CASO SCHWAZER/ IAAF e TAS boicottano ancora Alex, i militari contro Donati…

Ancora tutto fermo nel caso del maratoneta incriminato per doping Alex Schwazer cinque mesi dopo il sequestro delle urine. NANDO SANVITO spiega cosa sta succedendo

17.12.2016 - Nando Sanvito
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Immagine dal web

Che fine ha fatto il test del DNA sulle provette di Schwazer? Sono passati quasi 5 mesi dal sequestro delle urine del marciatore eppure non si è riusciti ancora a verificare se ci sono tracce di manipolazione. Motivo? Basta ricostruire l’iter delle ultime settimane per farsene un’idea. A settembre il Tribunale di Bolzano invita la Federazione Internazionale di Atletica (IAAF) a indicare un domicilio legale in Italia per poterle inviare le notifiche relative all’incidente probatorio da effettuarsi in un laboratorio attrezzato.

Per settimane la IAAF – al contrario della WADA – ignora il reiterato invito e dopo un paio di mesi di melina indica finalmente uno studio legale di riferimento nel nostro Paese . Ora la vicenda è finita nelle mani del GIP Walter Pelino, che deve decidere dove e quando fare il test del DNA

Intanto i genetisti consulenti della Difesa di Schwazer manifestano la preoccupazione che tale ritardo nell’analisi porti al deterioramento delle eventuali impronte genetiche sui campioni. Si sospetta insomma che la IAAF stia facendo di tutto per vanificare questa arma a disposizione del marciatore altoatesino. 

Stesso retropensiero per l’azione del TAS: a oltre 4 mesi dalla sentenza di Rio, il Tribunale di Losanna non ha ancora prodotto le motivazioni della squalifica all’atleta italiano scegliendo in modo contraddittorio tempi ordinari per un procedimento che invece ordinario non era stato, per decisione dello stesso TAS. Sta di fatto che questo ritardo impedisce ai legali di Schwazer di fare ricorso in sede civile al Tribunale federale svizzero. 

Non si è annoiato in queste settimane invece l’ex coach di Schwazer, Sandro Donati, che ha dovuto vedersela con un esposto alla Procura federale contro di lui firmato dal responsabile dei Gruppi sportivi militari, col. Paolo Pavano, e definito “intimidatorio” dallo stesso Donati.

Nell’esposto alla Procura il col. Pavano chiedeva il deferimento di Donati per diffamazione, ravvisata dal denunciante  nella espressione “le squadre militari hanno sempre coltivato e protetto il doping” e altre analoghe  frasi pronunciate da Donati nel corso di una Audizione parlamentare. Donati si è difeso con un memorandum di 10 paginette ripercorrendo 40 anni di imbarazzanti intrecci tra dirigenti o atleti di gruppi sportivi militari e il doping. Risultato: la Procura della FIDAL prima e nei giorni scorsi anche la Procura Generale del Coni ha deciso l’archiviazione del procedimento a suo carico

Resta una coda polemica: come mai arriva un esposto in Procura 56 giorni dopo i fatti? Colpa delle ferie estive o della campagna elettorale per la presidenza Fidal? Nei giorni dell’esposto a contrastare la rielezione di Alfio Giomi c’è infatti Stefano Mei, che quando era atleta era allenato da Sandro Donati… Pura coincidenza?

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