IL CASO/ Rose Busingye: da Bruxelles a Kampala, ogni nostra fibra è un grido a Dio

- int. Rose Busingye

Il Mistero ci guarda ogni istante e aspetta solo il nostro sì. ROSE BUSINGYE ci racconta come anche a bordo di un aereo una persona può trovare Gesù che ci viene a cercare

francia_bambino_attentato1R439
Infophoto

Basta poco. Rose Busingye doveva tornare in Uganda dopo una visita in Italia e, come fa ogni volta, doveva prendere un volo da Bruxelles. Se il suo viaggio fosse stato organizzato con un giorno di differenza, si sarebbe trovata nell’inferno scatenato dai kamikaze dell’Isis. “Tante volte diciamo ‘Dio, Dio’, ma non ci rendiamo davvero conto che c’è qualcuno che ci fa esistere ogni momento. La nostra vita è nelle mani di un Altro, può succedere qualunque cosa, ma c’è sempre Qualcuno che ci accompagna in ogni istante” ci dice. Rose racconta di come Gesù ci viene continuamente a cercare, anche a bordo di un volo, come è successo a uno steward che aveva abbandonato la fede per cercare la felicità nel lavoro e nei soldi. Ma un giorno ha sentito la solitudine ferirgli il cuore e a bordo di quel volo si è palesato Lui: “Ci viene a cercare ovunque, non ci lascia mai da soli, perché Cristo ha misericordia di noi, ci implora di stare con Lui”.

Avresti potuto essere all’aeroporto di Bruxelles il giorno dell’attentato, che cosa hai pensato quando lo hai saputo?

Che non siamo mai da soli. E che quello che succede, anche di terribile, non è mai contro di noi. E’ come se qualcuno continuamente ci dicesse: guarda che da solo non ce la fai. Ogni istante della nostra esistenza è un grido, Lui che chiede che tu ci sia, un Altro che implora la tua vita, implora che tu dica sì, in modo da lasciare libera la corrispondenza fra te e il Mistero che fa tutte le cose.

Il dolore innocente dei morti di Bruxelles quasi alla vigilia dell’ultima Pasqua. Che significato ha?

E’ il metodo di Dio, il dolore da solo non serve a niente. Invece accade che il Mistero sta guardando queste persone, guarda ognuno di noi. E si gioca la nostra libertà: queste persone che fanno le stragi usano male la loro libertà distruggendo gli altri. Succede se la libertà non la usi per capire di cosa e di chi sei fatto.

Ma davanti a questa sofferenza viene istintivo ribellarsi…

Una delle mie donne (al Meeting Point International di Kampala, che accoglie malati di Aids e orfani, ndr) prima di venire nella nostra comunità si tagliava le braccia, si procurava molto dolore, ma non se ne rendeva conto. Ora che ha conosciuto Cristo mi dice: “Adesso sento tutto il dolore delle cose che ho fatto”. Questo succede quando Dio si fa carne nella tua carne. Quando lei e tante come lei hanno conosciuto Gesù, hanno scoperto con commozione tutto il dolore che avevano dentro e hanno riconosciuto il bisogno che c’è in tutti gli uomini.

E’ la misericordia di cui ci parla sempre il papa?

La misericordia è uno che ama la mia vita, ama il mio compimento, ama la mia felicità. Siamo stati fatti per essere felici, non per fare sacrifici. Ma non ce ne rendiamo conto ed è per quello che soffriamo. Ogni fibra del nostro essere è un grido.

Puoi farci capire cosa significa concretamente? 

Ti racconto una storia, quella di un uomo che aveva incontrato il movimento di Comunione e liberazione quando era studente, poi lo aveva lasciato per dedicarsi solo al suo lavoro. Aveva un buono stipendio, voleva divertirsi, fare quello che gli piaceva. Si era dimenticato dell’incontro che aveva fatto, ma dopo aver fatto una bella vita cominciava a sentirsi insoddisfatto.

 

Racconta.

Faceva lo steward e viaggiava in Africa. Un giorno su Internet ha scoperto per caso la nostra scuola di Kampala intitolata a don Giussani ed è rimasto colpito. Sperava di poter venire a visitarla in un suo viaggio di lavoro, ma non ci riusciva mai. Un giorno sull’aereo nota due donne italiane. Lui non dava mai confidenza ai passeggeri, ma prima di partire, quel giorno, si era sentito molto solo. Così attacca discorso e chiede loro se sono italiane, se erano state in Uganda e un sacco di altre cose. Le due donne si scocciano e cercano di non dargli confidenza.

 

Come è giusto fare…

Invece lui continua a insistere e le donne, forse per toglierselo di torno, gli dicono che sono state a visitare la nostra scuola di Kampala. Lui rimane stupito e chiede se per caso fossero di Cl. Loro dicono di sì e  lui dice quanto desidera visitare quella scuola. Si sono scambiati i telefoni e appena ha potuto, è venuto immediatamente a Kampala a conoscerci.

 

E poi?

Quando ci siamo conosciuti è scoppiato in lacrime e mi ha detto: “hai visto? Gesù non ha mai smesso di cercarmi”. Sono stata a trovarlo anche in Italia, ha ripreso il suo percorso di fede. Mi dice sempre: avevo avuto tutto dalla vita ma il mio cuore non era felice. E’ questa la misericordia: Cristo non ci lascia mai.

 

(Paolo Vites)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori