IL CASO/ Quando la gratuità di un panettiere vale più di dieci finanziarie

A Taranto, un panificio, la sera, invece di buttare il pane lo regala a chi è in difficoltà. A Treviso, Rocco il lunedì fa barba e capelli a chi non se lo può permettere. MAURO LEONARDI

10.03.2015 - Mauro Leonardi
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A Taranto, un panificio, la sera, invece di buttare il pane e la focaccia avanzata, la regala a chi è in difficoltà. A Treviso, Rocco il lunedì fa barba e capelli a chi non se lo può permettere. E il suo gesto è piaciuto al punto che la lavanderia Agos ha aggiunto di suo 200 buoni omaggio così i clochard, dopo essersi tagliati i capelli, possono anche lavarsi i vestiti. E Zero Branco ha messo a disposizione dei clienti dei lunedì di Rocco, prodotti e attrezzi di lavoro. 

Potrei continuare a lungo fino ad arrivare a Salvatore Picardi, il salumiere che a Marigliano è stato multato per aver regalato, senza scontrino, un panino a un senza tetto, e che è stato incontrato da Matteo Renzi davanti alle telecamere di Virus, la trasmissione condotta dal giornalista Nicola Porro. Cosa succede all’Italia, il paese degli individualisti? Accade che la crisi ci ha messo in ginocchio, che non arriviamo più a fine mese — molti dei clienti di Rocco sono trevigiani, non stranieri — e che abbiamo bisogno di qualcuno che ci allunghi qualcosa. Pane e speranza. Le cose spirituali o hanno il profumo del pane o non sono spirituali. Perché non sono umane. Da piccoli erano i nostri genitori a comprarci la pizza bianca, oggi scopriamo che in Italia c’è il nostro prossimo che può aiutarci a rialzarci o per lo meno ad arrivare a quello che è sul tavolo e a cui noi non arriviamo più. 

Perché il prossimo esiste ancora. A Taranto qualcuno ha fotografato la vetrina del negozio del panettiere e via twitter e Facebook ha cominciato a far girare la buona novella. Uso apposta questo termine perché buona novella significa vangelo. Lo uso perché stare in ginocchio è anche l’immagine di chi prega, di chi chiede, di chi ascolta e parla con il suo Dio. E Dio risponde attraverso un cartello a pennarello sulla vetrina di un panificio e coi tweet e il “mi piace” dei social network. Proprio mercoledì il Papa parlava di nuovo del rischio di assuefarci alla cultura dello scarto. Lui parlava degli anziani, dei nonni, e di come sia facile abituarsi ad una cultura che elimina e che non protegge, non custodisce, non valorizza. Non faceva teologia, o forse faceva l’unica teologia possibile: quella che parla di Dio parlando degli uomini. E il foglio scritto a pennarello mi sembra la più bella trascrizione di una teologia così: umana.

Assuefarsi è non accorgersi più dell’aria stantia della nostra vita in crisi, della nostra vita chiusa, che si butta via e che butta via. I nonni dicevano: non si butta via niente. E il panettiere di Taranto lo applica. Il cartello a pennarelli che è stato moltiplicato da twitter diceva: sera, 19.30. Vuol dire che un panettiere sveglio dall’alba, o comunque dopo una giornata di lavoro, si fermerà, tarderà il ritorno a casa e distribuirà “volentieri” — c’è scritto così — quello che avanza. Non tireranno giù la serranda finché il negozio non sarà svuotato. Questa è l’Italia che mi piace. Quella che moltiplica il poco che ha. Se non sei Dio, come moltiplichi il pane? Raccogliendo il  resto di quello che hai e donandolo a fine giornata.

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