ALLARME SMOG E BLOCCO TRAFFICO/ Io pedalo tranquillo, schivando mammut e C02

- Roberto Persico

Emergenza smog. Calcoli impazziti, previsioni sbagliate, CO2 dappertutto, riunioni di ministri, colpa dell’Ue anzi no, dagli alle auto. Dove stiamo andando? BOBO PERSICO

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(InfoPhoto)

Giro in bicicletta. A Milano. Giro in bicicletta a Milano dall’inizio degli anni Settanta. Da quando, ragazzino, raccontavo ai miei genitori che facevo “il giro dell’isolato”, e mi avventuravo sempre più lontano, con una banda di amici scavezzacollo come me. Crescendo, la bicicletta è diventata il mio mezzo di trasporto abituale: scuola, palestre, università, lavoro, dappertutto su due ruote. Con qualunque tempo, freddo, pioggia: basta attrezzarsi (no, la neve no, la neve ferma anche le biciclette…). Ho assistito alla nascita delle piste ciclabili. Ridicole, devo dire, qualunque amministrazione le abbia fatte: tronconi dove si potevano realizzare senza impicci, che poi finiscono nel nulla. Ancora oggi non le uso quasi mai: se riesci a schivare i pedoni e le auto parcheggiate, dopo un po’ ti ritrovi comunque in mezzo a una strada. Adesso abito nella bergamasca, arrivo in treno con la mia bici al seguito, ormai l’abitudine si sta diffondendo: dieci anni fa ero spesso l’unico, oggi sono quasi sempre in compagnia. I treni hanno quasi sempre un bagagliaio dedicato. Quasi: alle volte ti tocca stare tra i piedi della gente, e nelle ore di punta non è bello. Ma anche la gente si sta abituando: dieci anni fa mi guardavano malissimo, adesso si spostano per facilitarmi salita e discesa, grazie.

Ho pedalato a Milano in questo asciuttissimo autunno. Ho apprezzato molto di non essermi mai bagnato. Non ho avuto problemi respiratori da polveri sottili, non sono tra le migliaia di vittime lamentate dai grillini. Leggendo i drammatici comunicati sui danni da smog non ho potuto fare a meno di ripetermi una banalissima considerazione, che mi ha fatto un amico tanti anni fa: le condizioni di vita sulla Terra peggiorano sempre di più, l’inquinamento e l’effetto serra fanno danni mostruosi; e l’età media dell’umanità continua a salire… vuoi dire che c’è un trucco? Che qualcuno manipola i dati per motivi di bottega?

Ho pedalato a Milano nei giorni del blocco del traffico. Bellissimo. Mi sono tornate in mente le domeniche dell’austerity degli anni Settanta, il blocco alle auto per quello che si chiamava lo shock petrolifero, giravamo in bici e ci sentivamo i padroni della città. Mi sono sentito come allora. Poi ho letto che gli agenti inquinanti non sono diminuiti. Lo hanno fatto, gentilmente, il giorno successivo alla fine del blocco. Quando, gentilmente, si è levato un po’ di vento. Mi è tornato in mente quel che ho imparato tanto tempo fa dal professor Pedrocchi, ingegnere del Politecnico, studioso del clima non allineato alla vulgata corrente: che i fattori che influenzano il clima sono tanti, non tutti noti, e quasi tutti molto più potenti delle povere azioni umane. 

Il clima cambiava anche quando gli uomini non c’erano, e quando erano così pochi da essere del tutto ininfluenti: le glaciazioni e i periodi interglaciali ci sono sempre stati, anche quando gli uomini erano poche migliaia e andavano a caccia di mammut con archi e frecce (o vogliamo dire che erano i focolari delle loro case ad agire più potentemente del sole?). Anche in epoca storica i cambiamenti climatici sono all’ordine del giorno. Il bel libro di Wolfang Behringer, Storia culturale del clima, mostra come le epoche più floride di tutte le civiltà — dai cinesi ai romani ai primi tre secoli del secondo millennio, l’apogeo del Medioevo — corrispondono a periodi di alte temperature (i grafici di www.climate4you.com mostrano come le temperature dal Mille al 1300 erano più alte delle attuali). Il benemerito professor Pedrocchi mi mostrò dei dati che documentavano una relazione fra l’andamento della temperatura e quello dell’attività solare molto più significativa del nesso con le emissioni antropiche. Mi spiegò anche che gli astronomi registrano negli ultimi decenni un aumento della luce visibile — cioè un aumento della radiazioni emesse, legata a un aumento delle radiazioni solari ricevute, cioè, se ho capito bene, a un aumento della temperatura — in tutti i pianeti del sistema solare. Chissà se anche su Nettuno ci sono degli uomini a noi sconosciuti che si affannano a gettare nella loro atmosfera tonnellate di CO2.

Certo, è un bene che gli uomini della Terra, nel frattempo, abbiano preso coscienza dei danni che possono fare al loro ambiente. È un bene che oggi sulle ciminiere ci siano dei filtri, che bruciamo le sostanze pericolose in maniera protetta, che stiamo attenti a rendere l’aria più respirabile (negli anni Settanta e Ottanta l’aria che respiravo a Milano era certamente più velenosa di quella di oggi). Ma un raggio di sole, una bava di vento, uno scroscio di pioggia sono molto più potenti di noi. Ma, per vivere, dovremo sempre bruciare qualcosa.

Le polemiche di queste settimane mi fanno sorridere: ciascuno impugna una situazione occasionale per il proprio breve successo politico. Ma mi pare che, al fondo, ci sia qualche cosa di più. Ci sia il sogno prometeico di essere noi i signori della realtà, il sogno luciferino di “essere come Dio” e di poter costruire un mondo perfetto; e perciò il rifiuto di riconoscere che il mondo, chiunque l’abbia fatto, è un po’ più potente di noi, che il Sole e il Niñoinfluenzano il clima più di tutta la nostra CO2, il rifiuto di accettare il fatto che il mondo, per quanto — giustamente — ci sforziamo di migliorarlo, avrà sempre qualche difetto. 

Per questo continuo a girare in bicicletta per Milano, godendomi queste giornate di sole. Aspettando quando, finalmente, pioverà (ma ci ricordiamo che la siccità c’era anche molto prima che inventassimo le industrie?), e girerò per Milano godendomi la benedizione della pioggia. Ringraziando il Dio della Bibbia, che “fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (e se ci fa sospirare un po’ la pioggia, mi piace credere che sia per ricordarci che il Signore è ancora Lui, e non noi, pur con tutta la nostra tecnologia).

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