DON LUIGI GIUSSANI/ L’omelia di Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto

- La Redazione

In occasione del decimo anniversario della scomparsa di don Luigi Giussani in tutta Italia si sono tenute commemorazioni funebre. Ecco l’omelia dell’arcivescovo di Taranto

giussani_nuova_R439
Immagine di archivio

Nell’incontro di ieri con i Vicari Episcopali della Diocesi di Taranto, mentre presentavamo l’iniziativa “Settimana della Fede” che si fa sempre all’inizio della Quaresima, ho mostrato un pezzo del DVD “Don Luigi Giussani” pubblicato dal Corriere della Sera. Per necessità di tempo ho mostrato solo il pezzo sul “Sì di Pietro”. Volevo presentare più che con le mie parole qualcosa che aiutasse a vedere cosa significa stare dinanzi a Cristo, cosa significa la conversione. I miei collaboratori hanno ascoltato e visto un uomo che non faceva una lezione, un discorso, ma si metteva con tutta la sua umanità ferita e limitata dinanzi al Signore . “Simone, tu mi vuoi bene?”

I Vicari mi hanno chiesto di fare su questo il prossimo ritiro di quaresima a tutti i sacerdoti e magari di mostrare il DVD. Ma perché lì non c’è nessun interesse di fare questo o quel movimento, ma il semplice fatto che il Mistero ci raggiunge, ci perdona, ci fa suoi così come siamo.

1 L’incontro con don Giussani comunicava quello che lui aveva nel cuore riempiendo la sua ragione ed la sua affezione: la presenza di Cristo.  Comunicava per trasmettere quanto vedeva, per una affermazione del reale, non per proselitismo, per convincere qualcuno, ma come annuncio di qualcosa che accadeva dinanzi a lui e che non poteva tacere, vista la sua verità e la sua sconvolgente bellezza. Don Giussani comunicava e comunica tuttora la grandezza di un fascino, del fascino di Cristo  che ci conquista e che ci salva. Semplicemente lui mostrava e continua a mostrare come il Destino lo raggiungeva e quindi come raggiunge anche me.

E’ proprio come dice il profeta Isaia nella prima lettura di oggi: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto” (Is 55, 10-11).

La grazia del Signore ci comunica in maniera persuasiva in un carisma e questo ha una sua efficacia propria che non dipende dalle forze umane, ma dalla potenza intrinseca della Parola fatta carne. E la forza della Parola si manifesta in un incontro che ti raggiunge oggi e tu gli dici di sì.

Questo è accaduto in Maria; è accaduto ai primi che hanno incontrato quell’uomo di Galilea, è accaduto in Don Giussani e accade anche in noi.

2. Di fronte a questo dono siamo provocati ad aderire; la libertà è provocata e si muove. E quando don Giussani mi ha chiesto di andare in Brasile gli ho detto di sì e l’orizzonte della vita si è allargato. E mi ha anche insegnato che il primo gesto della libertà è la domanda; di tante cose di cui abbiamo bisogno, io, i miei amici sani e ammalati, Taranto e l’ Ilva, i trasportatori dell’indotto, la salute, il lavoro, la Città vecchia, i rifugiati ecc . Ma soprattutto don Giussani ci ha insegnato la domanda di Lui, di Cristo. Come ci dice il vangelo di oggi quando ci presenta il Padre Nostro: la preghiera di Gesù che è tutta una domanda. E questa domanda è provocata dalla realtà, quando è positiva e quando è cupa. La difficoltà , i problemi sono occasione per battere al cuore di Dio, che si manifesti. Qui a Taranto siamo al settimo decreto del governo per la città, per l’Ilva per la salute , il lavoro. Chiediamo che alle promesse seguano finalmente i fatti. Come anche chiediamo che alla questione dei migranti sia data una degna soluzione da parte dell’Europa risolvendo la questione alla radice. Non c’è paragone tra la mobilitazione avvenuta in Francia per i morti di Parigi e le carneficine che avvengono ogni giorno in Siria, Iraq . E che grido si leva dal martirio dei 21 fratelli cristiani copti in Siria e di tanti altri martiri innocenti. La realtà ci spinge alla domanda, pieni di fiducia.

 

3. Ma volevo toccare anche un altro aspetto che in don Giussani mi ha sempre meravigliato: la sorpresa dinanzi all’agire di Dio e l’assenza di ogni calcolo. Quando ho cominciato il movimento di Comunione e Liberazione a Rio de Janeiro, l’anno dopo il mio arrivo ho invitato don Giussani e lui mi ha confidato: “Ma mi avevano detto che a Rio il movimento non poteva nascere e poi è nato proprio a Copacabana. E’ davvero il Signore che fa tutto”.Era proprio sorpreso e meravigliato dei giovani e delle ragazze carioca che si avvicinavano a Cristo seguendo l’accento del suo carisma comunicato in una scuola superiore pubblica ed in una università statale. Lui viveva il fascino di seguire Cristo e ti comunicava come lo si può seguire perché lo seguiva lui.

Negli ultimi anni molti amici brasiliani delle più strane provenienze mi dicevano: «Noi non abbiamo mai visto Giussani, ma per come ce ne parli tu, sentiamo che parla a noi e lo sentiamo amico e padre». Sembra di risentire san Pietro che, parlando ai suoi discepoli, dice: «Voi lo amate, pur senza averlo visto» (1Pt 1,8). E tornando in Puglia, a Taranto, uno si sente sempre in casa, vive la stessa cosa e con una nuova sorpresa percepisce che il carisma è vivo, con chi lo conduce ora, e si pone a servizio di tutta la Chiesa per la vita della nostra gente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori