PAPA A CUBA/ Francesco e Fidel Castro, incontro nel recinto del cuore

- Cristiana Caricato

E alla fine l’incontro c’è stato. Una foto consegna al mondo la stretta di mano tanto attesa tra il vecchio comandante Fidel Castro e il pontefice argentino. CRISTIANA CARICATO

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La foto dell'incontro tra Francesco e Fidel Castro (Immagine dal web)

L’AVANA  —  E alla fine l’incontro c’è stato. Poche prove documentali: una foto scattata da Alex Castro, figlio orgoglioso di cotanto padre, che consegna al mondo la stretta di mano spasmodicamente attesa, tra il vecchio comandante, che si è ritagliato, in vecchiaia, l’ingombrante ruolo di padre della nazione, e il pontefice argentino che ha incantato mezzo mondo, e qualche immagine rubata all’intimità dell’evento. La curiosità era d’obbligo, l’ansia per la dinamica del confronto comprensibile. Chi l’avrebbe spuntata tra il líder máximo e Bergoglio? E soprattutto il gesuita e il rivoluzionario nello stesso spazio, cosa sarebbero stati capaci di inventare per graffiare la storia?

Non lo sapremo. Perché ad incontrarsi non sono stati i simulacri carnali di poteri e idee, icone di movimenti e fedi, ma due uomini, in modo diverso rivoluzionari, eppure profondamente e autenticamente appassionati. La mancanza di diretta, l’assenza dell’invasivo circo di telecamere e obiettivi, ha permesso all’evento di rimanere, in parte, confinato nel recinto del cuore. Tutto ciò che sappiamo è stato raccontato dalle poche sequenze quasi rubate, e dal direttore della Sala Stampa vaticana. 

Lo scatto rilanciato dalle agenzie di mezzo mondo ritrae Castro mentre stringe la mano di Francesco, quasi scaraventandogli addosso il peso dei suoi 89 anni e del mito che è diventato. Il volto meno giallo che nelle ultime foto, il corpo che si intuisce magro, insaccato in una tuta marchiata da uno di quei brand che fanno tanto consumismo imperialista, e lo sguardo spalancato, sul volto dell’ospite. Di contorno, sfocati come nella vita tocca a chi vive sempre all’ombra di qualcuno baciato dalla grandezza, una manciata di comparse, familiari e personale. 

Sappiamo dal resoconto di Padre Lombardi che era presente Dalia, la moglie di Fidel, alcuni figli, e svariati nipoti, che l’incontro è avvenuto nella casa/clinica dove ormai vive l’anziano comandante, subito dopo la celebrazione della messa nella Plaza de la Rivolucion, sotto lo sguardo visionario del Che. Quaranta minuti di  colloquio, nella lingua comune. Una chiacchierata inevitabilmente finita su temi che stanno a cuore ai due: il futuro dell’umanità, la situazione mondiale, la crisi ambientale. Non è difficile immaginare il fascino che reciprocamente devono aver subito: il líder máximo con il suo faticoso e indiscutibile ruolo nella storia, e il pontefice argentino, riconosciuta autorità morale del terzo millennio. Eppure, nel resoconto di padre Lombardi, è emersa prepotentemente l’attenzione all’altro, il desiderio di conoscersi, le passioni e gli interessi comuni che hanno definito il tempo dell’incontro. 

Due uomini appunto. Uno dei quali si aggrappa alla vita, e strappa giorni al destino, troppo abituato alla ribalta per lasciarla, ma anche agitato dalle inquietudini di chi sente la morte alitare sul collo. Tre anni fa a Benedetto XVI Castro aveva chiesto libri di spiritualità, per placare l’ansia della ricerca di senso, nell’ultima stagione della vita. Bergoglio si è ricordato della domanda, e con furbizia gesuitica gli ha portato in dono riflessioni e parole che parlano di Dio. 

Cose semplici ma appetitose, capaci di incuriosire e inchiodare anche un ostinato, vecchio ateo comunista. I vangeli scomodi e La nostra bocca si aprì al sorriso sono due volumi facili di Alessandro Pronzato, sacerdote piemontese dalla penna veloce e profonda: finiranno sulla scrivania del Comandante insieme alle due ultime encicliche di Papa Francesco. 

Ma il capolavoro di Bergoglio è stato un altro. In dono a Fidel ha portato una scheggia della sua memoria: gli ha fatto ritrovare una voce della giovinezza, quella di padre Armando Llorente, educatore dei giovani Castro nel collegio gesuita dove sono cresciuti a Vangelo e pensieri ignaziani. Un pudico invito, forse, a far riaffiorare suggestioni e ricordi, sepolti da ben altre imprese e da diversi incanti. C’è nulla di più insidioso che il fascino di ciò che si è lasciato andare, quando si è al bilancio di un’intera esistenza? E non ha forse scommesso, Francesco, sul segno lasciato da parole e fatti di giustizia e amore? Un azzardo calcolato, con la percezione che la Verità una volta incontrata non si scolla di dosso, per quanto ci si affanni a negarla. Ancora una volta, il “misionero” ha puntato tutto sulla Misericordia. Fidel Castro non ha scampo.

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