AEREO CADUTO/ Andreas Lubitz, liberiamo suo figlio dall’”ombra” del padre

- Mauro Leonardi

Non sappiamo se davvero, come dicono alcuni tabloid, la fidanzata di Andreas Lubitz sia o no incinta. E se il copilota si fosse “innanzitutto” rifiutato di diventare padre? MAURO LEONARDI

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La notizia di cronaca è fatta di persone e di storie. Quando si passa dalla cronaca ai tabloid, purtroppo molto spesso accade che sia solo tritacarne mediatico. Questo è il percorso che riguarda la compagna di Andreas Lubitz e del probabile figlio. Dopo le indiscrezioni di quanto trovato a casa del giovane copilota, medicine e psicofarmaci, siamo passati a quanto trovato nella vita della fidanzata del giovane: un bambino. La notizia di cronaca di Germanwings è il proseguimento di 150 storie normali iniziate in giornate normali e finite in un disastro aereo. Sono quindi, per forza, storie uscite dal privato di gente normale per diventare storia di tutti, una storia speciale e tragica. In genere invece le notizie dei tabloid nascono da “si dice” più o meno veritieri, da immagini rubate, da testimonianze anonime, cioè sono storie private che tali devono rimanere e invece diventano succose intrusioni in vite innocenti.

Il bambino di Andreas Lubitz, se è vero che c’è, nascerà senza padre ma con l’ingombrante e pesante presenza della fama, triste e tragica, del terribile atto consumato in silenzio nella cabina blindata di un aereo con 150 persone a bordo. Saprà di suo padre non dai racconti della giovane mamma, ma dagli echi dei tabloid e della curiosità mondiale di lettori avidi e mai sazi di particolari. Quello che dovremmo fare è spegnere le luci su questa giovane donna, 26 anni, e la sua gravidanza e accendere una candela per quei morti. Non abbiamo potuto fare nulla per salvarli ma possiamo fare molto ora per dare a quella donna e a suo figlio tutta la serenità possibile.

Chi si è sentito dire per la prima volta al telefono o a lume di candela o a sorpresa in riva al mare o davanti ad un caffè: ti devo dire una cosa, una cosa bella, aspettiamo un bambino, chi se lo è sentito dire lo sa. Sa che la gioia è talmente grande ma talmente grande, da pesare. Quando tua moglie, la tua fidanzata, compagna, donna che ami, insomma, ti dice che lei ora è anche la madre di tuo figlio, tu senti che ti sta dando la vita, anche se non te lo aveva detto mai, anche se non ve lo eravate detto mai: ora la sua vita è nelle tue mani. E le tue mani dovranno essere ben aperte e capienti perché ora le persone sono due. Una donna quando ti dice che sarai padre, ti sta dicendo che ti sta facendo diventare padre. 

Non è una questione di italiano corretto. È molto di più. È che non solo i bambini si fanno in due, ma anche i padri. Una donna inizia ad essere madre da dentro, un uomo da fuori. Una donna si accarezza la pancia, un uomo deve abbracciare lei e il figlio.

Ciò che si è unito dentro di lei, deve unirsi tra di loro, fuori da lei.

Tanto poetico e leggiadro da dire e scrivere, quanto prosaico e pesante da vivere. Non sappiamo se e come questa notizia abbia spostato i pesi dentro Andreas. È vero però che spesso alcuni padri, quando hanno il bimbo per la prima volta in braccio e si sentono dire “è nelle tue mani, ti lascio il comando” sentono le ginocchia piegarsi, vengono meno. Le ho messe tra virgolette queste parole perché le registrazioni riferiscono che sono quelle dette dal primo pilota di Germanwings, Patrick Sonderheiner, quando ha lasciato il co-pilota Lubitz solo nella cabina. Non sappiamo cosa sia accaduto ad Andreas. Però è certo che ora sta a noi difendere, proteggere, abbracciare anche solo con il silenzio, quella donna e il suo bambino. 







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