PAPA IN AFRICA/ La fede e la saggezza degli slum di Nairobi

- Andrea Bianchessi

ANDREA BIANCHESSI ripercorre i contenuti della visita del Papa in Kenya, dove ha richiamato tutti a fare propri i legami di solidarietà che si tessono in luoghi a prima vista senza speranza

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Papa Francesco (Infophoto)
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NAIROBI — Il Papa è partito per Entebbe, Uganda. Si è fermato in Kenya solo 48 ore, ma questi due giorni nessuno se li dimenticherà. Perché in questi giorni ha incontrato tutti i settori della società ed ha toccato i temi più rilevanti, anche quelli che si teme di affrontare pubblicamente. E ascoltare e vedere i gesti di Francesco da un punto di osservazione privilegiato come sono i progetti Avsi qui in Kenya (educativi soprattutto, ma non solo), vuol dire ascoltare e vedere a partire dall’interno dalle ferite di questo popolo.

Innanzitutto Papa Francesco ha profondamente valorizzato il popolo del Kenya. Ha invitato i giovani a seguire con vigore i grandi valori della tradizione africana, come una solida vita familiare, l’amore per i bambini e il rispetto per la saggezza degli anziani. E quindi ad opporre resistenza ad idee e pratiche che vengono dall’esterno, che disprezzano la vita e che portano indifferenza verso gli altri. Ha richiamato a non cedere a nuove forme di colonialismo, alle pressione ad adottare politiche per legittimare modelli consumistici di una minoranza che non possono essere resi universali. Ha quindi parlato della saggezza dei quartieri popolari, che qui a Nairobi sono gli slum, dove vive oltre il 50 per cento della popolazione, tra questi quello di Kibera, il più grande dell’Africa, con 700mila persone. In queste località, senza acqua potabile ed elettricità, senza servizi sanitari e sociali, che a prima vista sembrano disumani e senza speranza, proprio qui si tessono legami di solidarietà, si offre un posto nella propria casa per un ammalato, si condivide il pane, “dove mangiano in 10 possono anche mangiare in 12”, si affrontano con pazienza le difficoltà. Tutti valori che la società opulenta ha dimenticato. E il Papa ringrazia perché proprio qui viene ricordato che “esiste un altro tipo di cultura possibile”.

Papa Francesco ha quindi toccato alcuni temi sociali e politici sotto traccia o di prima attualità riconducendoli ad un problema della scelta tra il bene e il male, tra il farsi travolgere dalle difficoltà o accettare la sfida di affrontare la vita come un’opportunità.

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Tribalismo. Qui in Kenya quasi ogni giorno ci sono scontri tra clan, si inizia sempre per aspetti banali, come una mucca che pascola nel campo coltivato del vicino, che poi degenerano in scontri violentissimi con feriti e morti. Come si supera il tribalismo? Risponde il Papa: “Con l’orecchio, ascoltando: qual è la tua cultura? perché sei così?”, “una volta che ho ascoltato con le orecchie, apro il mio cuore; e poi tendo la mano per continuare il dialogo”.

Corruzione. Nelle ultime settimane i giornali non hanno parlato che di questo (oltre che del Papa…). Oltre ad una corruzione diffusa, settimana scorsa un importante ministro si è dimesso assieme ad altri politici d’alto livello. Si chiede Papa Francesco: “si può giustificare la corruzione per il semplice fatto che sono tutti corrotti?” “Come in tutte le cose bisogna cominciare. Se non cominci tu, adesso, non comincerà neanche il tuo vicino”.

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Radicalismo. Il gruppo estremistico somalo Al-Shabaab (nato da Al-Qaida) ha messo ormai radici in Kenya reclutando giovani fin dagli anni Novanta. Tutti ricordano qualche mese fa i 147 giovani uccisi all’Università di Garissa, vicino a Dadaab, il più grande campo profughi al Mondo con 400mila persone, e i 68 innocenti ammazzati nel centro commerciale Westgate nel 2013. “Se un giovane non ha lavoro, che futuro lo attende? Da lì viene l’idea di farsi reclutare” sostiene il Papa. Educazione e lavoro sono la risposta.

Ambiente. Il Papa conosce il valore degli abitanti degli slum, ma ha anche ben presente i problemi: l’ingiusta distribuzione del terreno, la mancanza d’accesso all’acqua potabile e all’energia sicura, la mancanza di servizi di salute e sociali di base. Il Papa invita a progettare una nuova integrazione urbana: “Né sradicamento, né paternalismo, né indifferenza, né semplice contenimento”, “Abbiamo bisogno di andare oltre la mera declamazione di diritti, che, in pratica, non sono rispettati, e attuare azioni sistematiche che migliorino l’habitat popolare”.

Papa Francesco ha toccato i cuori di uomini e donne del Kenya, ha parlato dei loro bisogni e dei loro desideri, ed infine ha svelato il segreto del suo realismo e della sua semplicità: “La prima cosa che io risponderei è che un uomo perde il meglio del suo essere umano, una donna perde il meglio della sua umanità, quando si dimentica di pregare, perché si sente onnipotente, perché non sente il bisogno di chiedere aiuto al Signore davanti a tante tragedie”.

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