NATALE/ Anche il cenone “parla” di quel Bambino a chi non crede

- Mauro Leonardi

Un pool di ricercatori americani ha individuato le cellule nervose che provocano il senso di sazietà. Un notizia che ha a che fare anche con le abbuffate di Natale. MAURO LEONARDI

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Pranzo di Natale davanti al ministero del Lavoro (LaPresse)

I ricercatori dell’Harvard Medical School e del Beth Israel Deaconess Medical Center hanno individuato le cellule nervose che provocano il senso di sazietà e questa è una notizia seria perché può aiutare a superare patologie gravi e pericolose. La ricerca medica, scientifica, per vincere l’obesità, ha passato un altro traguardo importante, ma siamo sotto Natale e mi permetto di scherzare anche perché, probabilmente per il fatto di essere sotto Natale, questa notizia diventa tra le principali della giornata. Insomma si capisce che questa notizia seria è anche una notizia che metterà in allerta le nonne e le mamme italiche alla presa con i cenoni e i pranzi di Natale. Dal nord al sud, ma soprattutto al sud, questa è una notiziaccia: ingozzare i nipoti è la ragione ultima, il senso della vita di tante nonne. Preparare piatti prelibati che non possono consumarsi in piedi al bar dell’università o pagare con i buoni pasto dell’ufficio, è il modo più bello di dire ad un nipote: bentornato tesoro. E ora ci si mettono pure i medici a spegnere l’interruttore della mangiata da nonna, domenicale o natalizia che sia.

Ecco perché questa notizia diventa natalizia, nel senso che è tra le prime, tra quelle interessanti che ti mandano con notifica sul cellulare. A me però questa notizia pare una notizia natalizia di qualità certificata, che parla di Lui. Una notizia Doc, familiare, che fa zittire tutti perché il più piccolo della famiglia a Natale ha un posto privilegiato: è quello che dice la poesia che ha imparato a scuola.

E così la notizia che mette in pericolo le abbuffate, per un cristiano, diventa una lieta notizia natalizia perché è una delle tante che riguarda Lui, che è da duemila anni il festeggiato più atteso. E non solo per motivi teologici ma anche perché il Suo nome e il nome della Sua festa, Natale, vuol dire famiglia in tutto il mondo, anche in quello non cattolico, non religioso. Natale è un alternarsi del teologico alto, quello da omelia in bellissimi paramenti natalizi, al teologico basso, quello delle lucine dei negozi e dei panettoni a forma di presepe accanto ai dolci tipici regionali. Tutti nello stesso frigo perché tutto è Natale, che ci piaccia o no. Le abbuffate da prima pagina ci ricordano, paradossalmente, che quel Bambino è il culmine della storia. Non solo della storia cattolica ma della storia umana. La differenza tra noi e “loro”, cioè quelli che non ci credono, è che noi Lo celebriamo, Lo attendiamo, Lo desideriamo, liturgicamente, religiosamente, con la fede, insomma. Gli altri invece Lo celebrano senza saperlo, anche con un’abbuffata. Ma tutto è Natale perché Natale è per tutti.  

Culmine della storia umana perché nasce un Dio che si è fatto uomo, non che si è fatto cattolico: uomo, per tutti.

Dovremmo gioire di ogni lucetta comprata dai cinesi messa in una vetrina.

Gioire di ogni famiglia che non si è salutata tutto l’anno ma al Natale da nonna non ci rinuncia. Perché è Natale. E lo dice anche il detto Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi.

Natale è roba da bambini ed è per questo che forse non ci rinunciamo neanche da atei, da miscredenti, da peccatori quali siamo.

Perché sono i bambini che sentono la festa, sentono la gioia, sono la festa, sono la gioia.

Allora ben vengano anche le abbuffate. Ma ringraziando per quello che abbiamo che non è poco. È forse di meno ma, di questi tempi, tempi di crisi, non è poco.



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