DIARIO DA L’AQUILA/ Nessuna sentenza manda in prescrizione l’animo umano

- Fabio Capolla

Una sentenza basta a fare giustizia? E se è “sbagliata” può condannare per sempre all’ingiustizia? FABIO CAPOLLA commenta la sentenza del Processo Grandi Rischi del terremoto a L’Aquila

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(Foto: Infophoto)

Difficile dire, in assoluto, dove è la verità. Di fatto una cosa è certa: i terremoti non si possono prevedere. Soprattutto quelli più forti, devastanti, killer. E la sentenza della Corte di Cassazione che assolve gli scienziati della Commissione Grandi Rischi in merito al terremoto del 2009 all’Aquila ne è la conferma. Che piaccia o no questa sentenza, e a tanti aquilani non piace, mette fine a un capitolo nebuloso del post sisma abruzzese. I giudici della quarta sezione penale della Corte suprema – presieduta da Fausto Izzo – dopo quasi dieci ore di Camera di Consiglio hanno confermato il giudizio d’appello. Assoluzione definitiva per 6 dei 7 membri della Commissione: Franco Barberi, all’epoca presidente vicario della Commissione grandi rischi, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del Progetto Case, Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore ufficio rischio sismico di Protezione civile. L’unica condanna coinvolge Bernardo De Bernardinis. Due anni di reclusione in quanto è stato riconosciuto anche in Cassazione il nesso causale tra le sue dichiarazioni e la morte di alcune tra le vittime del sisma. Al termine della conferenza stampa voluta da Regione Abruzzo e Commissione Grandi Rischi tranquillizzato la popolazione aquilana.
Il 6 aprile 2009 tutti lo ricordano. La scossa terribile delle 3.32 di notte e i successivi 309 morti. Case che sono cadute, come castelli di sabbia sulla spiaggia. C’era chi aveva preferito dormire in macchina, chi aveva lasciato la città. Le scosse all’Aquila, di lieve e di media entità, si avvertivano da mesi. In tanti ipotizzavano che alla fine ce ne sarebbe stata una più forte. Ma impossibile dire quando poteva accadere già a febbraio come sarebbe potuto accadere più in là del 9 aprile. Gli indovini non esistono. E di conseguenza non sarebbe stato possibile evacuare una città intera per non si sa quanto tempo, senza neanche immaginare se era opportuno o no farlo.
Ma chi rimane ferito molto spesso cerca un colpevole, vuole scaricare su elementi oggettivi ciò che solo il destino ha voluto, forse preteso.
I parenti delle vittime volevano giustizia, cercavano giustizia. Alla lettura della sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste hanno gridato “vergogna” nei confronti della Corte. Quale giustizia? Quale vergogna? Anche in questo caso difficile dare una risposta valida per ogni pensiero. Se ci fosse stata una condanna nei confronti degli scienziati ogni familiare sarebbe rimasto comunque con il dolore nel cuore, quello di aver perso un proprio caro. La realtà messa in evidenza dal terremoto è invece un’altra. In Italia si costruisce male, spesso con materiale di bassa qualità. E l’analisi dei palazzi che si sono sbriciolati per la potenza del terremoto ne sono la dimostrazione. A ciò si aggiunge una scarsa, spesso inesistente, manutenzione degli edifici pubblici. Nei giorni scorsi il Presidente Mattarella è andato davanti ai resti della Casa dello Studente, durante la sua visita all’Aquila. I problemi erano stati messi in evidenza dagli stessi studenti mesi prima del sisma. Nulla è stato fatto se non interdire alcune zone, posizionare il nastro di plastica biancorosso.

Allora ecco che deve cambiare l’animo umano. Un giorno don Eugenio Nembrini durante una lezione alla scuola San Carlo Borromeo raccontò della risposta di un muratore sul perché fosse cristiano. “Guarda non lo so, ma ti voglio raccontare una cosa. Io ho sempre fatto i tetti, fin da quando ho finito la quinta elementare. Facevo i tetti bene ma con qualche difetto, perchè poi, dopo qualche anno, ti richiamavano. Il tetto non lo guarda nessuno quando si compera una casa, guardano il resto. […] Adesso, dopo che ho conosciuto Gesù, come faccio i tetti io non li fa nessuno. Li faccio in modo perfetto. Perchè quella roba lì, fare quel lavoro lì, è il mio dialogo diretto con Dio. Sul tetto, io adesso, sono in rapporto col Mistero”. Cominciamo a fare non solo i tetti ma i palazzi interi come “non li fa nessuno”. E ognuno può contribuire a una giustizia più giusta.
Il processo alla Commissione Grandi Rischi che è giunto al capolinea. Rimane in piedi lo stralcio dell’inchiesta, denominato Grandi Rischi Bis, che vede sul banco degli imputati Guido Bertolaso, all’epoca dei fatti capo della Protezione civile nazionale, rinviato a giudizio per omicidio colposo. La prossima udienza è fissata per il 4 marzo 2016. Gli aquilani sono preoccupati che si arrivi alla prescrizione del reato.



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