ENCICLICA LAUDATO SI’/ Bellieni: uno sguardo nuovo da non ridurre a una predica bucolica

- int. Carlo Bellieni

Per CARLO BELLIENI, con l’enciclica “Laudato si’” Papa Francesco porta per mano in un cammino davvero ecologico (umano e cosmico) tutti coloro che hanno a cuore l’ambiente dei loro figli

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Papa Francesco (Infophoto)

Ecologia è solo emergenza o rispetto e prevenzione? Ecologia è solo gas serra? O è un modo di guardare uomini e cose? Papa Francesco porta per mano in un cammino davvero ecologico (umano e cosmico) tutti coloro che hanno a cuore l’ambiente dei loro figli, in un’enciclica che, con grande amore per la scienza e grande preoccupazione per la tecnocrazia, ha tre chiavi di lettura.

1. La prima è la concezione dell’ecologia. Il Papa mette in allerta verso la predazione delle risorse, verso l’esaurimento delle medesime, ma è ben lontano dalla visione catastrofista tanto di moda: parla di rispetto. E questo è un grande passo: non si cura l’ambiente per paura, ma perché si rispetta; non si fanno passi avanti nella cura per paura che finiscano le risorse (ecologia negativa), ma perché si rispetta e ama l’ambiente e chi ci vive. Non è la stessa cosa l’uomo che ha paura (e che paradossalmente se le risorse fossero infinite si sentirebbe autorizzato a maltrattarle senza scrupolo) e l’uomo che si prende cura, perché solo lo sguardo positivo sulla natura e sull’uomo genera uno sviluppo sostenibile. Ma il Papa va oltre: ribalta il dogma maltusiano caro a un ecologismo facilone che suppone una prossima fine delle risorse per eccesso di esseri umani e parla invece di cattiva distribuzione di risorse alimentari che sarebbero sufficienti se ben impiegate non solo a vantaggio di qualcuno.

2. La seconda è la cultura dello scarto. E’ la cultura che scarta sia persone che cose, quasi indifferentemente, in un mondo utilitarista che divide cose e persone in utili ed inutili. Che non sa trarre beneficio dalla differenza e dalla biodiversità. “Non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale”. Il lifestyle post-moderno considera persone solo alcuni, quelli cioè che possono farsi valere, e considera utilizzabile solo quello che crede utile, cioè crea un mondo senza fantasia, intrapresa e futuro.

Allora appare chiara una cosa: che oggi non è un pericolo il poco amore per l’ambiente (tutti amano l’ambiente a parole!), ma l’idea che il sommo bene è l’utile che poi è un utile immediato e fumoso, che muore subito, ma nel frattempo distrugge tutto (anche l’ambiente ma anche le persone). E’ un continuo parallelo uomo-ambiente, microcosmo-macrocosmo, ecologia cosmica-ecologia umana che è un ponte lanciato a tutti gli uomini di buona volontà.

3. Terza chiave di lettura è la competenza. Entrare nell’agone dell’ecologia con esempi chiari e verificabili è un passo importante per gettare ponti; così parla della internazionalizzazione dell’Amazzonia, della scomparsa delle specie, di idrocarburi, di spugne, alghe e plancton. E, parlando delle difficoltà di intervento reale ed efficiente incolpa la debolezza delle reazioni internazionali verso l’evidente diseguaglianza della distribuzione delle risorse e verso il consumo ineguale di esse.

Ci sarà chi vuole vedere in questo testo un messaggio secondo vecchie categorie di divisione politica che gli sono estranee; e che sono estranee anche alla gente. Ma l’utilitarismo e la tecnocrazia non sono estranee, sono padrone in casa nostra; per questo il dito del Papa è puntato lì. L’utilitarismo finisce con l’assorbire nella sua scia anche certo ecologismo, quello che vede l’uomo (e di solito l’uomo dei paesi poveri) come un rischio per il pianeta, quello che non pensa a ridistribuire ma a creare terrore, quello che è discriminatoriamente specista (conservare la vita solo delle specie viventi “belle”, delle altre poco importa!), quello che insegna a non sprecare solo quando le risorse finiscono, che non è preveggente e preventivo. Troppi interventi ecologisti (quasi tutti, basti pensare alle alluvioni o ai terremoti) oggi sono interventi di emergenza, quando il danno è fatto. Perché non si sa guardare con rispetto e stupore ma solo correre ai ripari quando è troppo tardi.

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