SINODO SULLA FAMIGLIA/ E se non ci fosse un documento finale?

- Mauro Leonardi

Si stanno svolgendo i circoli minori del Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Al centro dell’attenzione non c’è un programma, ma la vita reale dei cristiani. MAURO LEONARDI

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I vescovi riuniti al Sinodo (Infophoto)

Un Sinodo bello, dove si parla davvero. Questo si può dire dopo i primi otto giorni di Circoli minori cercando di andare oltre la dimensione “organizzativa”, visibile. Papa Francesco non ha un “programma”. Il Pontefice “avanza sulla base di una esperienza spirituale e di preghiera che condivide nel dialogo e nella consultazione”, ha scritto con ragione Antonio Spadaro, il direttore di Civiltà Cattolica. Il Papa non è vittima dell’ideologia del cambiamento. Questo modo di procedere è importante perchè l’unico modo di rendere un confronto utile è che sia ancorato alla realtà, al presente, alla “vita quotidiana”. Detto in soldoni è come se in questo momento i padri sinodali avessero solo bisogno di un orario per la giornata di lavoro: perché sono la loro preghiera personale, la loro esperienza pastorale, il loro confrontarsi reciproco, a dare il passo e la direzione al cammino. 

Molti discorsi fatti e sentiti prima di otto giorni fa rimangono indietro. In questo momento, ha spiegato Lombardi, non solo non è chiaro quali saranno le conclusioni ma addirittura potrebbe non esserci un documento finale. Non si stanno cercando nuove norme da applicare alla vita della Chiesa attuale ma si sta prima di tutto contemplando la vita: famiglia, matrimonio, genitori, figli, uomo, donna, noi insomma. Tutti noi. Contemplare è guardare la realtà a cuore ben aperto. Uno sguardo buono positivo, cioè uno sguardo che ama quello che vede e quindi non lo teme. 

Lo ha detto anche ieri il Papa all’Angelus. L’importanza degli sguardi. “È un gioco di sguardi, il capitolo dieci del Vangelo di Marco. Un alternarsi ideale, nella narrazione, di stacchi e primi piani sul viso di Gesù e su quello dei suoi interlocutori”. Il Papa usa un linguaggio televisivo per far risaltare questo particolare e dare incisività alla sua riflessione. “L’evangelista inquadra gli occhi di Gesù” dice che ci sono “tre scene scandite da tre sguardi”. Eccolo il filo che tiene assieme il Sinodo: un orario di lavoro quotidiano scandito da sguardi. Lo sguardo di Dio sulla nostra vita, lo sguardo di Gesù su di noi uno per uno, lo sguardo della Chiesa sul matrimonio. È un approccio pastorale, un approccio personale, un approccio nello “stile di Papa Francesco” cioè che si capisce quello che dici. E poi toccherà a noi guardare. Speriamo di essere capaci di contemplare. Se lo saremo, leggere i documenti finali non sarà solo un dovere di formazione cristiana ma sarà sfogliare la nostra storia personale di famiglia. 

Il rendersi comprensibili è la faccia prosaica dell’umiltà, infatti questo Papa è molto compreso dalla gente qualsiasi. Sia da chi lo ama sia da chi non lo ama. Sia da chi crede sia da chi non crede. È compreso perché è comprensibile. 

Non so cosa uscirà da questo Sinodo ma in ogni caso si potrà metterlo in borsa o caricarlo sul cellulare e leggerlo nelle nostre giornate piene di traffico e confusione. Ormai espressioni come  “pastore con la puzza delle pecore”, “costruire ponti e non muri”, “uscire verso le periferie”, sono nelle nostre coscienze perché prima erano nel nostro smartphone. 

Il papa invita il Sinodo — anche se stesso ne sono sicuro — a vedere la Grazia come segno dei tempi. Eccolo lo spirito positivo, costruttivo. Non un cieco ottimismo, ma gli occhi ben aperti a cercare la Grazia di Dio, che è lo sguardo di Dio, nei nostri giorni. Proprio nei nostri. Il mio e quello dei padri sinodali. Cercare il bene. Che ci sia grano e zizzania non è una disgrazia ma è il nome della nostra vita: siamo così, siamo grano e zizzania. Dove c’è il grano c’è anche la zizzania. E dove c’è la zizzania c’è anche il grano. Quest’ultima frase era di san Giovanni Paolo II. Vuoi vedere che tra questi Papi c’è continuità?

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