PAPA IN AFRICA/ Francesco, le zanzare e il destino buono

- Cristiana Caricato

Ieri Francesco è partito alla volta dell’Africa ed è sceso a Nirobi, prima tappa del viaggio che lo porterà, oltre che in Kenia, in Uganda e nella Rep. Centrafricana. CRISTIANA CARICATO

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Papa Francesco (Infophoto)

NAIROBI — Alla fine piove a dirotto e di zanzare neanche l’ombra. La prima serata africana per Papa Francesco è sotto l’acqua, con la lussureggiante bellezza keniana bagnata da carrettate d’acqua e i mosquitos non si fanno vedere. Sì proprio loro, i fastidiosissimi insetti che in Africa possono anche essere tanto perfidi da regalarti la febbricola malarica a vita, e che Papa Francesco ha detto di temere più di uomini cattivi e schegge terroriste impazzite. 

Sembrerebbe una battuta, ma non lo è. Nell’aereo che lo portava per la prima volta in Africa, incontrando i giornalisti di mezzo mondo ad alta quota, Bergoglio emozionato e visibilmente contento ha ammesso di temere soprattutto loro, le noiosissime bestiole e le loro punture. “Attenti alle zanzare”: così ha concluso il suo lungo giro tra i sedili stretti dell’Airbus 330 dell’Alitalia, mentre si congedava dai 74 giornalisti a bordo, 4 dei quali keniani. Arrivando era stato parco di emozioni, ringraziando per il lavoro ancora tutto da fare, confidando solo la gioia per un viaggio in cui andava a  trovare keniani, ugandesi e i “fratelli del Centrafrica”. Poi come al solito, si era sciolto negli incontri personali, concedendosi agli abbracci, le confidenze, le richieste di giornalisti e vecchi conoscenti. Ha ascoltato messaggi, infilato gli auricolari per incassare in bocca al lupo video, raccogliere libri e lettere consegnate dai giornalisti delle più svariate testate. E così nelle brevi e preziosissime chiacchiere, al corrispondente della Cbs, Allen Pizzey, che gli chiedeva della difficile situazione nella Repubblica centrafricana, ha confessato candidamente di non aver paura di “folli” o “brutte persone”, che non avvertiva il nervosismo diffuso in mezzo mondo, ma che l’unica preoccupazione erano le zanzare appunto. 

Qualcuno doveva aver persino immaginato tale ossessione e si era presentato con dono adeguato: due bombolette spray antizanzare, una per il viso e l’altra da spruzzare sugli abiti. Caroline Pigozzi, di Paris Match, portatrice di tale provvidenziale omaggio, con cura tutta femminile ha anche spiegato bene come adoperare le bombolette. E Bergoglio ha mostrato di gradire molto, raccomandando all’organizzatore dei viaggi Gasbarri di tenere da conto il prezioso e utilissimo regalo. Insomma neanche mia mamma sarebbe stata tanto accorta: i mosquitos sono diventati il tormentone della giornata, mentre i giornalisti che da settimane scrivevano sulla pericolosità del viaggio attraverso tre paesi africani, delle difficoltà che la presenza del pontefice avrebbe creato nell’area e dell’azzardo di una partenza che cadeva nel bel mezzo di una delle più acute crisi dell’Occidente alle prese con i terroristi dell’Isis, venivano tranquillizzati dall’unico cruccio di Francesco: le temibili zanzare. E non era una delle sue umoristiche stilettate, non c’era niente di costruito, davvero Bergoglio, con tenerezza paterna, voleva metterci in guardia dagli effetti collaterali di tanto verde e dell’umido clima dell’Africa orientale. 

Il mondo intero sta con il fiato sospeso, scongiurando e pregando che tutto vada bene, e lui si preoccupa di un inutile e molesto insetto. Il Papa è così, un uomo tranquillo, totalmente abbandonato nelle mani del Signore. Non teme il destino, perché sa che è buono, ma solo l’irritazione del pungiglione. Non un eroe, ma un uomo “normale” come direbbe lui stesso. Fa quello che deve fare, porta la sua ondulante carcassa al centro del disordine africano, mentre il delirio fondamentalista terrorizza e agghiaccia il pianeta e continua a sperare nel cuore degli uomini e nella infinita bontà di Dio. Così alla State House di Nairobi, davanti al corpo diplomatico e al presidente figlio di un presidente, Uhuru Kenyatta, simbolo della politica familiare che impera in Africa, ha avuto il coraggio semplice di dire ciò che gli altri non osano. “L’esperienza dimostra che la violenza, il conflitto e il terrorismo si alimentano con la paura, la sfiducia e la disperazione”, sentimenti che nascono dalla “povertà e dalla frustrazione”. E poi ha continuato affermando che “la lotta contro i nemici della pace e della prosperità, deve essere portata avanti da uomini e donne senza paura”. Appunto non si può temere nulla. Quando si è con Dio. A parte le zanzare ovviamente.

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