DALLA GERMANIA/ Colonia e non solo: ecco chi aumenta la sfiducia dei tedeschi

- Roberto Graziotto

Dal timore di attentati a Monaco alle molestie subite a Colonia. Il 2016 vede un aumento della paura in Germania, nonostante i dati dell’economia siano positivi. ROBERTO GRAZIOTTO

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Il duomo di Colonia (Infophoto)

LIPSIA — L’anno 2016 era appena cominciato, quando nel primo programma della televisione tedesca (ARD), che guardavo con amici, per il cont down in Berlino davanti alla “Brandenburger Tor”, un telegiornale straordinario comunicava  un avvertimento grave di possibili attentati terroristici a Monaco di Baviera. Come ha scritto Nikolas Busse nell’editoriale principale della Frankfurter Allgemeine Zeitung un attentato nella stazione centrale di Monaco, che è diventata simbolo della cultura del benvenuto dopo gli applausi con cui erano stati accolti nello scorso anno alcuni profughi, avrebbe certo avuto un valore simbolico molto alto per i terroristi dell’Is. Grazie a Dio non è successo nulla, ma questo “avvertimento terroristico” dovrebbe far riflettere, all’inizio del nuovo anno, su una generale perdita di fiducia nella politica e nelle soluzioni politiche dei problemi, non solo tra i cittadini tedeschi. 

Perdita di fiducia che si riscontra nei fatti, ancora non del tutto chiariti, delle più di 100 denunce per molestie sessuali e furto a Colonia nella notte di san Silvestro. Nello Spiegel Online si può vedere un filmato in cui alcune donne mostrano la loro paura e la loro volontà di opporsi ad “una immagine della donna” che ritengono importata in Germania e che contraddice l’idea tedesca e in genere occidentale di cosa sia una donna. Fatto accertato è che i colpevoli di queste trasgressioni sono africani ed arabi. Il ministro della Giustizia socialdemocratico Heiko Mass crede che si tratti di azioni coordinate e non spontanee. Parla anche di “Zivilisationsbruch” (una rottura del livello di civilizzazione da noi raggiunto), come riporta Die Welt. Il ministro degli Interni Thomas De Meziere (Cdu), che aveva elogiato la polizia bavarese per il pronto intervento a Monaco di Baviera, critica quella di Colonia, che avrebbe taciuto dapprima sulla gravità dei fatti e non sarebbe intervenuta in modo adeguato per evitare questo attacco selvaggio contro le donne nella stazione di Colonia. 

Per un anno come questo che vedrà in importanti Länder della Germania elezioni regionali, gli eventi di Colonia e Monaco di Baviera, anche se differenti, contengono un potenziale altamente esplosivo. A parte i fatti di cronaca recentissimi, la sfiducia nella politica può essere vista anche ad un livello più generale e di fatto di essa si sono occupati istituiti di demoscopia alla fine del 2015. 

Alcuni dati: il rinomato istituto statistico di Allensbach, riporta in un editoriale economico della Faz Holger Stelzner, fa vedere che i cittadini tedeschi hanno paura e vedono principalmente con paura l’anno nascente. La domanda che l’istituto di demoscopia pone a partire dal 1949: “guarda all’anno nascente con paura o speranza?” ha dei risultati negativi simili a quelli degli anni della guerra di Corea, della costruzione del muro di Berlino, delle due crisi del petrolio o degli attentati terroristici a New York. 

Questa paura contraddice, aggiunge Stelzner, il dato positivo della situazione economica in Germania, che “per la maggior parte delle persone è buona come non mai”, pur al cospetto del milione di profughi che la Germania ha accolto nello scorso anno. Il mantra (così viene spesso chiamato nei media) “ce la facciamo” di Angela Merkel viene visto con sospetto e quattro persone su dieci pensano che in Germania non si possa più dire ciò che si pensa, per esempio in riferimento alle preoccupazioni che nascono accogliendo così tante persone. 

A livello mondiale, anche se si può parlare per lo scorso anno di una “economia robusta” (Johannes Pennekamp, Faz) e alcuni dati, come la possibile uscita della Grecia dall’Europa, il rallentamento della crescita in Cina, l’aumento degli interessi nelle banche americane non hanno conseguenze così preoccupanti come si era dapprima temuto, ci sono motivi di preoccupazione. Come dice la Rhein-Neckar-Zeitung, il quotidiano di Heidelberg, ai tanti conflitti si è aggiunto quello tra l’Arabia Saudita e l’Iran dopo l’esecuzione capitale dello sceicco sciita Nimr al-Nimr, mentre la caduta del prezzo del petrolio mette in grave crisi i paesi esportatori come l’Arabia Saudita. Se questa crisi possa influenzare e fomentare il terrorismo di matrice islamica, lascio dire a commentatori più esperti di me.

Sul Die Zeit il cardinal Gerhard Müller, presentato dal settimanale tedesco come una persona che “i riformatori (Evelyn Finger, che ha condotto l’intervista al “tedesco più potente nel Vaticano” intende con questa parola i progressisti) tedeschi” ritengono essere reazionario, mentre “i reazionari romani” ritengono essere liberale, ricorda con decisione il nome della speranza cristiana: “la speranza dell’umanità è Gesù Cristo, non la borsa di New York”. Nell’intervista il cardinale della Congregazione della dottrina della fede conferma la sua volontà di essere una figura di centro, senza polemizzare con nessuno, e anche quando la giornalista cerca di fare una polarizzazione tra il cardinale Walter Kasper e la sua persona, il porporato risponde che Kasper e lui sono “teologici cattolici”, che pensano a partire dal “fatto dell’autorivelazione di Dio in Gesù Cristo (…) la Chiesa non è un club di filosofi”. Per quanto riguarda le altre confessioni il cardinal Müller dice che non viviamo più in una “epoca del confessionalismo”, ma “dell’ecumenismo” e definisce l'”ecumene” come il fatto che “cristiani di diverse confessioni scoprono ciò che li accumuna e sono insieme testimoni di Gesù Cristo”. 

Il porporato si schiera completamente per un dialogo tra le religioni dicendo che “il fondamentalismo è anticristiano e antimorale”. Per quanto riguarda l’islam, Müller interpreta questa religione a partire dalla prima sura del Corano: “chi nella prima sura del Corano crede in un Dio misericordioso, può comprendere le sure che esortano alla violenza contro gli infedeli solo come espressione di un’interpretazione umana del Corano, e non come volontà di Allah”. 

Quando la giornalista gli chiede se ha parlato di questa sua opinione con i suoi colleghi musulmani, Müller risponde: “Sono restio a farlo. Perché non voglio istruire le autorità dell’islam a partire dall’illuminismo come da una cattedra più alta (…) ciò sarebbe paternalistico e controproducente. I dotti e i politici islamici dovranno mostrare in modo chiaro e vincolante che la violenza contraddice la volontà di Dio”.

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