DALLA GERMANIA/ Da Colonia al “Mein Kampf”, un appello alla carità che manca

- Roberto Graziotto

Molti eventi agitano la Germania, dalla doppia manifestazione dopo i fatti di Colonia ai casi di stupri di bambini nel coro di Ratisbona, all’uscita di “Mein Kampf”. ROBERTO GRAZIOTTO

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Impero persiano: Angela Merkel e J.-C. Junker (Infophoto)

LIPSIA — Pensando ai recenti avvenimenti — i due cortei di sabato dopo i fatti di Colonia, i profughi in Germania, la pubblicazione critica di Mein Kampf di Hitler, i nuovi chiarimenti sui casi di violazioni di bambini nel famoso coro di Ratisbona “Regensburger Domspatzen” (qui in Germania radio, televisione e giornali parlano solo di questo tema), ho dovuto spesso pensare a una frase del Vangelo: “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8,32).

Thomas de Maizière ha detto con fermezza: “non deve esserci nessuna spirale del silenzio e tanto meno essa deve essere sostenuta dalla polizia”. Il capo della polizia di Colonia Wolfgang Albers è stato collocato a riposo, cioè messo in pensione anticipata, dal ministro degli Interni del Nordrhein-Westfalen, Ralf Jäger (Spd) perché solo dopo giorni stanno venendo fuori i dati precisi della notte di San Silvestro di Colonia, cosa questa che ha fatto perdere ogni credibilità alla polizia della città sul Reno. 34 persone sono indiziate dalla polizia, delle quali 21 avevano lo statuto di persona che chiede asilo politico. Per quanto riguarda furti e lesioni corporali la polizia ne ha contati 84. Tre sono i delitti sessuali gravi. In questa atmosfera di trasparenza la Faz pubblica altri dati della polizia, che per motivi politici sono stati taciuti fino ad ora: metà dei furti di borse e valigie nelle stazioni tedesche sono stati commessi nell’ultimo anno da nordafricani (algerini, marocchini), precisamente secondo i dati della polizia tedesca si tratta di 1.399 casi, cioè il 46 per cento. Nel 2014 erano 735 (36 per cento) e il 19 per cento nel 2013. In ben tre articoli la Faz si pone la domanda se questi dati non mettano in discussione in modo radicale la cultura del benvenuto e il “ce la facciamo” della cancelliera tedesca Angela Merkel. Nella pagina culturale Patrick Bahners specifica che le affermazioni della polizia, in modo particolare un rapporto scritto quattro giorni dopo la notte di San Silvestro, contenente tra altro la frase: “Sono un siriano, dovete trattarmi in modo amichevole! La signora Merkel mi ha invitato” devono essere lette “criticamente” e tenendo conto della “psicologia delle affermazioni” e del contesto in cui certe frasi sono state dette o si vuole che siano state dette; ma a tutti è chiaro ciò che la Faz dice nel suo editoriale in prima pagina: “Sicurezza e futuro di questa repubblica dipendono ovviamente da coloro ai quali noi diamo o meno il benvenuto” (Berthold Kohler). Questo è ciò che penso anch’io, tanto più se si tiene conto che le persone coinvolte nella sera di san Silvestro davanti alla stazione e al Duomo di Colonia erano circa mille giovani nordafricani e arabi, e che non solo Colonia ma anche Amburgo e sembra una discoteca in una cittadina universitaria nel Nord-Rhein Westfalen, Bielefeld, siano state teatro degli atti di molestia e violenza nella notte di capodanno. 

Nondimeno, ritengo che la cancelliera abbia dato dimostrazione di grande coraggio politico nell’accogliere un milione di profughi nel 2015, in accordo con la Costituzione tedesca e con la convenzione di Ginevra, che ci ricordano che la dignità dell’uomo è inviolabile. 

L’edizione critica di Mein Kampf a cura di Christian Hartmann, Thomas Vordermayer, Othmar Plöckinger e Roman Töppel commissionato dall’Institut für Zeitgeschichte di Monaco di Baviera e Berlino, esce ora perché i diritti di licenza in possesso dello stato bavarese sono scaduti in questi giorni. La domanda che ci si pone e che divide anche gli ebrei (il comitato centrale in Germania è a favore, le associazioni delle vittime no) è se si possa pubblicare un libro che rappresenta il “male assoluto”. Non mi impegno in questo contesto nella discussione sull’aggetto “assoluto”, fatto è che come mi ha detto Robert Spaemann nell’intervista Testimone della verità(Marcianum Press, 2012) abbiamo a che fare almeno con un avvenimento che possiamo definire un “male quasi assoluto”, ma sulla domanda se sia lecito pubblicare un testo che è connesso con fatti di straordinaria disumanità, mi sembra che la formula usata da Jürgen Kaube sia giusta: “il male assoluto non può rimanere non commentato”, anche se il rapporto tra un libro ed eventi, non solo nel caso di Mein Kampf, e questo vale analogamente anche per il rapporto tra il Contatto sociale di Jan Jacques Rousseau e gli avvenimenti della Rivoluzione francese, non è così lineare come si potrebbe pensare in modo superficiale. Non il testo, ma le continue allocuzioni politiche di Hitler e il suo modo di governare la Germania hanno portato al disastro dello sterminio e del genocidio degli ebrei.

La diocesi di Ratisbona ha chiesto con ragione ad un consulente giuridico autonomo di fare chiarezza sui casi di violenza e su quello che può essere chiamato con ragione un “sistema di paura” (Ulrich Weber) in riferimento al coro dei bambini di Ratisbona, che il fratello di Benedetto XVI, Georg Ratzinger, ha guidato dal 1964 al 1994. Questi aveva già detto di essere stato a conoscenza di alcuni fatti, come le sberle molto dure date da un sacerdote che dirigeva il convitto in cui abitavano i ragazzi del coro. Dal 1945 al 1992 il consulente giuridico ha potuto constatare 231 casi in cui i bambini sono stati oggetto di violenza. In 62 casi si trattava di “carezze” sessuali fino allo stupro.

In nessuno di questi tre casi una “gnosi pura” può portare una luce ultima sugli avvenimenti e solo una “conoscenza amorosa” potrà fornire un preciso discernimento degli spiriti (per usare un termine ignaziano), che ci renda realmente liberi, come recita il testo di Giovanni citato all’inizio. Si tratterà di rimanere “nella parola” misericordia, che l’anno della Misericordia ci ricorda con grande forza. Solo che Misericordia non è mai il contrario della verità, ma il suo cuore pulsante. 

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