FERROVIERE ACCOLTELLATO/ 9 consigli a Maroni (e a Renzi) per non sparare

- Aldo Brandirali

L’attacco della banda di latinos al controllore delle ferrovie nord è la notizia che solleva molti interrogativi sulla sicurezza dei cittadini. Ma prevale la demagogia. ALDO BRANDIRALI

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L’attacco della banda di latinos al controllore delle ferrovie nord è la tremenda notizia di oggi (ieri, ndr). Quando un problema prende le mosse da una crisi molto forte, con l’evidenza che occorrono misure straordinarie, allora riescono a fare la voce grossa anche quelli che non hanno agito per risolvere i problemi. E le grida demagogiche sembrano soluzioni, ma sono solo opinioni da uomo qualunque.

L’ultima di Maroni: mettere l’esercito sui treni e sparare a chi aggredisce. Questa fa seguito alle recenti prese di posizione di Maroni: basta accoglienza, taglieremo i contributi ai comuni che accetteranno nuove quote di immigrati.

Indubbiamente bisogna reagire a quello che sta succedendo con il massiccio afflusso via mare di tanti disperati. E le frasi di Maroni sono esagerate, ma volte a ottenere il consenso elettorale.

Indubbiamente il problema della sicurezza si è accentuato a causa della nuova composizione sociale del nostro Paese, i fenomeni di gruppi asociali costituiti da etnie non integrate sono nuovi tipi di problemi che dobbiamo affrontare.

Indubbiamente occorrono forze dell’ordine maggiormente attrezzate per colpire i violenti.

Ma per arrivare alle proposte, dobbiamo domandarci: quali le cause e quale il metodo? 

Non si può partire dalla soluzione politica, per la semplice ragione che la politica si occupa di servizi e non di missione umanitaria e di educazione sociale. Prima dei ragionamenti di Maroni, che si aggiungono a quelli di Salvini, dobbiamo chiederci: e noi, e io? Nel flusso migratorio in Italia c’è un fenomeno oggettivo, naturale, il mondo si assesta così anche grazie alle migrazioni. Sono circa 20 anni che l’immigrazione in Italia si è fatta fenomeno epocale. Posso avere paura per l’instabilità sociale, ma posso accettare quel che sta accadendo rivendicando una maggiore attenzione dei servizi di sostegno e di integrazione.

Oggi, con la destabilizzazione della Libia, si è creato un potente sistema di sfruttamento di quanti sono in fuga dalle guerre diffuse nel Medio Oriente e in Africa. In particolare i terroristi generano tali paure da ottenere le fughe in massa, milioni di persone che hanno solo il campo profughi e che hanno mille ragioni per cercare di arrivare in Europa. Il problema ha tali dimensioni che è indispensabile che sia tutta l’Europa a prestare i servizi di sorveglianza ed accoglienza. Ma siamo ancora lontani dalla responsabilizzazione vera dell’Europa.

Oggi assistiamo alla crisi della politica e per questo ci sembra che si debba dare vigore all’opposizione ai modi di governare. Ma la crisi della politica tocca non solo chi governa, tocca anche chi si oppone, e lo si vede dal fatto che le proposte di Salvini — spianare i campi nomadi, ricacciare in Libia i barconi carichi di migranti — e le proposte di Maroni — non accogliere più, sparare sui violenti — sono esagerazioni propagandistiche che non possono avere applicazione reale.

Data l’accoglienza che il nostro Paese deve offrire, entriamo nel merito delle azioni che deve fare la politica:

1. I campi nomadi devono essere  temporanei, le popolazioni Rom e Sinti che si fanno stanziali in Italia devono essere aiutate a trovare casa in affitto, e poi devono essere fatti i controlli sul reddito e su come viene guadagnato. 

2. La clandestinità deve essere ridotta al minimo facendo il rilascio dei permessi di soggiorno o il rinvio al paese di origine, con pratiche veloci di pochi mesi.

3. La Libia deve essere investita da una proposta di patto per la regolarizzazione dei movimenti in mare.

4. Il numero degli accolti in Italia deve essere regolato da una contabilità dei posti di lavoro disponibili. 

5. I controlli sul territorio deve vedere la collaborazione di varie forze dell’ordine e militari.

6. Il privato sociale deve essere aiutato ad effettuare servizi di accoglienza ed educativi.

7. Le comunità etniche devono essere aiutate a vivere la loro vita in comune senza per questo diventare bande etniche che cercano il potere nel territorio.

8. Ovunque si possa ottenere un ritorno in patria si possono dare incentivi per l’avvio di attività nel proprio paese.

9. Nei patti europei si devono distribuire le presenze di migranti. La serietà dei controlli può convincere che ci sono state eccessive decisioni, e si possono ridistribuire.

Il governo Renzi non riesce né a fare azioni in Libia, né ad avere le quote di accoglienza dell’Europa. La debolezza del nostro governo è evidente, e costituisce una debolezza dell’Italia dentro i consessi internazionali. Ed ecco che siamo in balia della propaganda delle parti politiche contrapposte, mentre non si ottengono i controlli necessari.

Allora teniamo alta la strada della carità cristiana; si accoglie il bisogno umano, ma poi si mettono in ordine le masserizie. Ovvero si fanno rispettare le regole alle persone accolte.

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