AMBASCIATORE UCCISO/ Così un video sfida il bene (e il male) che c’è in noi

- Paolo Vites

L’ambasciatore russo ucciso, le immagini riprese della sua morte che finiscono sulla Rete, la faccia di un uomo che muore e le reazioni del suo assassino. Il commento di PAOLO VITES

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L'attentato ad Ankara (LaPresse)

Finalmente ci siamo riusciti. Dopo tanti tentativi andati a vuoto e immagini censurate, questa volta il video è integrale in ogni dettaglio e nessuna “manina” ha nascosto o oscurato le immagini che tutti vogliono vedere. Meno male che c’è internet. Abbiamo visto e possiamo rivedere sfiziandoci a volontà la faccia che fa un uomo che muore. 

Fino ad adesso ci siamo dovuti accontentare di foto o immagini di cadaveri: il bambino siriano annegato, i migranti affogati, donne, vecchie bambini gassati o maciullati dalle bombe. Intendiamoci, era già un bel vedere. Ma volete mettere guardare nel dettaglio che faccia fa un uomo che muore ammazzato?

Peccato che lo scoop sia passato in secondo piano: se poche ore dopo un migrante ospitato in Germania non avesse deciso di fare strage in un mercatino di Natale a Berlino, a quel video saremmo stati appiccicati per ore. Invece dal mercatino nessun video in diretta. 

Era all’incirca da quel 15 luglio del 1974 che aspettavamo questa occasione, quando la giornalista americana Christine Chubbuck si sparò in diretta televisiva, il primo caso del genere. “In linea con la politica di Canale 40 di darvi le ultime novità su ‘sangue e budella’, in colore vivente, state per vedere un tentativo di suicidio”. La donna, dopo aver dato la notizia di una sparatoria in un ristorante, tirò fuori una pistola e si sparò, il tentativo le era riuscito in pieno. Il regista del programma fu bravissimo a sfumare immediatamente le immagini, ma pare che su internet ancora oggi si cerchi disperatamente il filmato integrale in cui la giornalista 29enne si spappola la testa.

Adesso invece abbiamo le immagini di Andrei Karlov, ambasciatore russo in Turchia, che muore davanti alle telecamere. La cosa bizzarra di questo video è che sembra finto. Sarà che i film e i filmetti cinematografici e televisivi ci hanno abituato da anni a vedere gente morire nei modi peggiori che ne siamo in un certo senso anestetizzati. O forse la banalità del male (frase sfruttatissima, ma vale sempre) che vediamo in queste immagini sembra così perfetta, che sembra confezionata da una regia oscura per uno spot pubblicitario.

Ma guardatelo bene quell’uomo: fa appena un sussulto, come se qualcuno gli avesse mollato un calcione invece che un colpo di pistola. E’ così che si muore uccisi? E il terrorista? Sembra il comico inglese Mr. Bean che fa una parodia di “Men in Black”: completino da perfetto agente dei servizi segreti, bel viso, gli mancano solo gli occhiali da sole. E quando prende la pistola con le due mani puntandola sulla folla, accidenti sembra davvero un agente di “NCIS”. Che classe.

Quando urla i suoi slogan, con quell’indice inverosimilmente lungo puntato al cielo a dire il vero fa un po’ ribrezzo: non è più un giustiziere (dipende dai punti di vista, ovvio), ma una specie di creatura aliena che saltella e a ogni fotogramma si sfilaccia in modo disgustoso e perde umanità. Quasi che il male prenda possesso di lui non nel momento in cui compie il male, ma negli istanti successivi. Il gesto compiuto trasfigura quello che di umano era rimasto in lui, anche nella follia dello sparo. 

E l’ambasciatore? Chissà che persona era. Magari un raccomandato di palazzo, magari un corrotto come tanti diplomatici e politici. Chissà che vita aveva vissuto fino a quel momento. Era sposato? Aveva dei nipotini con cui avrebbe passato il Natale? 

Nelle immagini del viso che si contrae, tra stupore, sorpresa e dolore, io credo di vedere un uomo buono. Non so perché. Se il terrorista in quelle immagini sfigura la sua umanità, l’anziano ambasciatore assume una umanità più forte, più completa. E’ talmente brutale quello che gli capita perché imprevisto, che tutto il suo corpo e il suo volto si tendono in un grido soffocato che sembra dire: perché io? Non è il dolore fisico che ha il sopravvento, ma la sorpresa di qualcosa di troppo impensabile perché possa accadere. A me. Adesso. Perché? Come si consuma un’esistenza fatta di anni, ore, minuti, incontri, delusioni, passioni in solo una manciata di secondi? E’ tutto qui? Po il suo grosso corpo steso per terra, le braccia spalancate, come un Cristo in croce. 

E voi cosa vedete nel suo volto? O avete già cambiato canale? O meglio, pagina web?

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