Il giallo sul duplice omicidio dei due fidanzati, Trifone Ragone e Teresa Costanza, freddati nel parcheggio del Palasport di Pordenone lo scorso 17 marzo, è giunto ormai alle sue battute finali. Mancherebbero da incastrare ancora pochi tasselli prima di giungere alla soluzione definitiva di un caso che sembra sempre più ruotare attorno alla figura di Giosuè Ruotolo. Lui, il militare 26enne di Somma Vesuviana, secondo l’accusa autore del delitto di Pordenone, potrebbe presto ritrovarsi in una posizione ancora più scomoda. A delineare questo nuovo quadro relativo agli omicidi di Trifone e Teresa è stato il quotidiano “Il Friuli”, secondo il quale lo scorso martedì il legale di Ruotolo, Roberto Rigoni Stern, probabilmente per la prima volta avrebbe perso il sorriso all’uscita del Tribunale di Pordenone. Il motivo, stando al quotidiano, sarebbe da ricercare nel fatto che, per la prima volta in Italia, il legale sarebbe ignaro del contenuto del fascicolo e delle relative accuse con le prove avanzate da magistrati ed inquirenti in merito al suo assistito. Quest’ultimo, si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere.
Sarebbero tanti gli indizi a carico di Giosuè Ruotolo, il militare 26enne indagato nel caso di omicidio di Teresa e Trifone. I fidanzati Teresa Costanza e Trifone Ragone sono stati uccisi a Pordenone il 17 marzo 2015, freddati con sei colpi di pistola nel parcheggio del Palasport. Per il delitto sono sotto indagine Giosuè Ruotolo e sua fidanzata Rosaria Petrone, entrambi originari di Somma Vesuviana in provincia di Napoli. Gli inquirenti stanno analizzando un finto profilo Facebook dal quale sarebbero partiti messaggi offensivi verso Teresa allo scopo di minare la sua relazione con Trifone: autore dei messaggim, per gli inquirenti, sarebbe proprio Giosuè mosso forse da gelosia nei confronti del commilitone. Secondo le ultime ricostruzioni fatte dalla trasmissione di Rai Tre Chi l’ha Visto? ci sarebbero vari indizi a carico di Giosuè: sembra infatti che Ruotolo avrebbe chiesto a due amici di non dire nulla sulla sua presenza sul luogo del delitto. E sempre nel programma si parla anche di Rosaria Petrone e di un suo messaggio in cui la donna avrebbe chiesto al fidanzato se avesse fatto qualcosa di cui non era a conoscenza.
Continuano le indagini sul duplice omicidio dello scorso 17 maggio 2015 nel quale persero la vita Trifone Ragone e la propria compagna Teresa Costanza. Per il momento l’unica pista battuta dagli inquirenti è quella che porta al militare di 26 anni Giosuè Ruotolo che potrebbe aver commesso il tutto mosso da gelosia. Una tesi ancora tutta da provare e che tra l’altro potrebbe essere sconfessata nel momento in cui si riuscirà a capire chi ci sia dietro i tanti messaggi anonimi inviati a Teresa e nei quali veniva messo in dubbio la fedeltà del proprio ragazzo. Per gli inquirenti lo scopo dei messaggi era quello di destabilizzare il rapporto tra i due innamorati per cui resta la pista passionale quella più accreditata. Staremo a vedere se si avranno novità nelle prossime ore.
La verità sul duplice omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza potrebbe emergere proprio da uno dei 19 hard disk ora al vaglio degli esperti informatici. Secondo le ultime indiscrezioni, ci sarebbe il sentore di una nuova importante svolta nel giallo di Pordenone e questa volta potrebbe essere quella decisiva. Nella giornata del 29 gennaio gli inquirenti hanno dato il via alle perizie irripetibili sui nuovi supporti informatici sequestrati, i quali potrebbero contenere dati interessanti strettamente connessi al celeberrimo profilo Facebook anonimo dal quale partirono i messaggi a Teresa. La speranza è che si possano rintracciare informazioni utili e relative al reale creatore e utilizzatore del profilo Facebook, in merito al quale è stato finora avanzato il nome di Giosuè Ruotolo. La difesa del militare di Somma Vesuviana indagato per il duplice omicidio di Trifone e Teresa, fa fatica a comprendere cosa realmente gli inquirenti sperano di trovare all’interno dei computer. L’assistente del consulente informatico nominato dalla difesa di Ruotolo, inoltre, ha specificato come dalla caserma sia stato quasi impossibile l’utilizzo di Facebook alla luce delle limitazioni relative alla rete internet chiusa. Nel frattempo, sarebbero ancora in corso gli esami effettuati sugli altri dispositivi elettronici appartenenti a Giosuè Ruotolo, tra cui cellulari, tablet, chiavette USB e computer, in merito ai quali la difesa resta in attesa dei risultati. L’ultimo colpo di coda delle indagini sul delitto di Pordenone, dunque, sembra concentrarsi quasi unicamente sul profilo Facebook dal quale partirono i messaggi carichi di offese rivolte a Teresa e che avrebbero contribuito a minare il suo rapporto d’amore (da sempre descritto come idilliaco) con Trifone.