DIARIO USA/ Tim Cook, Apple e l’ipocrisia gay della falsa libertà

In America si vive ormai come nella Fattoria di Orwell. Casi recenti dimostrano che chi non si adegua al politically correct rischia il marchio dell’infamia. RIRO MANISCALCO

31.03.2015 - Riro Maniscalco
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Tim Cook (Infophoto)

NEW YORK — Finirò in galera. Io e quelli come me. Finiremo come Gondrano perché la fattoria è in mano a Napoleone e Clarinetto detta le regole del gioco. E quelli come me sono squalificati. Se non avete mai letto Orwell (fatelo), questi sono alcuni dei protagonisti della tragica vicenda umana in un mondo dove “te lo dico io cos’è la libertà”.  Si può discutere su chi sia il Napoleone, ma il Clarinetto di oggi è certamente Tim Cook, amministratore delegato (Ceo), “capo” della Apple. 

Cook aveva già fatto il suo bell’outing l’autunno scorso, annunciando ufficialmente al mondo la sua omosessualità. Come se il mondo non attendesse altre notizie. Questa volta però, raccogliendo a piene mani l’ospitalità di Jeff Bezos (il padrone di Amazon), ci ha regalato sul Washington Post (che è di Bezos) un editoriale dal titolo degno della fattoria di Mr. Jones (quella di Orwell, che né Bezos né Cook sono ancora riusciti a comprare): “Apple is open to everyone“, la Apple è aperta a tutti. 

Suona proprio come il preambolo alla carta costituzionale di Utopia, o l’introduzione ai comandamenti della vita. L’uscita di Cook non è casuale. E’ la puntuale risposta al Religious Freedom Restoration Act firmato qualche giorno fa da Mike Pence, governatore dell’Indiana. Questa legge consente ai gestori di esercizi commerciali di non servire gli omosessuali senza incorrere nell’accusa di discriminazione. Per carità, non è la legge più intelligente di questo mondo, non porta da nessuna parte… E’ che evidentemente qualcuno sente il bisogno di difendere quello in cui crede, e non trova modo migliore per farlo che costruire barricate. Stupido. Siccome l’Indiana si dimostra non aperta a tutti, Tim Cook scrive che invece dovrebbe esserlo, ed imparare da Apple che lo è. 

Il problema è che il primo articolo della nuova costituzione che il gay&lesbian movement continua ad elaborare, subito dopo quello splendido preambolo “Aperti a tutti”, sembra proprio dire “Eccetto quelli che non la pensano come noi”. L’ho già detto altre volte, ma è sempre più vero: questa è “l’intolleranza dei tolleranti”, ed è terribile. Esempi? Il recente caso di Dolce, Gabbana ed Elton John non ha bisogno del mio commento. 

Possibile che in nome della libertà, dell’apertura totale proclamata ed invocata da Clarinetto uno non possa dire quel che pensa? Possibilissimo. Nel nostro piccolo qui a New York abbiamo appena assistito ad una scena simile a quella di Dolce e Gabbana. Nel mondo del baseball, dei miei beneamati NY Mets. Quest’anno la Major League Baseball ha avuto la bella pensata di nominare un “Ambasciatore per l’inclusione”. Ora, siccome neri, ispanici, asiatici, cristiani, musulmani, scintoisti, buddisti e quant’altro sono abbondantemente “inclusi”, giocando in America da anni, è chiaro che la nuova frontiera “dell’inclusione”, quella per cui c’era bisogno di un Ambasciatore, è quella dell’omosessualità. 

Così le squadre, volenti o nolenti,  invitano ‘sto Ambasciatore, e l’Ambasciatore — ex giocatore ed omosessuale praticante — si ritrova con giocatori e tutto l’entourage nella Club House per aiutare tutti a crescere nell’atteggiamento di accoglienza qualora si trovassero tra loro compagni omosessuali. 

Le cronache dell’incontro con i Mets raccontano che non essendo emersa alcuna domanda al termine della presentazione (seguita con poca passione dai giocatori) tutti se ne stavano tornando ad allenarsi quando uno alza la mano … Daniel Murphy, second basemen.  Murphy prende la parola per dire che ciò che gli permette di dialogare con tutti e accogliere fraternamente chiunque si trovasse in squadra (omosessuali inclusi) è anche ciò che gli fa dire che uomo e donna non sono fatti per l’omosessualità. E’ la sua fede cristiana. Vi lascio immaginare i commenti dei giornali la mattina successiva: Murphy va venduto (visto che ancora non lo si può uccidere).

Tim Cook, probabilmente io, tu e Murphy non ci ritroveremo mai né ad un business meeting, né a giocare una partita di baseball. Ma se ci incrociassimo per qualsiasi motivo, magari al bar per un tressette, vedresti come ti accoglieremmo io e Murphy. Tu però, che hai molto più potere di me (che scrivo quel che son capace di scrivere) e di Murphy (che passa la vita a cercare di colpire una pallina), lasciaci liberi di esprimere quello in cui crediamo, e lasciaci liberi di dirlo ai nostri figli e nipoti.

Sennò che apertura è?

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