubblicato su ilsussidiario.net, di cui mi onoro di essere redattore da circa cinque anni, puntando il dito e dicendo che il sussidiario apriva ai matrimoni gay.

Chiunque si occupi di giornalismo in modo professionale sa benissimo che se domani il Corriere della Sera pubblica in un’esclusiva un testo del califfo dello Stato islamico, non si potrà mai scrivere: “Il Corriere della Sera apre allo stato islamico” se non si è malevolmente prevenuti. I giornali, liberi e indipendenti qual è il sussidiario, ospitano da sempre opinioni che non è detto che coincidano con la linea del giornale stesso. Uno dei punti di forza del sussidiario poi è proprio questo: ospitare pareri e opinioni in campo politico, religioso, economico etc. di più diversa provenienza, nell’ottica di un dialogo fra pareri diversi.

Tutto questo per precisare che il sussidiario non ha aperto a nessun matrimonio gay né tantomeno il sottoscritto. Il tema di tutto il mio articolo era porre delle domande alla luce di episodi recenti, in particolare quello relativo alla signora Kim Davis finita in carcere per non aver ottemperato agli obblighi di legge della sua professione di impiegata comunale non concedendo la licenza matrimoniale a una coppia gay perché, ha detto, atto contrario alla sua fede cristiana. 

Ho posto la domanda: cosa deve fare un cristiano davanti alla legge? C’è differenza fra obiezione di coscienza e disubbidienza civile? E ho cercato di dare delle risposte dal mio punto di vista. Chi ha attaccato il mio articolo l’ha fatto senza affrontare nulla di questi temi, e scagliandosi per lo più contro un passaggio in particolare di cui non ho nulla di cui pentirmi (“Dire che il matrimonio è della società civile è giusto perché non tutti sono credenti. Per il cristiano è un sacramento perché Gesù viene a prendere dimora tra i due sposi che glielo chiedono con il matrimonio. Ma questa consapevolezza è frutto di fede, non si può certo imporre o dare per supposto che debba essere così per tutti. E visto che siamo in regimi democratici, se la maggioranza della popolazione vota a favore del matrimonio gay, è giusto rispettare la decisione della maggioranza”): sì, dal mio punto di vista se in un paese democratico passa una legge votata a maggioranza è dovere del cittadino obbedire, salvo fare le sue campagne civili contro questa legge nel modo più democratico possibile e preoccuparsi, ad esempio, di mandare in Parlamento quanti più rappresentanti che la pensano come lui. Il fatto che il matrimonio cristiano sia il più fondato umanamente non mi autorizza a vietare l’esercizio di un “nuovo diritto” a chi non la pensa come me.  

Ma in modo corretto, e non pretestuoso secondo lo stile fondamentalista dei protestanti americani (com’è la signora Davis) che hanno portato a situazioni aberranti (lo dico nel mio articolo, forse malamente, ma è un dato di fatto: tante persone deboli di mente e facilmente influenzabili da certi slogan sono arrivate al punto di ammazzare dottori abortisti). Tornando al caso Davis, sarebbe come dire che un operaio cristiano che lavora in una fabbrica di armi ogni giorno si rifiutasse di lavorare perché il prodotto del suo lavoro sono armi che uccidono e il cristianesimo invita a non uccidere. Il minimo che l’azienda potrebbe dirgli è: trovati un altro lavoro.

Qualcun altro ha scritto sulla sua pagina Facebook che nel mio articolo si dice che gli obiettori di coscienza contro l’aborto devono andare in galera. Distorsione strumentale molto pesante: non l’ho mai detto e proprio per questo ho scritto questo articolo. Quando in un lavoro si è obbligati per legge a uccidere (l’aborto), lo stato deve garantire l’obiezione di coscienza, come ha anche detto papa Francesco tornando dal viaggio in America. 

A proposito. Il Vaticano con una nota ufficiale che molte testate cattoliche si sono guardate bene dal riprendere, ha smentito quanto invece le stesse testate avevano scritto, e che cioè Francesco avesse incontrato personalmente Kim Davis per esprimerle solidarietà. Il Vaticano spiega che la Davis era solo una “imbucata”, per dir così, di cui il papa non aveva mai sentito parlare e accolta insieme a un’altra decina di persone scelte dalla nunziatura a Washington per una brevissima stretta di mano e il regalo di un rosario.

Qualcuno mi ha anche accusato di simpatie per il nazismo. Lascio perdere; quella è manipolazione, fatta apposta, verrebbe da dire, per non rispondere a uno solo dei punti da me sollevati. Noto soltanto che mentre abbiamo un papa straordinario che invita in tutti i momenti ad abbattere i muri e a costruire ponti, i cattolici italiani si dividono sempre di più per ragioni ideologiche e di parte, con la presunzione di dire “io sono più cristiano di te” e soprattutto di doversi creare a tutti i costi dei nemici, come se la fede possa avere giustificazione solo in base al numero dei nemici. Senza battaglie da fare, si è meno cristiani, anche inventandosi nemici inesistenti.

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