LAURA TARONI E LEONARDO CAZZANIGA / Saronno: la lettera dell’infermiera Clelia, “esempio di malasanità” (Pomeriggio 5, oggi 9 dicembre 2016)

- La Redazione

Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga: il caso di Saronno al centro della nuova puntata di Quarto Grado. I due intercettati mentre progettano un ipotetico interrogatorio.

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Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga

La trasmissione Pomeriggio 5, nell’occuparsi del caso di Saronno che vede protagonisti Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga, rispettivamente infermiera e medico anestesista arrestati con l’accusa di omicidio volontario, ha svelato quali sono state le parole dell’infermiera Clelia, contenute in una lettera indirizzata al programma di Canale 5. Clelia, come abbiamo spiegato, è l’infermiera che si oppose al “protocollo Cazzaniga” e che con il suo coraggio ha denunciato il medico e tutto ciò che faceva nel reparto dell’ospedale di Saronno, a scapito di numerosi anziani pazienti. La donna non ha voluto rilasciare alcuna intervista ma ha inviato una lettera indirizzata alla trasmissione di Canale 5. “Scrivo questa lettera per spiegare perché non intendo rilasciare interviste, in primo luogo per il profondo rispetto per le vittime di questa tragedia al fine di non spettacolarizzare la questione, inoltre per evitare il rischio di turbare o ostacolare le indagini che sono in corso”, ha scritto Clelia, per la quale “è giusto e doveroso che i processi possano svolgersi nelle aule di giustizia”. La donna ha precisato l’assoluta assenza di fondamento di alcune notizie diffuse sul suo conto, come ad esempio “ipotizzati ma inesistenti contrasti con i colleghi, i quali al contrario mi hanno manifestato piena solidarietà”. A detta dell’infermiera Clelia, inoltre, dovrebbe emergere che l’intera vicenda non deve essere ricondotta a semplici seppur orrendi fatti di cronaca nera ma “questo caso rappresenta un vero e proprio esempio di malasanità”. La donna ha evidenziato inoltre come senza la sua iniziativa non sarebbero mai potuti emergere questi orrendi crimini e si augura la piena tutela nei suoi confronti, che ha avuto il coraggio di denunciare “nonostante il silenzio di tanti che visto l’andamento dei fatti non sapevano non sapere”.

Il caso di Saronno esploso in seguito all’arresto della coppia diabolica formata dai due amanti, Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga, rispettivamente infermiera e medico anestesista del medesimo ospedale, oltre ad essere affrontato nel corso di Quarto Grado torna durante la nuova puntata di Pomeriggio 5. La trasmissione condotta da Barbara d’Urso ha annunciato una importante lettera scritta da Clelia, la donna più cercata dai giornalisti in questi ultimi giorni. Si tratta dell’infermiera che ha avuto il coraggio di denunciare Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga e che si era rifiutata di applicare il cosiddetto “protocollo Cazzaniga”. Il vice primario ora in arresto, aveva minacciato Clelia di ucciderla ma la donna non si è data per vinta e con coraggio ha denunciato tutto dopo essersi opposta al protocollo. L’infermiera non rilascia interviste e non parla con nessuna trasmissione tv, ma ha deciso di scrivere una lettera alla trasmissione dell’ammiraglia di casa Mediaset e che sarà resa nota nel corso della puntata odierna.

La procura di Busto Arsizio che si sta occupando delle morti sospette nel caso di Saronno che vede l’arresto di Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga, ha chiesto ed ottenuto l’oscuramento del profilo Facebook dell’infermiera. A renderlo noto è il sito Milano.fanpage.it, sottolineando tuttavia, come le foto dei bambini minorenni e figli della donna siano ancora online, presenti su molti gruppi Facebook contenenti insulti rivolti alla Taroni. L’oscuramento della pagina Facebook di Laura Taroni sarebbe stato chiesto al fine di tutelare i due figli di 9 e 11 anni, presi di mira da molti utenti del social che hanno commentato con pesanti insulti le foto della donna. Il vero paradosso è che nelle numerose pagine e gruppi creati contro Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga, sono presenti le medesime fotografie che immortalano anche i due minori, accompagnate da frasi di cattivo gusto. In tanti utenti avrebbero segnalato gli episodi a Facebook che, di contro, avrebbe replicato ritenendo le immagini postate rientranti negli standard previsti dal social network.

Il caso di Saronno e che è esploso in seguito all’arresto di Laura Taroni e di Leonardo Cazzaniga, rispettivamente infermiera e medico anestesista dell’ospedale della medesima città, sarà affrontato questa sera nel corso della nuova puntata di Quarto Grado. Dallo scorso 29 novembre, giorno dell’arresto dei due amanti diabolici, le notizie si sono susseguite incentrandosi in modo particolare sui tanti sospetti al centro dell’atroce caso e sulle intercettazioni shock con protagonisti proprio Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga. L’ultima novità consiste nelle nuove conversazioni che infermiera e medico ebbero nel luglio dello scorso anno. Già da allora, come riporta Quotidiano.net, i due si istruivano a vicenda sull’atteggiamento da avere nel caso in cui i loro nomi fossero saltati fuori in riferimento alla morte di Massimo Guerra, marito di Laura Taroni e che sarebbe stato ucciso proprio dalla stessa attraverso l’applicazione del celeberrimo “protocollo Cazzaniga”. L’infermiera arriva addirittura a studiare nel dettaglio la sua strategia: se necessario sarebbe scoppiata in lacrime al fine di dimostrare quanto dolore potessero provocarle le accuse ingiuste. Taroni e Cazzaniga affrontarono l’argomento mentre erano in auto, insieme ai due bambini, figli di lei e proprio la loro presenza condizionò le conversazioni tra i due amanti killer, al punto da spingere Cazzaniga a sostituire la parola “omicidio” con “o volontario”. Le intercettazioni attualmente al vaglio degli inquirenti e nelle quali la coppia parla della loro volontà omicida, sono spesso caratterizzate da freddezza e risate. Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga erano quasi certi di poterla fare franca. Anche per questo motivo, l’anestesista in quell’occasione rivendicò la sua innocenza e quella della sua amante: “Ma no, ma capisci non … non ci sono elementi capisci? Non ci sono proprio elementi!”, asseriva, ridendo. Ma c’è di più: i due amanti erano così sicuri della loro impunità al punto da arrivare a parlare della richiesta di un possibile risarcimento da avanzare nei confronti delle due autrici anonime della denuncia per la morte di Massimo Guerra. “Prima del danno morale, chiediamo la… come si chiama … non mi viene … la diffamazione”, diceva la Taroni. Ed ancora: “Io mi metterò anche a piangere”. I due avevano addirittura immaginato un possibile interrogatorio con le domande tipo. Lo stesso che prossimamente li vedrà entrambi protagonisti nell’ambito di un contesto atroce dove probabilmente le morti da loro provocate potrebbero addirittura essere oltre 80.

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